Non c’è una nuova antropologia perché l’uomo rimane sempre lo stesso, …

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Perché i ”filosofi” moderni non sanno più che cos’è l’uomo? Perché ignorano o addirittura rinnegano l’esistenza della Natura Umana?
Sto rileggendo i Moralia di san Gregorio… Come conosce bene la natura dell’uomo il santo papa Gregorio (altro che la psicologia moderna).


Risposta del sacerdote

Carissimo, 
1. non soltanto dei “filosofi” ma anche all’interno della Chiesa alcuni – che si presentano come teologi o biblisti – dicono che c’è una nuova antropologia.
Proprio di recente qualcuno parlando dell’omosessualità ha scritto che i testi biblici sono molto chiari, concludendo però che oggi c’è una nuova antropologia.

2. Non si può evidentemente affermare che sia una cosa sorpassata ciò che la Chiesa ha sempre pensato dell’uomo e della sua costituzione ontologica.
Il Magistero della chiesa infatti è garantito dall’Alto.
Il Concilio Vaticano II ha ripetuto che l’uomo è unità di anima e di corpo (Gaudium et Spes, 14).

3. Questa costituzione dell’uomo è evidente.
San Tommaso, ma non ci sarebbe bisogno di scomodare San Tommaso, dice che è evidente e indubitabile che l’uomo sia costituito di corpo.
La stessa cosa va detta anche per l’anima, tenendo presente che per anima si intende ciò che dà la vita.
Scrive infatti: “La scienza riguardo all’anima è certissima nel senso che ciascuno sperimenta in se stesso di avere l’anima e che gli atti dell’anima gli sono interiori; però conoscere che cosa sia l’anima è difficilissimo. Per cui Aristotele soggiunge che è estremamente difficile acquistare qualche certezza riguardo ad essa” (De Veritate, X, 8, ad 8).

4. Tra l’altro il concilio di Vienne, in Provenza, ha sancito in termini dogmatici che l’anima è la forma del corpo, vale a dire che l’anima è ciò che dà la vita al corpo.
Secondo la dottrina della Chiesa il corpo è elemento essenziale della persona, tanto che quanto quando il corpo viene meno, viene meno anche la persona. Per questo non si parla delle persone dei defunti, ma delle anime dei defunti.

5. Se il corpo è elemento essenziale della persona, allora anche nel corpo possiamo discernere attraverso gli obiettivi intrinseci delle sue facoltà operative alcune indicazioni della legge morale naturale.
Perché è indubitabile che i sensi abbiano i loro precisi obiettivi.
Ed è tenendo conto di questi loro intrinseci obiettivi che si comprende il disegno di Dio sulle azioni umane.

6. Quando non si tiene nel debito conto la funzione del corpo delle sue facoltà operative, va a finire che ognuno si crea la propria legge morale. E con questo si viene a dichiarare buono e santificante ciò che ognuno decide.
Senza che uno se ne accorga, viene fatta un’operazione drammatica: la via al cielo non è più Gesù con la sua legge santa, ma ciò che determina il proprio io, anche con le proprie nefandezze dichiarate lecite perché non farebbero male a nessuno. Ma tali nefandezze possono essere proposte come via santa, da percorrere da parte di tutti?

7. Gesù ha detto che ognuno parla dall’abbondanza del proprio cuore (cfr. Mt 12,34).
È fatale che quando si abbandona Dio in nome di una nuova antropologia, che secondo alcuni maestri sarebbe in fase di elaborazione, si arrivi a giustificare tutto, fatta eccezione del non uccidere (eccetto che nel caso di aborto) e del non rubare.
Quanto più bello è invece rimanere aderenti a ciò che Dio suggerisce di dire: “Voglio meditare i tuoi precetti, considerare le tue vie. Nei tuoi decreti è la mia delizia, non dimenticherò la tua parola” (Sal 119,15-16).
E poi: “Aprimi gli occhi perché io consideri le meraviglie della tua legge” (Sal 119,18).
Non suggerisce di dire: “Voglio meditare i miei precetti, considerare le mie vie… considerare le meraviglie della mia legge”.

Ti ringrazio di avermi portato a sottolineare alcune derive presentate in maniera innocua e con parvenza autorevole anche in riviste cattoliche e per sacerdoti. 
Ti benedico e ti ricordo nella preghiera,
padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.