Vorrei porre delle domande riguardanti la Tesi del Cassiciacum secondo…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Gentile P. Angelo Bellon, OP.,
Vorrei porre delle domande riguardanti la Tesi del Cassiciacum, elaborate dal monaco domenicano Michel-Louis Guérard des Lauriers e un’altra domanda sulla validità dei sacramenti conferiti dai sedevacantisti.
Come ho letto finora, il problema della vacanza della sede apostolica non si è presentato perché l’elezione di questo o quel Papa fosse valida o meno, neanche se questo o quel Papa fosse eretico o meno, ma secondo i sedevacantisti sarebbe stata introdotta una nuova religione sotto il mantello del cristianesimo. I cattolici integrali e tradizionalisti distinguono tra la Chiesa conciliare (dopo il Concilio Vaticano II) e la Chiesa cattolica tradizionalista (prima del Concilio Vaticano II).
I cattolici integrali sostengono che non ci sarebbe una coerenza tra le dottrine precedenti con quelle moderne. Ci siano delle differenze significative o ambiguità per esempio tra il Catechismo del Concilio di Trento 1566 versus Catechismo del 1992; tra il diritto canonico 1917 versus diritto canonico del 1983; Il Messale Romano di Papa Pio V. (Quo primum tempore) versus Il Messale Romani di Papa Paolo VI; tra il sacramento della consacrazione di Papa Pio XII versus i nuovi riti liturgici per l’ordinazione di Papa Paolo VI. Noi fedeli abbiamo il diritto di sapere se questo è vero o no.
La Tesi spiega in che modo i Papi del Concilio Vaticano II (dal 1958 fino ad oggi) non sarebbero veri Papi. “Non sono veri” Papi vuole dire un difetto d’intenzione non un difetto della loro elezione. Più precisamente hanno un diritto legale alla successione, senza avere il potere di governare la Chiesa perché negli atti, nelle intenzioni non sono il Vicario di Gesù Cristo. I sedevacantisti sostengono che il governo della Chiesa può defezionare dalla fede ma la Chiesa cattolica come istituzione non lo può fare. Secondo costoro l’autorità, attualmente, fa difetto. 
Due esempi della mia vita che sembra confermarli:
Due generazioni fa, ai tempi della mia nonna, quando un fedele andava a una cerimonia delle chiese riformate, doveva confessarsi, perché era un peccato mortale contro il primo comandamento di Dio, contro la Fede. Oggi se un cattolic va ai protestanti visitare il loro servizio è un atto di lode. Poi mia nonna mi ha insegnato che fuori della Chiesa cattolica non c’è salvezza. Oggi ci insegna diversamente. Come dobbiamo essere fedeli a una gerarchia che cambia essenzialmente la dottrina? 
La Mia seconda domanda sarebbe sulla validità:
La Messa celebrata dai sedevacantisti è valida, ma è celebrata illecitamente. Se la Messa è valida allora i loro sacerdoti sono in successione apostolica e i sette sacramenti conferiti da loro sono veri sacramenti. Hanno un sacerdozio vero. È così?
Ringrazio per la Sua gentile risposta.
Distinti saluti
Giuseppe H. 


Risposta del sacerdote

Caro Giuseppe,
1. la tesi di Cassiciaco (Cassiciaco è una località che corrisponde all’attuale Cassago nella Brianza, luogo dove Sant’Agostino si ritirò in meditazione prima di ricevere il battesimo) sostiene che il Papa dal momento in cui diventa eretico non è più Papa.
Secondo questa tesi, formulata in tarda età dal frate domenicano Guérard des Lauriers, Paolo VI al termine del Concilio Vaticano II sarebbe decaduto da Papa perché, approvando il Concilio, avrebbe approvato le eresie ivi contenute, dando origine ad un’altra Chiesa, diversa da quella voluta da Cristo
Dall’8 dicembre 1965 la Chiesa, che sarebbe solo quella costituita dai sedevacantisti, sarebbe senza Papa, in condizione di sede vacante.
Poco prima di morire Guérard des Lauriers ritrattò le sue affermazioni e domandò perdono per la confusione alimentata.

2. È una tesi assurda e insostenibile, che i cosiddetti sedevacantisti hanno sponsorizzato.
È assurda e insostenibile perché l’incarico di insegnare la dottrina con la garanzia che viene dall’Alto Gesù Cristo non l’ha dato a chiunque, ma l’ha dato a Pietro e agli Apostoli tutti insieme in comunione con Pietro.

3. Nel Concilio ecumenico tutti i vescovi sono uniti col Papa non soltanto materialmente ma anche nell’insegnamento.
Va ricordato che i documenti del Concilio Vaticano II sono stati approvati in maniera praticamente unanime. Su circa 2500 vescovi i contrari erano 4, 5, 10 o qualche manciata in più a seconda dei documenti.

4. Di fronte a tale unanimità dobbiamo riconoscere che Cristo è stato con la sua Chiesa e ha parlato per mezzo di lei, garantendola dall’errore.
In quel momento Cristo è stato con la Chiesa secondo la sua promessa: “Ed ecco io sono con voi tutti i giorni sino alla fine del mondo?” (Mt 28,20).
E ha sottoscritto le sue deliberazioni in fedeltà al giuramento fatto quando ha detto: “In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo” (Mt 18,18).
L’espressione “in verità io vi dico” è tipica del linguaggio semitico e sta per “giuro”.

5. Va ricordato anche che nell’ultima cena Gesù ha promesso lo Spirito Santo. L’ha definito “Spirito della verità” (Gv 14,17).
Ha garantito che questo Spirito di verità sarebbe rimasto con gli Apostoli, e sottinteso con i loro successori, “per sempre” (Gv 14,16).
Quel “per sempre” nel testo greco,  che è l’originale, è espresso con ton aiona e in latino con in aeternum, è cioè  “in eterno“.
L’affermazione di Gesù andrebbe dunque tradotta così: “Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi in eterno” (Gv 14,26).

