Fonte dell’articolo silvestrini.org
Noi uomini siamo tentati di pensare, con una punta di meschina e falsa religiosità, mista a gelosia, che il Dio che noi conosciamo e adoriamo nella fede sia il nostro Dio e non possa e non debba appartenere ad altri. Esigiamo una specie di esclusiva e non ammettiamo intrusi né interferenze. In questa domenica le letture ci rivelano una verità esattamente contraria: Gesù, di fronte alla fede grande, viva e sincera di una donna Cananea, straniera ed estranea quindi al mondo giudaico, le accorda il miracolo. La fede fa spazio a Dio e annulla ogni confine. Consente a Dio di entrare anche dove non è ancora esplicitamente conosciuto e adorato. Ma questo non significa che tutte le religioni siano uguali o che tutte le vie spirituali conducano indifferentemente a Dio. La nostra fede ha un nome e un volto: Gesù Cristo, il Figlio di Dio, il Messia, l’unico Salvatore e Redentore di ogni uomo. Comprendiamo quindi anche che non è sufficiente per noi etichettarci come credenti, se non siamo poi guidati, sorretti e illuminati dalla fede vera. Isaia, e siamo nell’Antico Testamento, dice che gli stranieri, qui sinonimo di pagani e infedeli, se hanno aderito a Dio, saranno anch’essi ricolmati di gioia. Quindi non soltanto non vengono esclusi, ma ricolmati di gioia! Per questo poi, al salmo responsoriale, a mo’ di augurio e di fervida esortazione, ripetiamo: “Popoli tutti, lodate il Signore”. San Paolo, nel brano della sua lettera, spazia ormai nella luce della redenzione e della risurrezione; egli parla di salvezza, e di salvezza universale. Il sacrificio di Cristo è per tutti gli uomini di tutti i tempi, senza esclusione di sorta. È lui che apre l’annuncio evangelico alle genti, ai pagani, a tutti coloro che sembravano dovessero essere esclusi. Possiamo dunque incontrare con rispetto ogni uomo, qualunque sia la sua religione o la sua ricerca spirituale, senza per questo rinunciare alla nostra fede. Il dialogo non significa relativismo e l’accoglienza dell’altro non significa mettere Cristo tra le tante possibilità. Noi crediamo che in lui Dio ha offerto la salvezza a tutti. Questo messaggio di universalità è ormai quasi universalmente acquisito, anche se purtroppo siamo ancora lontani dal formare, come Cristo vuole, un solo ovile sotto un solo pastore. Questa, comunque, è stata la preghiera di Gesù: che siano uno. Questa preghiera di Cristo, facciamola nostra.


