VOGLIAMO GIOCARE SIGNORE?

fede
Quando si parla di conversione, ci si aspetta, quasi sempre, una testimonianza fatta di eclatanti fenomeni miracolosi, che hanno cambiato la vita dopo un trascorso lontano dal Signore. La mia, invece, è una semplice storia di ordinaria quotidianità, dove Qualcuno, sin dal mio concepimento, ha progettato di farmi crescere sfruttando l’effetto ludico del gioco. Solo che il mio, sarebbe stato un gioco di strategia, con piani di azione a lungo termine, fatto di avvenimenti enigmatici, surreali, divertenti e di cruente battaglie.
Uno Stratega ha mosso meticolosamente le giuste pedine per intralciare benevolmente il mio cammino e far trarre da ogni capitombolo la giusta ascesa. Ovviamente, non si sarebbe potuto fare altrimenti per istruire un’anima che nasce in una famiglia di cristiani per tradizione, con una scarsa conoscenza dei fondamenti della propria religione, dove ogni simbolo di fede è ridotto a mero arredo, oggetto a cui far ricorso in caso di necessità, di pellegrinaggi più per svago e dove non mancano gli atei di turno.
Questo analfabetismo cristiano è stata la prima sfida che mi pose il Grande Giocatore. Creò il primo limite che se valicato in modo sbagliato avrebbe potuto precipitarmi in false credenze. Egli mi diede, però, la scadenza giusta per comprendere. Sin da bambina affrontai episodi di stranissima entità. Forse fantasie di una bambina ma facili spiegazioni ne venivano addietro da familiari o conoscenti, che odoravano di superstizione e tradizione popolare. Tutto fu lasciato al caso ma chi stava giocando con me non si soffermò alla mia infanzia.
Con l’adolescenza gli episodi cominciarono ad esplicarsi in modo diverso, direi un po’ più chiaro. Sogni premonitori più definiti, parenti defunti che durante il sonno lasciavano messaggi che avevano riscontri nella realtà, strane figure che riuscivo a vedere di sfuggita. Addirittura cominciai ad avere una fortissima empatia con le persone, tanto da percepirne fortemente sentimenti e pensieri.
Un po’ per paura e un po’ per amor di conoscenza cominciai a leggere, informarmi su ciò che poteva essere e mi accorsi che vi era il grande rischio di peccare contro il Signore, che avevo moderatamente conosciuto in casa, al catechismo e grazie a qualche anima pia. Poteva essere un dono, ma poteva essere anche la mia perdizione. Niente era perduto perché chi stava giocando con me, messami alla prova sin da subito, si accorse che per carattere non mi soffermavo alle semplici spiegazioni ed avendo la giusta apertura mentale e soprattutto spirituale potevo essere facilmente plasmata dalle mani di una Grande Mente. Nel frattempo il gioco consisteva anche nel forgiarmi nella vita quotidiana, con grandissime difficoltà familiari che mi hanno insegnato a non prendere esempio da certi peccati, con grandi difficoltà economiche che mi hanno insegnato l’essenza della povertà e dell’umiltà, e difficoltà esistenziali consequenziali alle precedenti che mi hanno insegnato che tutto è per il bene dell’anima.
Prima di capire vi è stata una battaglia senza esclusioni di colpi. Per fortuna il Grande Capo aveva posto al mio fianco una madre molto forte per non farmi sbandare, che fu la prima ad insegnarmi il forte senso del sacrificio e della penitenza, del perdono e della sopportazione e che riuscì a piegare quelle caratteristiche caratteriali che potevano ledermi. Mi pose un padre fragile che fu usato per mostrarmi cosa non andava fatto, guardando con lungimiranza ai suoi errori. Dopo queste limature della mia persona, pose sul mio cammino altri giocatori che avrebbero incoraggiato le mie prime scelte. Ecco che mentre cominciavo a provare interesse per la spiritualità cristiana vi fu l’incontro con Padre Angelo.
