Quali preghiere possono servire per chiedere la grazia del pentimento?…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Caro Padre Angelo,
sono un ragazzo di 26 anni e vorrei tanto conoscerla. Ho letto anche le sue risposte date agli altri e devo dire che le sue risposte mi hanno insegnato molto.
Scrivo solamente per chiederle quali preghiere possono servire per chiedere la grazia del pentimento?
Grazie per la sua disponibilità.
La saluto. 


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. il beato Giacinto Cormier, che indubbiamente è stato un grande maestro di vita spirituale (era stato maestro dei novizi e in seguito anche maestro generale dell’ordine domenicano, tenuto in altissima stima del Papa San Pio X) a proposito del pentimento scrive: 
“Il pentimento (contrizione) è un dolore sincero dei peccati commessi, con una forte risoluzione di non più commetterli per l’avvenire.
Ogni cristiano istruito sa che vi sono due specie di pentimento.
L’uno si chiama perfetto, perché è motivato dal perfetto amore di Dio, e cancella i peccati anche prima di ricevere il sacramento.
L’altro è imperfetto (viene anche chiamato attrizione) e ordinariamente è motivato principalmente dalla vergogna del peccato o dal timore delle pene dell’inferno; sebbene imperfetto, tuttavia dispone utilmente l’anima a ricevere la grazia del sacramento della penitenza.
Per fare una buona confessione, è assolutamente necessario avere il pentimento, almeno imperfetto, perché il peccato non può essere rimesso se non lo si detesta con un vero e sincero dolore”.

2. Dice anche: “Non è difficile suscitare il dolore perfetto. Anzi dobbiamo guardarci bene dall’impiegare tutto il tempo nel ricordare i nostri peccati.
Piuttosto dobbiamo applicarci principalmente a stimolare il pentimento perché senza di esso non riceveremo il perdono dell’assoluzione.
Perciò è anche necessario che il pentimento preceda l’assoluzione”.

3. Dopo aver ricordato che il pentimento deve abbracciare tutti i peccati gravi, scrive: “Non è necessario che il pentimento causi il dolore più sensibile e più vivo, perché il pentimento è un atto della volontà, e la volontà è una potenza spirituale elevata sopra i sensi. Non bisogna dunque stupirsi se i sensi non provano il dispiacere e la pena che sono nella volontà.
Del resto la stretta unione dell’anima con il corpo fa sì che essa senta più vivamente l’impressione degli oggetti materiale che quella delle cose spirituali.
Questa osservazione è necessaria per rassicurare quelli che hanno una coscienza troppo timorata e gli scrupolosi, che temono sempre di fare una cattiva confessione per difetto di sufficiente pentimento.
In pratica basta che il pentimento li detesti e si impegni a fuggire il peccato”.

4. Poiché questo pentimento è di ordine soprannaturale è dono di Dio.
Perciò per avere un vero pentimento bisogna domandarlo a Dio con molta umiltà e fiducia.
Padre Cormier suggerisce anche di pregare la Madonna recitando con devozione un’Ave Maria perché ci ottenga la grazia di un vero pentimento.
Forse sembrerà poco un Ave Maria.
Tuttavia Santa Teresa di Gesù bambino scrive: “La Santa Vergine non manca mai di proteggermi appena l’invoco” (Storia di un’anima, 318).
Se chiediamo grazie di ordine soprannaturale la Madonna risponde subito.

5. Tuttavia almeno di tanto in tanto potresti recitare la preghiera attribuita a San Tommaso d’Aquino prima della confessione.
Eccola:
“A te, fonte di misericordia, o Dio, io ricorro perché sono un peccatore. 
Degnati di purificarmi da ogni macchia. 
Sole di santità, illumina chi è cieco. 
Eterno medico, guarisce chi è ferito.
Re dei re, vesti chi è ignudo. 
Mediatore tra Dio e gli uomini, riconcilia il peccatore.
Pastore buono, riconduci l’errante all’ovile.
Dona, o Dio, misericordia a un misero, perdono a un colpevole, vita a un morto, santificazione a un peccatore, l’unzione della tua grazia a un cuore indurito.
Clementissimo Dio, richiama chi è fuggito, attira chi è renitente, rialza chi è caduto, rendi saldo chi è in piedi, guida chi è in cammino.
Non dimenticare chi ti ha dimenticato, non abbandonare chi ti abbandonato, non disprezzare chi ha peccato.
Poiché peccando, ho offeso te, mio Dio, ho ferito il prossimo e ho fatto del male a me stesso.
Ho peccato per fragilità contro di te, Dio mio, Padre onnipotente.
Ho peccato per ignoranza contro di te, Figlio sapiente.
Ho peccato di malizia contro di te, Spirito Santo clemente, offendendo così tutta la Santissima Trinità.
Povero me, quanti peccati e in quanti modi ho commesso, quali peccati ho compiuto intenzionalmente. 
Ho abbandonato te, Signore, approfittando della tua bontà, preferendo un amore cattivo, sospinto da un’audacia colpevole.
Per cui volli rinunziare a te piuttosto che alle cose amate, offendere te piuttosto che sottrarmi a quel che dovevo temere.
Dio mio, quanto male ho compiuto con le parole e con le azioni peccando di nascosto, pubblicamente e con arroganza.
Ti supplico a motivo della mia fragilità: non guardare la mia colpa, ma la tua infinita bontà.
Perdona con clemenza quello che ho fatto.
Donami il dolore per i peccati commessi e una efficace vigilanza per quelli futuri. Amen.

Perché il Signore ti conceda questa grazia, che è una delle più belle che si possono domandare, ti accompagno con la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.