Fonte dell’articolo silvestrini.org
L’avvento del Regno è contrassegnato dalla persona del Cristo che percorre con noi le strade del mondo, annunciando e portando a tutti la salvezza. Egli “passa” sanando e guarendo tutti coloro che Gli si accostano e Lo invocano con fede. Anche uno dei capi, che ordinariamente lo avversavano in ogni modo, trova la forza e il coraggio di prostrarsi dinanzi al Signore per rivolgergli la sua accorata preghiera: «Mia figlia è morta proprio ora; ma vieni, imponi la tua mano sopra di lei ed essa vivrà». A Gesù è riconosciuto il grande potere di richiamare alla vita chi è già stato ghermito dal sonno della morte. Perché possa esprimere concretamente questa forza divina e soprannaturale, secondo quanto dice il capo, Gesù deve recarsi nella sua casa: «Vieni e imponi le mani sul corpo della defunta». Ecco la forza e i limiti della fede: da una parte, la lodevole convinzione che Gesù possa compiere il miracolo richiesto; dall’altra, l’idea che, per realizzarlo, egli debba vedere e toccare la fanciulla morta, quasi che tutto sia legato alla persona fisica del Signore. È diversa la fede del Centurione romano che, davanti a una richiesta analoga, dichiara: «Signore, non sono degno che tu entri sotto il mio tetto, ma di’ soltanto una parola e il mio servo sarà guarito». Ancora una volta vediamo Gesù che cammina anche con chi non ha la pienezza della fede, con il chiaro intento di farlo crescere dinanzi all’evidenza della sua divina potenza. Per noi non dovrebbe essere difficile comprendere, dopo le reiterate esperienze, cosa significhi “essere toccati da Dio”, come egli agisca in noi misteriosamente, calandosi nella nostra realtà storica con la forza del suo amore e della sua grazia. Per farci risorgere non ci prende per mano, come fa con la fanciulla morta, ma ci tocca il cuore ed entra nelle fibre più intime dell’anima. Resta in ogni modo vero che dal suo corpo promana una potenza salvifica che guarisce e dona una vita nuova, ma ciò accade solo quando il toccare diventa comunione di vita nella realtà eucaristica. L’ha sperimentato la donna che, furtivamente, è convinta che, solo toccando il lembo del mantello di Cristo, potrà essere guarita dalla sua lunga, penosa e umiliante malattia. Gesù, però, avverte che non è il suo mantello a guarire la donna, ma la sua divina persona, che ha percepito la sua fede e l’ha sanata all’istante. Ci sono anche oggi persone che si “fidano” troppo di oggetti, anche benedetti… Ricordiamolo anche noi. È Dio che guarisce e sana. Solo la sua grazia, sostenuta anche dalla nostra fede, ha il potere di ridonare la vita.