Era un frate dei minimi di San Francesco da Paola. Ricordo come se fosse stato ieri che nelle lezioni di religione a scuola, ci istruì sulla vita di questo santo. Gli straordinari racconti della sua vita e dei suoi inimmaginabili miracoli cominciarono a dare un senso e spiegazione a tanti miei perché. Cominciai a capire che potevano accadere cose strane nella vita, ma solo se credi nel Signore, sai soprattutto discernere e se ne fai buon uso, tutto con carità e umiltà. Il premio per questa prima sfida vinta venne proprio per le mani di Padre Angelo.
Chiese a noi studenti di scrivere ciò che avevamo appreso della vita del santo e di scriverne le nostre emozioni. Non obbligò nessuno a farlo, ma sottolineò che chi lo avrebbe fatto non ne sarebbe rimasto deluso. Incuriosita fui l’unica a scrivere un lungo racconto sul santo. Sorpresa delle sorprese, il mio caro Padre Angelo aveva in serbo un viaggio pagato per la Calabria e precisamente al Santuario di Paola. Non mancarono i primi affronti del Guastafeste Tentatore che seminò nei miei compagni una sorta di invidia.
Quel viaggio in quella giornata piovosa fu davvero emozionante. Visitai quei luoghi così carismatici e pieni di santità, ed ebbi uno scossone che mi prese l’anima. Proprio in quel giorno ricevetti in regalo il mio primo rosario. Verde come la speranza e fosforescente per illuminare quell’oscurità che aleggiava tra me e il Signore. Sulla crociera vi era una goccia dell’acqua di Lourdes segno di una guarigione interiore in arrivo. Il Signore cominciava a chiamare e richiamare il mio spirito.
Da allora mi appassionai sempre più delle vite straordinarie dei santi. Erano maestri indiscussi della fede. Cominciai a carpire, tramite questi uomini e queste donne, quanto Dio trasformi le persone e come possa giocare con loro usando ogni mezzo possibile per attirarle a sè. Divennero altre pedine che istruivano la mia anima. Fin qui niente di più semplice. Poi mi ritrovai dinanzi ad un ostacolo.
Ecco di nuovo che il gioco alzava il suo livello di difficoltà: la realtà. Un intervento chirurgico pericoloso mise a rischio la vita di mia madre. Caddi nello sconforto più totale. Non avrei potuto sopportare un eventuale perdita. Non sapevo a chi rivolgermi ma le letture dei santi non vennero meno ai loro insegnamenti. Unico punto in comune era rivolgersi sempre al Figlio del Giocatore numero Uno. Avevamo in casa un quadro del Sacro Cuore di Gesù e non potei far a meno di rivolgermi in lacrime e abbracciare quel Giovane bellissimo che mi guardava ogni santo giorno dal mio capoletto. Lo pregai intensamente. Mi lasciai vedere da Lui vergognosamente umile, sciatta e inutile. Gli chiesi aiuto.
Seppi, poi, che quell’intervento ebbe effettivamente un grosso inconveniente. Un incidente che sicuramente avrebbe avuto un tragico finale. Scoprii, però, che le nostre grida salgono al cielo e vengono ascoltate. Mia madre la riavemmo tra noi. Da qui in poi il Figlio Prediletto del Coach non mancò più di farsi vivo nella mia insignificante vita. Ora si aggiungeva un nuovo Giocatore, di cui me ne innamorai perdutamente e che non avrei mai abbandonato nella mia vita. Gesù sarebbe stato il mio innamorato che mi avrebbe sostenuto in questo gioco con il Padre Suo. Cominciai ad andare a Messa seppur con alti e bassi da povera peccatrice, ed ogni volta riuscivo a sentire quasi una elevazione del mio spirito. Una gioia indescrivibile.
Era stupendo ma mancava qualcosa. In effetti molte lacune vi erano in me. Mancava qualcosa per andare avanti nella mia crescita. Affrontai la lettura delle Sacre Scritture, anche se con tanti limiti data la mia ignoranza. Cominciai ad avere una nuova visione, o meglio conoscenza, che mi permise di interloquire egregiamente con tutti i testimoni di Geova che suonavano alla mia porta. La strategia dell’Onnipotente Giocatore era permettere, ogni volta, che ne arrivasse uno più sapiente del precedente, per mettere a dura prova la mia fede.
