Fonte dell’articolo silvestrini.org
Gesù è immerso nella preghiera. Ha congedato la folla e ha ordinato ai suoi discepoli di precederlo sull’altra riva del lago. È sera ed egli è ancora solo con il Padre sul monte, mentre la barca con gli Apostoli è sballottata dalle onde. Le tempeste si scatenano e il mare si agita quando il Signore sembra lontano da noi e cerchiamo di guidare la barca soltanto con le nostre povere forze. Sperimentiamo allora i nostri limiti, ci assale la paura di affondare e di essere travolti dalle tempeste della vita. Ma il Signore non tarda ad arrivare e manifesta chiaramente di essere il Signore della creazione. Egli cammina sulle acque, che spaventano i discepoli ma che per lui sono come un solido sentiero. Si comprende così lo stupore degli Apostoli e il significato delle parole rassicuranti di Cristo, che vogliono infondere coraggio e dissipare ogni paura. Si comprende anche lo slancio di Pietro, che desidera imitare il suo Maestro per avere la certezza della sua presenza. Per camminare sulle acque come Cristo occorre una fede salda, capace di vincere la paura; occorre credere alla parola del Signore e accogliere le sue divine sollecitazioni anche quando le leggi della natura e ciò che percepiamo con i sensi sembrano contraddire i disegni di Dio. Il Signore Gesù continua a ripetere a ciascuno di noi, specialmente nei momenti di tempesta: «Coraggio, sono io, non abbiate paura». Lo ripete alla sua Chiesa e a tutti i suoi fedeli: «Coraggio… non abbiate paura. Io sono con voi».


