Fonte dell’articolo silvestrini.org
La festa della Trasfigurazione del Signore celebra la manifestazione della sua vera identità: identità divina, gloriosa, quella che Gesù, anzi Dio stesso, concede oggi ai tre discepoli più vicini a lui, Pietro, Giacomo e Giovanni, e, attraverso di loro, anche a noi. È una festa che affonda le sue radici in un fatto realmente accaduto, un evento della vita pubblica di Gesù, prima della sua Pasqua. Ma quel momento racchiude un significato che va ben oltre: il Signore si mostra per quello che è veramente, il Figlio glorioso del Padre. La parola che meglio descrive questo evento è teofania, cioè manifestazione di Dio. Nell’Antico Testamento il Signore si era già manifestato molte volte: nella nube che guidava il popolo nel deserto, nel roveto ardente, nei prodigi e nelle vittorie concesse a Israele. Erano tutti segni della sua presenza, ma anche una preparazione alla manifestazione piena che si compie in Gesù Cristo, il Figlio di Dio fatto uomo. E noi attendiamo ancora l’ultima manifestazione, quando Cristo tornerà nella gloria alla fine dei tempi. Sul monte della Trasfigurazione il Padre conferma la missione del Figlio: «Questi è il Figlio mio, l’amato: ascoltatelo». È il culmine della teofania. Davanti a Mosè ed Elia, che rappresentano la Legge e i Profeti, e davanti agli Apostoli, testimoni della nuova alleanza, il Padre rivela chi è Gesù e invita tutti ad ascoltarlo. Proprio questa parola merita di essere accolta: «Ascoltatelo». Non significa semplicemente udire la sua voce, ma mettere in pratica la sua parola. Anche Maria, alle nozze di Cana, dice ai servi: «Fate quello che vi dirà». Ascoltare Cristo significa vivere come lui, fare la volontà del Padre, amare, servire, aiutare chi è nel bisogno, annunciare il Vangelo con la vita prima ancora che con le parole. Ogni Eucaristia è una teofania. Non è accompagnata da nubi, terremoti o saette, ma il Signore è realmente presente in mezzo a noi. Si lascia incontrare, adorare, ricevere. Entrando nel nostro cuore, comincia anche la nostra trasfigurazione. Ci cambia dal di dentro e ci rende sempre più simili a lui. E quando, terminata l’Eucaristia, scenderemo anche noi dal monte e torneremo alle occupazioni di ogni giorno, siamo chiamati a portare quella luce nella vita quotidiana. La Trasfigurazione di Cristo diventi così anche l’inizio della nostra trasfigurazione, perché chi ci incontra possa riconoscere, almeno un poco, il riflesso della sua presenza.


