Se l’anima di Lazzaro morto da quattro giorni era già nella gloria di …

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Salve padre Angelo 
Ieri assistendo alla messa funeraria di un mio parente, mi sono sorti dubbi. 
Io so che dopo la morte c’è altra vita perché la nostra anima è immortale.  Allora perché dobbiamo attendere ultimo giorno??
Se l’anima di Lazzaro morto da quattro giorni era già nella gloria di Dio perché Gesù ha pianto e poi lo ha resuscitato?
La prego mi sciolga dubbi che mi affliggono.
La ringrazio. 


Risposta del sacerdote

Carissima,
1. si attende l’ultimo giorno per la risurrezione dei corpi, mentre l’anima – come giustamente osservi – è immortale.

2. Proprio perché è immortale, subito dopo la morte l’anima compare davanti al tribunale di Cristo, come ricordano le Scritture: “Tutti infatti dobbiamo comparire davanti al tribunale di Cristo, per ricevere ciascuno la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in male” (2 Cor 5,10).

3. Questo avverrà immediatamente dopo la morte come ha fatto ben comprendere Nostro Signore nella parabola del ricco che banchettava lautamente e del povero Lazzaro: appena morti uno va all’inferno e l’altro nel seno di Abramo (cfr. Lc 16,22-23).
Giustamente la Chiesa insegna che subito dopo la morte avviene il giudizio particolare, che segna eternamente la destinazione della nostra anima.

4. Nell’ultimo giorno, quando avverrà la risurrezione dei morti, ci sarà il giudizio universale davanti a tutti.

5. A proposito di Lazzaro va ricordato che nei Vangeli si parla di due soggetti distinti che portavano il nome di Lazzaro.
Il primo è il Lazzaro della parabola evangelica appena menzionata, che ogni giorno stava alla porta del ricco che banchettava lautamente, ma non gli erano concesse neanche le briciole che cadevano dalla tavola di quell’uomo.
Il Signore dice che quando Lazzaro morì fu portato dagli angeli nel seno di Abramo.
Si badi bene: non viene detto che fu portato nella gloria di Dio, ma nel seno di Abramo, accanto ad Abramo (Lc 16,22).
Nessun uomo finora era entrato nella gloria di Dio perché il cielo era rimasto chiuso col peccato di Adamo.
Gesù Cristo ha aperto il cielo con la sua risurrezione. Solo da quel momento i giusti che attendevano hanno potuto entrare nella gloria di Dio.

6. Nel frattempo quelli che erano vissuti santamente oppure che si erano purificati nel Purgatorio andavano nel seno di Abramo, cioè entravano nel limbo, che non è il paradiso, ma un luogo di felicità naturale.

7. C’è poi l’altro Lazzaro, quello di cui parli tu, fratello di Marta e Maria che il Signore ha risuscitato a quattro giorni dalla morte e dalla sepoltura.
Questo Lazzaro, una volta morto e prima di essere risuscitato da Nostro Signore, che fine aveva fatto?
Aveva subito il giudizio particolare? Era andato in purgatorio o al limbo?
Di certo non era entrato nella gloria di Dio per il motivo che ti ho già accennato, e cioè per il fatto che Cristo non era ancora risorto.
Per lui bisogna dire che c’è stato un intervento miracoloso di Dio. Come per un miracolo compiuto da Gesù l’anima è ritornata nel corpo e l’ha vivificato di nuovo, così ugualmente l’anima – pur separata dal corpo – non era comparsa davanti al tribunale di Dio, ma era rimasta in uno stato di attesa. Sicché non era entrata in nessuno di quegli stati che sono conseguenti al giudizio particolare: il paradiso, il purgatorio, l’inferno.

8. Perché Gesù ha pianto se sapeva che avrebbe risuscitato Lazzaro?
È opportuno ricordare che cosa dice il testo sacro: “Gesù allora, quando vide Marta piangere, e piangere anche i Giudei che erano venuti con lei, si commosse profondamente e, molto turbato, domandò: «Dove lo avete posto?». Gli dissero: «Signore, vieni a vedere!». Gesù scoppiò in pianto” (Gv 11,33-35).
Va notata l’espressione indicata dal Vangelo: Gesù fu “molto turbato”.
San Tommaso dice che due cose concorsero a turbare il cuore di Cristo e a provocarne il pianto: la prima, Gesù piange per la morte inflitta all’uomo a causa del peccato; la seconda, piange per la crudeltà della morte e del demonio.
Per questo Cristo volle avere sentimenti di dolore e di sdegno” (Commento a Giovanni 11,33).
Ecco dunque perché piange pur sapendo che di li a poco avrebbe risuscitato Lazzaro.
A questo si può aggiungere che Gesù piange anche perché partecipa pienamente alla sofferenza dei presenti.

Ti benedico, ti ricordo nella preghiera e ti auguro ogni bene.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.