Secondo San Giovanni Crisostomo la Madonna avrebbe peccato di vanaglor…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Pace Padre,
potrei chiederti la visione della chiesa verso quei padri che accettarono che la Santissima Panagia, la Madre di Dio, ebbe peccato veniale? Come per esempio san Crisostomo che dice che aveva passione di vanagloria nella vicenda in cui Maria e i cugini di Cristo erano a cercarlo. 
Ti ringrazio, e ti auguro buona giornata 
Martin


Risposta del sacerdote

Caro Martin,
1. non so come tu sia riuscito a scovare questo testo di San Giovanni Crisostomo.
In effetti San Giovanni Crisostomo ha scritto testualmente così: “Hai visto come li abbia ripresi e al tempo stesso abbia fatto quello che desideravano?
Lo fa anche in occasione delle nozze. In quel caso infatti la riprese per la sua richiesta inopportuna, ma tuttavia non si oppose, correggendo, con il primo atteggiamento, la sua debolezza e manifestando, con il secondo l’affetto verso la madre.
Così anche in questo caso curò l’infermità della vanagloria e rese l’onore dovuto a sua madre, nonostante la sua richiesta inopportuna” (San Giovanni Crisostomo,  Omelie sul Vangelo di Matteo, 44,2).

2. San Tommaso conosceva bene questo testo di San Giovanni Crisostomo e lo riporta nel suo Commento al Vangelo di Matteo.
Scrive così: “Crisostomo. Perché il Signore chiede chi è mia madre e chi sono i miei fratelli? E dice due cose, delle quali una è sana e l’altra no..
Dice infatti che la madre i fratelli avevano sentito qualcosa di umano, poiché vedendo Cristo che predicava e la folla che lo seguiva, provarono un certo orgoglio; per cui volevano avere quasi una certa gloria: così il Signore vuole mostrare che quanto egli faceva non lo aveva da ciò che aveva assunto dalla madre, ma dal Padre. Questa idea in parte è sana; infatti quanto ai fratelli è sana, poiché risulta così da Giovanni 7,5: “neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui”.
Quanto alla madre invece non è sana, poiché è di fede che ella non abbia mai peccato né mortalmente né venialmente; infatti si dice nel Cantico 4,7: “Tutta bella sei tu, amica mia, in te nessuna macchia”. Sant’Agostino: “Quando si tratta di peccato, non voglio assolutamente che di lei si faccia menzione“”.

3. San Tommaso pensa invece ad un’altra interpretazione che è conforme a quella di San Girolamo il grande interprete e traduttore della Sacra Scrittura. 
Il testo sacro dice: “Mentre egli parlava ancora alla folla, ecco, sua madre e i suoi fratelli stavano fuori e cercavano di parlargli. Qualcuno gli disse: «Ecco, tua madre e i tuoi fratelli stanno fuori e cercano di parlarti». Ed egli, rispondendo a chi gli parlava, disse: «Chi è mia madre e chi sono i miei fratelli?». Poi, tendendo la mano verso i suoi discepoli, disse: «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre»” (12, 46.50.
San Girolamo dice che è quel qualcuno che ha voluto mettere alla prova Gesù per esaminare se gli interessavano i beni spirituali o quelli temporali per sé e per i suoi. 
Ecco dunque che cosa scrive San Tommaso: “Risolve diversamente San Girolamo per il quale colui che annunziava lo faceva insidiosamente: voleva infatti vedere se egli attendeva alla realtà spirituali così da non curare le temporali. Per questo risponde all’affetto.  Per cui nemmeno avrebbe amato maggiormente la madre se non avesse avuto una maggiore spiritualità.  Dice dunque: chi è mia madre? Non nega che sia sua madre, ma intende proibire un affetto disordinato. Infatti prima aveva detto (10,37): “chi ama il padre e la madre più di me non è degno di me”.

4. Per cui San Giovanni Crisostomo su questo punto si è sbagliato.
San Tommaso ha un tale riguardo per San Giovanni Crisostomo per cui non osa dire che si è sbagliato, ma dice che nel suo commento c’è una parte sana e una parte sbagliata.

5. Infine bisogna ricordare che San Giovanni Crisostomo non ha scritto un Commento al Vangelo di Matteo, come invece ha fatto San Tommaso.
Ha fatto invece delle omelie. E nelle omelie è facile talvolta lasciarsi trasportare.

Ti ringrazio dell’opportunità che mi hai dato presentare i commenti di San Tommaso e di San Girolamo.
Ti benedico e ti ricordo nella preghiera,
padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.