La mia tenacia li fece desistere perché ero per loro un caso irrecuperabile. Aggiungerei scappati di corsa quando difesi a spada tratta l’unica Donna al mondo, che non è mai passata di moda, che da più di duemila anni, fa rumore sulla faccia della terra, Colei che salverà molti che la amano e molti peccatori, senza offuscare mai Suo Figlio e Il Padre Nostro. Da qui in poi si aprì un mondo nuovo. Un mondo dove il gioco sicuramente sarebbe stato più dolce in compagnia della Santa Vergine Maria. Merito di nonna Vittoria che seppur non sapeva pregare, le bastava chiedere a voce una grazia alla Madonna, che veniva esaudita.
Merito fu anche di un sacerdote conosciuto sempre a scuola che brillantemente ci fece studiare le altre religioni e le sette che si erano venute a creare con false verità. Penso che anche lui sia stato una pedina importante nella mia maturità cristiana. Non dimenticherò mai quando ripeteva che molti si affiliano ai testimoni di Geova perchè sono dei perfetti ignoranti sulla Sacra Scrittura.
Basta che la leggano i testimoni a lor modo, affibbiando spiegazioni e rivelazioni inverosimili, che tutti cadono nella brace del demonio. Come si è compreso, sin ora, la lettura, è stata la fonte che ha dissetato la mia sete di conoscenza, ma mai avrei pensato data la mia timidezza, di ritrovarmi a leggere la parola del Grande Stratega dinanzi a delle persone. Divertenti erano le volte che mi trovavo ad un pellegrinaggio, una messa, un matrimonio, un funerale o qualsiasi altra situazione e nonostante non mostrassi mai intenzione di offrirmi volontaria, Egli divertito illuminava qualcuno alle mie spalle che indicava puntualmente la mia persona. Quelle dita indicavano sempre me.
Questo gioco era dolcemente tremendo. Insomma il cuore lo sentivo solo io che palpitava freneticamente nel mio petto. Chissà quante risate si sarà fatto il mio Signore. Ripensandoci, era solo per dirmi che poteva farmi fare ciò che voleva senza che io volessi. Siccome le mie lacune erano dilaganti, il Grande Signore che portava avanti questo gioco, pensò bene di farmi capire cosa fossero realmente i sacramenti, Egli cominciò a farmi desiderare fortemente di fare una vera e santa confessione, a desiderarlo in tutta la sua realtà nella Santa Eucarestia. Questi desideri, però, presero vita molto più tardi. Per arrivarci il grande Allenatore dovette formarmi lentamente, utilizzando tutti i mezzi possibili per indurmi a lottare contro me stessa e contro le nozioni che avevo imparato, perchè erano solo parole da mettere in pratica.
Non si creda che sia stato facile. Un gioco difficilissimo. Nel frattempo, come per tutti, tutto trascorreva nella più totale normalità tra alti e bassi, tra conquiste e perdite, gioie e dolori. In tutto questo cominciai a vedere Dio presente ogni dove. Bastava un prato fiorito, un cielo stellato, un cinguettio di un passerotto a farmi sentire forti brividi del soffio divino. Mi veniva mostrato tutto sotto una bellezza indescrivibile. Si giocava a chi si emoziona di più. Bastava vedessi un artista, un acrobata, un contorsionista, un ballerino…che mi veniva in mente o forse nel cuore, che forse gli angeli ci invidiassero benevolmente, perché noi, fatti a immagine e somiglianza di Dio, potevamo far tutto anche se con i limiti del corpo.
Dovevamo faticare con quel corpo, per colpa del peccato, ma superata la fatica il Signore ci permetteva di fare tutto. Gli angeli lo potevano fare senza limiti. Noi eravamo più bravi di loro. Queste considerazioni di giubilo non fermarono il Padre di tutti i giochi. Si palesarono altri spunti per farmi cadere di nuovo e mostrarmi altre vie. L’imprevista malattia di mio fratello fu di un furore atroce. Sarebbe stato facile urlare contro quel Giocatore che ora si ostinava a schiacciarmi. Un ragazzo così giovane che era nel pieno della vita, doveva fermarsi dinanzi ad una malattia invalidante. Vedere il dolore dei miei genitori, di una fidanzata che come tutte le giovani ragazze aspirava ad una vita matrimoniale, mi sconvolse.
