Sul vuoto spirituale lasciato dal comunismo bolscevico, su figure di s…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Caro Padre Angelo,
la ringrazio per il servizio che offre quotidianamente con questa rubrica. È un atto di vera carità. 
Avrei tre domande, andrebbero bene anche risposte molto brevi, non mi offenderei se scegliesse anche solo una domanda alla quale rispondere, qualora giudichi le altre irrilevanti. Pubblichi pure le risposte qualora lo ritenga utile. Se decidesse di non rispondere, perché troppo affaticato dall’impegno, le chiederei però una preghiera affinché lo Spirito Santo mi illumini su queste questioni.
1) Ho un rapporto molto difficile con i miei suoceri, purtroppo non sono del tutto brave persone, o meglio, genuinamente vorrebbero esserlo, poi però sono vittime di una tragedia sociale: venendo da un paese ex comunista, la loro dimensione umana e spirituale è stata purtroppo distorta da quella visione del mondo, e ne hanno in loro tutti i difetti, piccoli e grandi. A tutte le persone che simpatizzano per il Comunismo, vorrei dire di fare esperienza della tragedia umana e morale di chi è cresciuto in quel sistema perverso, che si riflette purtroppo sulle generazioni a venire. Hanno creato molti problemi ai figli e non sono state buone guide (anche se credo che abbiano fatto il meglio possibile) e hanno creato molti problemi anche a noi inizialmente. Non so se potranno mai cambiare. Io sento di averli perdonati e di avere messo a fuoco le loro colpe, ma anche le nostre colpe e responsabilità, in maniera sincera e totale.  Prego molto le nonne di mio marito, in particolare la nonna paterna, praticamente illetterata e che nonostante tutto riuscì a mantenersi salda nella sua fede cristiana (ortodossa) pur nella tragedia del comunismo, e a trasmettere il seme della fede ai nipoti (ma non ai figli). Tuttavia, al momento la soluzione pragmatica per ovviare alle loro ingerenze è stata quella di tenerli il più possibile lontani, al punto che sono almeno due anni e mezzo che non li vediamo di persona (la pandemia e il fatto che viviamo all’estero hanno sicuramente giocato un ruolo in questa distanza, però abbiamo mancato l’occasione di rivederci quando sarebbe stato possibile, perché mio marito non se la sentiva di affrontarli). Nel frattempo abbiamo avuto un altro bambino, che non hanno ancora incontrato. Quale deve essere il mio ruolo di moglie in questa situazione? Fino ad ora ho lasciato che fosse mio marito a gestire la situazione con i suoi genitori, e questi sono stati i risultati. In passato hanno interferito pesantemente con la sua vita, e anche con la sua carriera, seppure a distanza (mio marito ha studiato e lavora all’estero da oltre 10 anni) manipolandolo affettivamente mediante stratagemmi vari, quali farlo sentire in colpa, o farlo sentire incapace, inadeguato, sbagliato. Al punto che, anche dal punto di vista professionale, la carriera di mio marito è decollata soltanto quando si è liberato da questo giogo. Ma ora a distanza di anni li vedo vecchi e soli più che pericolosi, con entrambi i figli all’estero e loro imprigionati in un paese senza prospettive economiche e sociali.
2) Quali figure sante consiglierebbe di approfondire a genitori di bambini in età scolare, che vogliano imprimere nei figli la bellezza di una condotta pura e casta? Vorrei intraprendere un percorso di conoscenza delle vite dei santi coi miei figli. Ho dato loro nomi di santi che hanno nella castità e nella purezza il loro marchio di onore (Chiara e Giuseppe) ma vorrei trovare figure forse più vicine alla vita di un giovane del giorno d’oggi.
3) In Germania qualsiasi persona battezzata che paghi le tasse deve pagare la kirchensteuer, un contributo extra sulle imposte di reddito destinato alla chiesa, che ammonta a circa il 9% dell’imposta lorda versata. I problemi della Chiesa Cattolica in Germania sono moltissimi e chiunque cerchi di vivere la propria fede qui lotta ogni giorno contro tante perversioni (sacerdoti che benedicono coppie omosessuali e tanto altro). Molte persone chiedono formalmente di non fare più parte della chiesa cattolica (impropriamente diciamo che si fanno sbattezzare). In tanti si sentono abbandonati da questa chiesa così assente e autoreferenziale, ma io credo che il motivo di fondo sia di natura veniale, ovvero la volontà di non pagare questa imposta. Io penso che non uscirei mai dalla Chiesa, pure se fosse temporaneamente governata dall’Anticristo. Tuttavia questa imposta suscita in me perplessità, soprattutto considerando il contrasto insito della Chiesa Tedesca, così ricca materialmente ma così povera spiritualmente. Mi dispero, poi però penso che una figura del calibro di Ratzinger è uscita proprio da questa Chiesa e penso che non tutto sia perduto. Lei cosa ne pensa?
La ringrazio e le assicuro la mia preghiera.
Grazia Maria (nome dedicato a Santa Maria delle Grazie)


