Un mio amico sostiene che l’etica è più importante e viene prima della…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Buongiorno Padre Angelo.
Un mio amico sostiene che l’etica è più importante e viene prima della religione: che ne pensa?
Cordiali saluti.
Giovanni


Risposta del sacerdote

Caro Giovanni,
1. per risolvere la questione che hai posto è necessario distinguere due piani, quello conoscitivo e quello ontologico.

2. Sul piano conoscitivo l’etica, che è la scienza che insegna a valutare le azioni umane secondo criteri di rettitudine, è presente in una persona prima ancora che venga a conoscere l’esistenza di Dio.
Sotto questo aspetto anche un ateo riconosce l’imperiosità dell’etica.
Vi sono infatti dei criteri di rettitudine scritti nella coscienza. Nei loro principi fondamentali sono identici in tutti gli uomini.
Si pensi solo a quello di non fare agli altri ciò che non si vuole sia fatto a se stessi.

3. Per fare un esempio, presso tutti i popoli e in ogni cultura l’inganno viene distinto dalla veracità.
E mentre tutti riconoscono che l’inganno non può essere messo come fondamento della convivenza civile, tutti invece esaltano la bontà della veracità.
Non è necessario essere credenti per riconoscere questo.

4. Tuttavia i principi fondamentali dell’etica, se sono sufficienti a garantire a grandi linee una certa onestà di vita, non sono ancora bastanti per conoscere quale sia il senso preciso della vita umana e soprattutto quale sia l’obiettivo ultimo.
Questa luce viene data dalla religione e, anzi, dalla religione cristiana.

5. Dalla religione: perché è compito proprio della religione orientare la vita presente a quella futura.
Dalla religione cristiana: perché solo in Cristo l’uomo trova la verità intera su se stesso. Non si tratta infatti di giungere a una qualche purificazione per dissolversi nel nirvana dei buddisti, che neanche essi sanno in che cosa consista precisamente, né si tratta semplicemente di un godimento di ordine sensuale ultra terreno come direbbero altri, per il quale sarebbe sufficiente l’appartenenza alla loro religione indipendentemente dalla propria condotta, mentre tutti gli altri, pur integri e santi, sarebbero destinati all’inferno qualora non appartenessero alla loro religione.
Come ha ricordato il Concilio Vaticano II in un’affermazione particolarmente saliente del suo magistero, “in realtà solamente nel mistero del Verbo incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo. (…). Cristo, che è il nuovo Adamo, proprio rivelando il mistero del Padre e del suo amore svela anche pienamente l’uomo all’uomo e gli fa nota la sua altissima vocazione. Nessuna meraviglia, quindi, che tutte le verità su esposte trovino in lui la loro sorgente e tocchino il loro vertice” (Gaudium et spes, 2).
Cristo, infatti, ha svelato il mistero (la realtà nascosta) di Dio. Ha detto che Dio è essenzialmente Padre e ha creato gli uomini per portarli ad una vita santa di comunione eterna con lui.
La santità di vita, dunque, è l’obiettivo ultimo della vita umana.

6. Sicché in conclusione si possono dire due cose.
La prima: se l’etica nei suoi principi generali può garantire una certa onestà di vita, tuttavia se vuole indicare la strada perché la persona umana attinga la sua piena perfezione non può prescindere dalla religione.
La seconda: non solo non può prescindere dalla religione, ma la religione ne è il fondamento.
Sotto quest’aspetto (ontologico) la religione viene prima dell’etica.
Se infatti Dio non esistesse e non fosse l’obiettivo unico e definitivo dell’uomo, per quanto l’etica nei suoi principi generali possa garantire una certa onestà di vita, non avrebbe ancora una giustificazione assoluta. Tanto varrebbe mangiare e bere e darsi al divertimento come dice San Paolo (cfr 1 Cor 15,32) perché è vera l’osservazione data sotto il profilo puramente umano da parte di Qoeleth: “Mi sono accorto che il vantaggio della sapienza sulla stoltezza è il vantaggio della luce sulle tenebre: Il saggio ha gli occhi in fronte, ma lo stolto cammina nel buio. 
Ma so anche che un’unica sorte è riservata a tutt’e due” (Qo 2,13-14).

Ti ringrazio del quesito, ti benedico, ti auguro ogni bene e ti ricordo nella preghiera. 
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.