Da sorella mi sentivo ingiustamente fortunata. Eppure mi rialzai e non potei fare altro che accettare la volontà Sua. Tra mille discorsi fatti al Grande Signore e al mio Dilettissimo Gesù, ricevetti una risposta. Mio fratello si sposò e nonostante la previsione di una fertilità persa per colpa di potenti medicinali, ebbe due splendidi doni. Oggi combatte ancora ma credo che tutto sia una strategia per fargli piegare quelle ginocchia ammalate ai piedi di Suo Figlio. Il Signore gioca come vuole con tutti ma soprattutto con i non credenti. Non li vuole persi e combatte con loro fino a quando cedono al Suo Amore. Nel frattempo e come avevo accennato si stava cospirando “contro di me” per splasmarmi utilizzando tutti le tattiche, che io definisco di sottrazione per poi aggiungere. Il gioco aveva cambiato regole ed io ero all’oscuro di tutto.
La Sua Strategia era destabilizzarmi, allontanandomi dalle mie certezze, dai miei affetti e pormi in uno stato di solitudine per rafforzarmi e per affrontare le persone che avrei incontrato, che sarebbero state in certi versi gli esecutori del demonio. Inoltre avrei scoperto qualcos’altro. Mi pose dinanzi colui che sarebbe poi diventato mio marito. Sarebbe stata per mano sua la mia nuova evoluzione. Per mano sua mi avrebbe allontanata dalla mia città natale e portata altrove. Il gioco divenne difficile quando intraprendemmo la decisione di affrontare la vita matrimoniale. Le mie condizioni economiche familiari non erano floride mentre quelle del mio futuro sposo non lo erano affatto.
Una dura prova la cui strategia era quella di vedere a cosa avrei dato più importanza e che posto avrei dato all’Altissimo Giocatore in questa fase decisiva della mia vita. Come avevo imparato nelle precedenti sessioni di gioco piegai le mie ginocchia e mi rivolsi al Suo Figliolo Prediletto. Solo una promessa potei fare. Avrei rinunciato a tutto persino al desiderato Abito sponsale bianco. Avrei rinunciato ad una sfarzosa festa. Avrei accettato ogni critica, ogni pettegolezzo affinchè il Signore mi avesse aiutato. In effetti feci un vero e proprio voto. Per amor Suo avrei rinunciato a tutto e mi sarebbe importato solo il Suo sostegno. Il gioco consisteva adesso nell’imparare l’abbandono alle Sue volontà.
Il mio abito non fu bianco ma lo scelsi senza dar importanza al mio ego. I festeggiamenti non furono sfarzosi e pochi furono gli invitati. Avrei rinunciato anche alle bomboniere, ma il Signore mi spinse a lasciar la mia volontà per dar spazio al gusto e alla scelta di mia suocera, che tanto ci teneva. Rinunciai al fotografo e allo sfarzo di molti fiori. Ma il Capo del Gioco decise quale sarebbe stato il giorno ed il santo patrono del mio matrimonio. Decise tutte le modalità e mi accompagnò in quel 19 marzo, giorno di San Giuseppe, all’altare. Poi compresi che se non mi avesse accostato un si’ forte protettore, il mio matrimonio, con senno’ di poi, non avrebbe avuto gli sviluppi e le forti resistenze nelle tempeste che si sono susseguite. In effetti mi trovai catapultata in una nuova realtà, in un nuovo ambiente in totale solitudine, circondata da tante persone egoiste e dure di cuore.