Risposta del sacerdote

Carissima, 
1. seguendo le tue indicazioni, sarò molto breve nelle risposte a questioni che ti toccano da vicino.
Innanzitutto parto dalle conseguenze lasciate dall’ateismo nelle popolazioni dominate dal comunismo bolscevico.
Mi limito a riportare quanto ha rilevato il santo Papa Giovanni Paolo II nell’enciclica Centesimus annus, pubblicata nel centenario della Rerum Novarum (la grande enciclica di dottrina sociale di Papa Leone XIII nel 1991), e a due anni dal crollo del comunismo nell’est Europa.
Scrive dunque il Papa: “Il vuoto spirituale provocato dall’ateismo, il quale ha lasciato prive di orientamento le giovani generazioni” (CA 24).
Il vuoto spirituale è stato riempito in vario modo devastando fisicamente e psicologicamente molte persone.
Tuttavia, prosegue il Papa, “in non rari casi le ha indotte, nell’insopprimibile ricerca della propria identità e del senso della vita, a riscoprire le radici religiose della cultura delle loro Nazioni e la stessa persona di Cristo, come risposta esistenzialmente adeguata al desiderio di bene, di verità e di vita che è nel cuore di ogni uomo.
Questa ricerca è stata confortata dalla testimonianza di quanti, in circostanze difficili e nella persecuzione, sono rimasti fedeli a Dio.
Il marxismo aveva promesso di sradicare il bisogno di Dio dal cuore dell’uomo, ma i risultati hanno dimostrato che non è possibile riuscirci senza sconvolgere il cuore” (CA 24).

2. Per i ragazzi, e indirettamente per i loro genitori, propongo la bella figura di Santa Teresa di Gesù bambino e dei suoi splendidi genitori.
Ogni sera il papà leggeva alle figlie un breve profilo del santo del giorno dopo, con l’indicazione di una pratica da eseguire nella giornata successiva.
Dal momento che la vita dei santi non è altro che il Vangelo messo in pratica, il papà di fatto metteva al centro della vita di famiglia Gesù e il suo Vangelo, vissuto attraverso la testimonianza dei santi.
A quei tempi non c’era la televisione.
Si potrebbe dire che l’unica grande novità della giornata era la vita del santo che la caratterizzava e che inclinava tutti a gareggiare nel vivere nella maniera più bella la vita cristiana.
Così è fiorita la santità in quella famiglia.
Ho letto che qualcosa del genere si faceva anche nella famiglia di Santa Faustina Kowalska. I suoi genitori erano poveri, ma non così poveri da non permettersi la lettura di qualche testo o rivista religiosa.
Qualche secolo prima il papà di Santa Teresa d’Avila disseminava nei vari angoli della casa testi religiosi e biografie di santi perché i figli vi trovassero nutrimento spirituale e vivessero in un clima di fede.

3. In quello che dici della Germania purtroppo c’è del vero.
Ho letto che diversi santi fondatori dicevano delle loro congregazioni religiose: “Quando la nostra congregazione diventerà ricca, allora potrete scrivere la parola FINE”.
Per la fioritura della loro congregazione mettevano come base la povertà evangelica.
La fioritura della Chiesa nel medioevo è partita proprio di qui, dalla povertà evangelica vissuta in maniera esemplare da San Francesco e dai suoi frati e da San Domenico e dai suoi confratelli.
Santa Caterina da Siena si sentì dire dall’eterno Padre a proposito di San Domenico: “Se tu poi pensi alla navicella del padre tuo, Domenico, mio figlio diletto, egli l’ha ordinata perfettamente, perché volle che i suoi attendessero solo all’onore mio e alla salvezza delle anime con lume della scienza. Su questo lume vuole porre il suo principio, non togliendo però la povertà vera e volontaria. Anzi, l’ebbe, e in segno di povertà e di odio per il suo contrario, lasciò per testamento in eredità ai suoi figliuoli la sua maledizione, qualora essi possedessero o tenessero qualcosa per sé, in comune o in privato: segno che egli aveva eletto come sua sposa questa regina che è la povertà” (Il dialogo della divina provvidenza, 158).

Augurando per la tua famiglia soprattutto ogni bene spirituale, vi benedico e vi ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.