Fonte dell’articolo silvestrini.org
«Gesù percorreva tutte le città e i villaggi, insegnando nelle loro sinagoghe, predicando il Vangelo del Regno e curando ogni malattia e infermità». Così si espande e si afferma nel mondo il Regno di Dio: è la vittoria di Cristo sul male, in ogni sua manifestazione; è la liberazione dalle seduzioni e dalle insidie del demonio. Tutto mira a ridare libertà all’uomo da ciò che lo affligge nell’anima e nel corpo. Il mutismo ha le sue evidenti conseguenze fisiche in chi ne è afflitto, ma incide anche nel cuore dell’uomo, che resta privo di un mezzo indispensabile per comunicare con i propri simili e con Dio stesso. Far parlare i muti è opera di Cristo Redentore, che così vuole ricreare la comunione con il Padre celeste e ristabilire la fraternità tra gli uomini. Per questo egli non solo rende l’uomo muto capace di dialogare, ma lo ricongiunge a sé e a Dio con il vincolo della preghiera. I soliti farisei non capiscono e non vogliono comprendere l’opera di Cristo e cercano di insinuare nella folla l’idea che egli scacci i demòni «per opera del prìncipe dei demòni». È però la stessa folla a smentirli, mostrando stupore ed esclamando: «Non si è mai visto nulla di simile in Israele». Molto spesso Gesù allarga il suo sguardo da una persona al mondo intero. Dopo aver liberato il muto indemoniato, guarda le folle con amore e compassione e le vede «stanche e sfinite, come pecore senza pastore». Si vaga a lungo, fino alla spossatezza, quando manca una guida sicura verso i pascoli migliori e gli obiettivi fondamentali della vita; quando si cade in preda al disorientamento; quando si è affamati e assetati e non si trova il pane buono e l’acqua che disseta. Ecco allora una condizione indispensabile affinché il Regno di Dio si estenda ovunque: «Pregate dunque il padrone della messe che mandi operai nella sua messe». Comprendiamo così l’urgenza della preghiera perché i chiamati alla vigna, gli operai del Regno di Dio, rispondano con sollecitudine e generosità. Comprendiamo l’importanza della missione che viene loro affidata e, nello stesso tempo, la consolante certezza che il «padrone della messe» è Lui, il Signore. Il campo, la vigna, il Regno, la Chiesa richiedono il nostro indispensabile contributo, le nostre forze da spendere senza riserva; ma, alla fine, sappiamo che, prima ancora di essere opera nostra, tutto è opera di Dio, che feconda e fa germogliare i semi.