Mi trovai a sottomettere la mia indole solare a persone molto negative e colme, anzi direi sommerse dai peccati di ira, di menzogna, di furbizia, di invidia e gelosia e soprattutto di lingua. La mia solitudine, lontana dalla mia famiglia di origine, la mia incapacità di accettare le cattiverie e le ingiustizie, mi fecero versare molte lacrime. Per anni dovetti vivere nel silenzio chiestomi dal mio Giocatore Sfidante. Ricordo che nonostante cercassi di portare amore ovunque non riuscivo ad apportare risultati, finchè un giorno aprii il mio cuore e disperatamente chiesi al Colui che mi aveva messa in questo terribile gioco di darmi un segno, di mandarmi qualcuno che mi aiutasse. Il giorno dopo ecco che suonarono alla porta.
Guardai dallo spioncino e vidi il parroco della Chiesa di Cristo Re accompagnato da una suora che giravano per il condominio per benedire le abitazioni. Non aprii la porta perché stavo male, direi malissimo e non ero nelle condizioni di aprire le porte della mia casa. Ma quella risposta del Signore mi fece capire che Lui c’era, che mi aveva ascoltata, che era venuto a bussare alla mia casa, anche se non avevo aperto, ed il significato appreso fu che l’unica soluzione a tutti i mali era aprire la porta delle sue benedizioni. Ma come avrei fatto se questo gioco era diventato una battaglia orribile? Poteva essere facile cadere nella tela della depressione. Eppure non vi caddi mai. Lo scopo era annientarmi per ricostruire una nuova persona. Quando viene sottratto tutto e diventi un niente la tua unica via di scampo e’ solo Colui che pretende solo di essere amato.
Ecco la strategia di portarmi in un paese pieno di chiese. Tra suoni di campane, feste, processioni, tra riti religiosi e pagani, edicole votive non vi era modo di dimenticarlo. Le chiese ravvicinate e con la massiccia presenza di frati cappuccini, c’erano tutti i mezzi per arrivare a Lui. E dolcis in fundo l’onore di essere confessata dall’ormai anziano Padre Cipriano De Meo. Cappuccino e decano degli esorcisti italiani. Fu una confessione breve ma intensa e non persa in inutili parole. Diretta ed incisiva su quali erano i peccati e quelli che non lo erano, senza fronzoli, senza se e senza ma. Forte ed intensa.
Anche qui, il Signore, ci aveva messo un po’ di humor, in quanto con il suo gioco ci si deve anche divertire. Infatti, la mia confessione avvenne fuori dal confessionale e seduta su una sedia, alla destra e poco affianco dell’altare e mentre delle persone recitavano le Letanie alla Madonna. Niente di più strano se non fosse per il fatto che l’età di Padre Cipriano gli avesse portato un po’ di sordità e quindi fui costretta al alzare il mio tono di voce, quasi quasi una confessione fatta dinanzi ad altre persone, atta ad imparare cosa sia umiliarsi dinanzi al prossimo.
Nel frattempo, questo gioco mostrava altre strategie del mio Avversario, quando nelle avversità trovava soluzioni impensabili. Mio padre rischiava di essere licenziato dal suo lavoro con la conseguente impossibilità di ritrovarne un altro e di non poter andare in pensione. Aveva avuto un infarto che ci ha terribilmente spaventati, ma dal male il Signore può giocare a trovare del bene. Ecco, nel mezzo della tempesta che stavamo vivendo, arrivò la notizia che avrebbe potuto far a meno di lavorare e percepire una pensione di invalidità fino a quando avrebbe potuto ricevere la pensione lavorativa. Certo niente di nuovo, ma ci avevano prospettato la difficoltà di poter usufruire dell’invalidità. Che strano gioco Signore! Trai dal male un bene sconosciuto! Da allora ho imparato a non aver mai paura di tutto ciò che ci accade, anche se è umano piangere, arrabbiarsi ed avere terrore. Il gioco è quello di capire che siamo sempre nelle Sue mani e non c’è scampo. Devi abbandonarti pienamente a Lui e solo Lui saprà farne della tua vita un capolavoro, anche dietro ad una tragedia.
