Una nostra visitatrice, presumibilmente testimone di Geova, contesta l…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

La Chiesa insegna la Trinità e prende il crocifisso come simbolo religioso ma in Esodo 20,4,5 e in 1 Corinti 10,14.
Dio non vuole che usiamo la simbologia.
Lo Spirito Santo non è una terza persona ma una forza in mano di Dio perché si legge chiaramente che viene versato.
Dio è l’Onnipotente che quindi c’è sempre stato. Così dice anche Gesù, ma lo chiama Padre ma non dice mai che sono la stessa persona infatti lui è Figlio.
Grazie per il chiarimento.
Come cristiana mi piacerebbe che la Chiesa interagisce di più come faceva Gesù.


Risposta del sacerdote

Carissima, 
1. le tue domande sono quelle che di solito pongono i testimoni di Geova, i quali negano la Santissima Trinità, la divinità di Cristo e ricordano sempre il divieto di fare immagini.
Tu neghi la Santissima Trinità dicendo che lo Spirito Santo non è una persona ma una forza nella mano di Dio.
Eppure Gesù ne parla come di una persona. Dice infatti: “io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi” (Gv 14,16-17). Egli, nella lingua italiana, è un pronome personale. La forza è una cosa non è una persona e non la si chiama con un pronome personale.
Anche il testo latino usa un pronome personale: ille. Soprattutto il testo greco, che è il testo originale del Vangelo, usa il pronome personale: ekéinos, che significa egli.

2. Vi sono anche altri passi del Vangelo in cui Gesù chiama lo Spirito Santo con il pronome personale Egli, come ad esempio: “Quando verrà il Paràclito, che io vi manderò dal Padre, lo Spirito della verità che procede dal Padre, egli darà testimonianza di me” (Gv 15,26).
“Molte cose ho ancora da dirvi, ma per il momento non siete capaci di portarne il peso. Quando verrà lui, lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità, perché non parlerà da se stesso, ma dirà tutto ciò che avrà udito e vi annuncerà le cose future. Egli mi glorificherà, perché prenderà da quel che è mio e ve lo annuncerà” (Gv 16,12-14).

3. Dici poi che Gesù, parlando di Dio lo chiama Padre. Ed è vero.
Ma poi commetti un grave errore quando scrivi: “Non dice mai che sono la stessa persona, infatti lui è figlio”.
E’ chiaro che non sono la stessa persona.
Ma questo la Chiesa non l’ha mai insegnato, né tantomeno l’ha detto Nostro Signore.
Si tratta di due persone distinte: Padre e Figlio.

4. In riferimento a questo Gesù ha detto: “Io e il Padre siamo una cosa sola” (Gv 10,30).
Inoltre a proposito di un miracolo compiuto da Gesù in giorno di sabato, quando i giudei dicono a Gesù che non è lecito fare nulla di sabato perché Dio il settimo giorno si è riposato e così devono fare anche gli uomini, il Signore replica: «Il Padre mio agisce anche ora e anch’io agisco». Per questo i Giudei cercavano ancor più di ucciderlo, perché non soltanto violava il sabato, ma chiamava Dio suo Padre, facendosi uguale a Dio.
Gli ebrei infatti sapevano che Dio opera anche di sabato perché manda il sole, la luna, la pioggia, fa crescere la natura, eccetera, eccetera.
Con le parole che usa, Gesù fa capire che agisce anche di sabato perché è Dio.
Anche in Gv 10,31 i giudei decidono di ucciderlo proprio perché si faceva Dio.
Tu sei libera di non credere alla divinità di Cristo. Ma non puoi dire che il Vangelo non l’attesti perché questo è il motivo numero uno per cui Gesù viene condannato a morte.
Senza dire evidentemente del prologo del Vangelo di Giovanni che si apre con queste parole: “In principio era il verbo, il verbo era presso Dio, e il verbo era Dio” (Gv 1,1). Successivamente si dice: “E il Verbo si è fatto carne” (Gv 1,14).

5. Allora chi è Gesù Cristo? È il Verbo, cioè il pensiero, la sapienza di Dio, che sono Dio stesso.
È Dio che si è fatto carne, che ha assunto una natura umana.

6. Infine sul simbolo religioso proibito da Dio in Esodo 20,4-5: “Non ti farai idolo né immagine alcuna di quanto è lassù nel cielo, né di quanto è quaggiù sulla terra, né di quanto è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a loro e non li servirai”.
Hai letto questi due versetti ma non sei andata avanti e non hai letto che Dio comandato di fare immagini addirittura di realtà spirituali come i cherubini: “Farai due cherubini d’oro: li farai lavorati a martello sulle due estremità del propiziatorio. 
 Fa’ un cherubino a una estremità e un cherubino all’altra estremità. Farete i cherubini alle due estremità del propiziatorio.
 I cherubini avranno le due ali spiegate verso l’alto, proteggendo con le ali il propiziatorio; saranno rivolti l’uno verso l’altro e le facce dei cherubini saranno rivolte verso il propiziatorio” (Es 2,18-20).
Come vedi, Dio comanda di fare le immagini secondi dettagli che Egli stesso ha indicato.
Ugualmente nel contesto dell’esodo Dio comanda di fare un serpente di rame: “Il Signore disse a Mosè: «Fatti un serpente e mettilo sopra un’asta; chiunque sarà stato morso e lo guarderà, resterà in vita». 
Mosè allora fece un serpente di bronzo e lo mise sopra l’asta; quando un serpente aveva morso qualcuno, se questi guardava il serpente di bronzo, restava in vita” (Nm 21,8-9).
Gesù richiamerà questo evento parlando con Nicodemo quando dice: “E come Mosè innalzò il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell’uomo” (Gv 3,14).
L’idolatria non consiste nel fare immagini. Anche tu hai la tua immagine nella carta d’identità. Ma questa non è idolatria.
Forse anche tu conservi le immagini dei tuoi cari defunti.
Ma l’idolatria e altra cosa.

7. Non comprendo infine cosa hai scritto nelle ultime parole. Tuttavia posso dire che la Chiesa, presentando la dottrina del Vangelo, spiega in maniera esatta il senso delle Scritture, secondo la garanzia che Gesù le ha dato: “Le porte degli inferi non prevarranno sopra di essa” (Mt 16,18).

Augurandoti una più vasta, più profonda e più esatta comprensione delle Scritture, ti benedico e ti ricordo nella preghiera. 
Padre Angelo


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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.