Fonte dell’articolo silvestrini.org
Il Regno di Dio deve coinvolgere l’intera umanità, iniziando dalle pecore disperse d’Israele. Gesù percorreva le strade della Palestina annunciando la novità del suo Vangelo. Egli ha chiamato a sé i Dodici affinché condividessero con lui l’intimità della vita quotidiana, ascoltassero la sua predicazione, vedessero le sue opere, imparassero a conoscerlo e ad amarlo. Dovranno poi essere loro a continuare la sua missione nel mondo; dovranno andare come pecore in mezzo ai lupi, affrontando contrarietà e persecuzioni per il suo nome. Per questo oggi sentiamo Gesù che consegna, che trasferisce agli Apostoli i suoi stessi poteri, per dare loro la forza soprannaturale necessaria alla testimonianza. «Gesù diede loro il potere di scacciare gli spiriti immondi e di guarire ogni sorta di malattie e d’infermità». Appare evidente che il Signore guarda il nostro mondo e il nostro spirito e ne scruta i mali più profondi e minacciosi; egli viene a noi come medico e, già molte volte, ha guarito ogni sorta di malattie; viene come liberatore e redentore dell’uomo e, per questo, lo libera da ogni influsso del maligno. Strada facendo, anche i suoi discepoli dovranno ripetere gli stessi segni per annunciare che il Regno di Dio è giunto in mezzo a noi. L’annuncio e la testimonianza diventano così i segni della presenza di Dio e gli strumenti umano-divini della Chiesa. Il mandato affidato agli Apostoli si estenderà poi ai loro successori e, in forza del Battesimo, a tutti i credenti. I discepoli scopriranno che, insito nella stessa vocazione cristiana, vi è il sacrosanto dovere di trasmettere la fede e condividere tutti i benefici ricevuti da Dio. Veniamo così a sapere che non ci è lecito trattenere egoisticamente per noi i doni e i talenti che il Signore ci ha affidato: sono beni che, per loro natura, sono destinati a estendersi, a diffondersi e a crescere di generazione in generazione. Forse per troppo tempo questi doni e questo mandato sono stati considerati quasi esclusivamente compito di pochi. La Chiesa, nel Concilio Vaticano II, ha riaffermato con forza il ruolo dei laici come testimoni della fede e missionari del Vangelo di Cristo. Così la missionarietà della Chiesa ha ricevuto un nuovo impulso e un nuovo vigore; ma, soprattutto, a guadagnarne sono stati gli stessi fedeli, che hanno potuto crescere nel senso di appartenenza e nell’impegno ecclesiale, sperimentando che tutto questo è opera della grazia divina.