6. Il cardinale Giuseppe Siri, che è stato un autorevole docente di teologia dogmatica e di ecclesiologia, oltre che un eminente uomo di Chiesa, in un suo testo scolastico intitolato La Chiesa ha affermato: “A Gesù sta così a cuore che gli apostoli non dimentichino questa suprema e divina garanzia da ricordarla loro ancora il giorno dell’Ascensione: “Ed ecco io manderò su voi ciò che è stato promesso dal Padre mio” (Lc 24,49).
La tradizione (ovvero la trasmissione, n.d.r.) della parola, il loro ufficio di manifestarla, la loro debolezza ritornano ancora nella preghiera sacerdotale di Gesù: “ho comunicato ad essi la tua parola… Santificali nella verità: la tua parola è verità. Come tu hai mandato me nel mondo, così anch’io li ho mandati nel mondo, e mi sacrifico io stesso per loro affinché siano santificati nella verità. E prego non solamente per essi ma anche per quelli che crederanno in me mediante la loro parola” (Gv 14,17-20).
Gesù qui parla al Padre: questo è un suo grido supremo. L’invocazione del Figlio di Dio equivale all’affermazione di quello che invoca, perché la sua preghiera non può restare sterile.
Concludiamo: Gesù si è impegnato ad assistere il magistero apostolico in modo che mai abbia ad errare” (La Chiesa, p. 68).

7. È possibile allora che il Papa diventi eretico dal momento che Cristo stesso ha garantito che questo non lo permetterà mai?
Infatti ha detto a Pietro: “Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli” (Lc 22,31-32).
Si potrebbe discutere se possa esserlo come persona privata, ma come maestro della Chiesa Cattolica è impossibile perché l’ha garantito Gesù Cristo.

8. Il cardinale Siri commenta così la promessa di Gesù a Pietro secondo la narrazione di Luca 22,32: “Gesù qui fa un’allusione alla negazione di Pietro, distinguendo pure in essa tra il coraggio che sarebbe naufragato quella stessa notte e la fede che sarebbe rimasta. La fede è nei riguardi della verità proposta: il discorso quindi verte su di essa e sulla sua incorruttibilità. Gesù tratta dell’ufficio che ha Pietro di confermare nella fede, ossia nella verità, i suoi fratelli. È evidente l’allusione al suo mandato magisteriale. È a proposito di questo che Gesù dice di aver chiesto al Padre che non venisse mai meno la fede di Pietro. Le preghiere di Gesù sono affermazioni” (pp. 106-107).

9. Questa è la fede cristiana.
Se pertanto qualcuno afferma che il Papa o un intero concilio insieme con lui sono diventati eretici o hanno cambiato religione, da se stesso si mette fuori dalla fede cristiana.
Neanche ai singoli vescovi Gesù Cristo ha promesso l’infallibilità.
Tantomeno l’ha garantita ad una persona singola, come quella dei sedevacantisti, per quanto dotta o santa.

10. Venendo alla prima domanda che mi hai posto si deve distinguere tra dottrina disciplina.
Quanto tu hai scritto riguarda la disciplina della Chiesa.
Ora se la dottrina della Chiesa non può cambiare perché si tratta della verità che Gesù Cristo le ha consegnato perché la custodisse inalterata con l’assistenza dello Spirito di verità, la disciplina invece può cambiare.
Sul tema della disciplina Gesù Cristo ha conferito alla Chiesa ampia capacità di legiferare dicendo “Tutto ciò che legherete o scioglierete…” (cfr. Mt 18,18).
Venendo all’esempio portato, la Chiesa in passato proibiva di partecipare al culto protestante per il pericolo di cadere nell’eresia.
Oggi per favorire l’unità dei cristiani di cui Cristo ha parlato in maniera accorata nell’ultima cena, permette che si possa partecipare al culto protestante purché sia escluso ogni pericolo di relativismo e di cadere nell’eresia.
Tu hai scritto: “Come dobbiamo essere fedeli a una gerarchia che cambia essenzialmente la dottrina?”
Ebbene, l’obiezione svanisce da se stessa perché non si tratta di cambiare essenzialmente la dottrina, ma la disciplina.

11. Per la seconda domanda: i sedevacantisti hanno un sacerdozio vero perché hanno ricevuto validamente, sebbene illecitamente, l’ordine sacro. Perciò i sacramenti che celebrano sono validi.
Scrive San Tommaso: “(I sacramenti sono) opera del sacerdote solo quale strumento. Perciò come un padrone mediante il proprio servo, sia egli buono o cattivo, può eseguire la sua volontà nel compiere una data opera, così il Signore può conferire i suoi sacramenti con cui distribuisce la grazia mediante i suoi ministri, anche se cattivi” (Commento al Vangelo di san Giovanni, 20,22-23).

12. Vi è infine l’ultima assurdità: i sedevacantisti dicono che la Chiesa è senza autorità perché è in stato di sede vacante.
Ebbene, sarà così per sempre oppure ci sarà un momento in cui l’autorità tornerà ad essere legittima?
E se tornasse ad essere legittima, chi lo stabilirebbe?
Chi ne avrebbe il potere? E con quale garanzia?
Giungere a simili domande è la stessa cosa che squalificare Colui che ha istituito la Chiesa su roccia salda dicendo: “E io a te dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le potenze degli inferi non prevarranno su di essa. A te darò le chiavi del regno dei cieli: tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” (Mt 16,18-19).

Ti ringrazio per avermi dato la possibilità di presentare queste verità di fede che sono verità salvifiche.
Ti auguro ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.