Per abbandonarmi alle volontà di questo Grande Giocatore e Stratega avevo bisogno di armi. Queste furono molte preghiere e rosari. Furono discorsi continui silenziosi ed alta voce. Infatti, cominciò a rispondermi sempre di più. Racconto solo un episodio significativo, ma vi assicuro che ce ne furono tantissimi. Mio nonno era da tempo in gravi condizioni per un tumore ai polmoni. Sapevo che solo la morte sarebbe stata la sua liberazione.
La carità cristiana, imparata nel corso di tante sessioni di gioco assieme al mio Signore, mi insegnarono che essa è valida per tutti e per qualsiasi cosa. E’ valida per fare carità anche verso i morenti e le anime che sarebbero arrivate dall’altra parte. Mio nonno, un ateo che non amava andare in chiesa e forse non avrà mai ricevuto i sacramenti. Avevo tanta paura per lui. Pregai tanto. Chiesi forte aiuto anche a San Giuda Taddeo. Il gioco era far sì che il Padre lo perdonasse e lo accettasse, anche solo per la fiducia che mostravo nel chiederlo. Mio nonno giunse in ospedale dopo una forte crisi respiratoria. Fu attaccato ad una macchina per aiutarlo a respirare e che monitorava i suoi battiti cardiaci.
Io vivevo fuori dalla mia città natale e non sapevo quando fosse stato il momento giusto per partire. Ecco mi venne in sogno il nonno, pieno di luce, sorridente. Gli chiesi che ci faceva lì e perché fosse uscito dall’ospedale. Egli rispose che i medici non potevano far nulla. E…continuava a ridere di felicità. Il mattino dopo partii. Ebbi la forte sensazione che fosse già andato via e che solo le macchine lo tenessero in vita. Sensazione che non fu solo mia. Il giorno dopo il decesso. Il Signore, Grande e Magnanimo Giocatore delle nostre vite, mi permise di essere avvisata da mio nonno che era già morto e che sarei potuta partire per vederlo, in parvenza, ancora vivo. E forse chissà che non abbia anche permesso che mi fosse fatto intendere, che le preghiere sono ascoltate, quando fatte con amore per i nostri fratelli e sorelle, che potrebbero non farcela da soli a salvarsi.
Un gioco triste ma che ti insegna la pietà. Un’ ultima sfida che posso raccontare, prima che ne conseguano altre, finchè non sia messa a termine la mia vita terrena, è l’astuta decisione da parte del Grande Allenatore di non concedermi la tanta agoniata maternità. Inutile dire a quali sofferenze morali abbiamo dovuto, come coppia, sottostare. Una ferita che grondava sangue tutte le volte che arrivava qualcuno a fare domande e affermazioni indiscrete. Incredibile ascoltare critiche pesanti per aver fatto la scelta di non usufruire della medicina, ma piuttosto aspettare che l’unico medico fosse proprio Lui. Intanto, non accadde mai nulla, tranne una volta che avemmo la gioia di poter dare la lieta notizia ma prima ancora di gridare alla gioia perdemmo quella luce.
Forse il Signore avrà pensato che avrei gridato contro di Lui. Mai e poi mai! Anzi nel gioco che mi si presentò, professai al mio Dolce Padrone di aver fiducia in questo suo gioco. Infatti, arrivai a testimoniare a chiunque, che se non avevo figli era solo perché il Signore mi stava proteggendo da qualcosa o che stava attendendo il momento migliore, tanto mi voleva bene. Che strano gioco!!! Mi aveva tolto ancora ma posso assicurarvi che tanto mi ha dato e soprattutto in sapienza, amore, fiducia, carità e tanta fortezza. Ogni tanto si diverte a non farsi sentire. A volte appare ed a volte scompare, ma dicono che questo gioco sia normale. Anche i santi lo hanno provato. Forse il Signore è stanco di aspettarci ed allora ci chiede ogni giorno di giocare con Lui e talvolta a nascondino.

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Informazioni su Teresa Francone 1 Articolo
Faccio parte, di quelle donne, che sono l'esercito di cui il Signore si è armato per rendere le case e le famiglie un luogo di santità. Una casalinga grata di essere stata trasformata, o meglio plasmata con la fatica e la sofferenza quotidiana, in un angelo evangelizzatore nelle mura domestiche.