Se la solitudine sia causata dal peccato originale – Amici Domenicani

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Salve Padre,
Vorrei una spiegazione più dettagliata sul seguente dubbio.
Ultimamente sto approfondendo le origini della creazione e, leggendo alcuni libri cattolici, sono arrivata a una deduzione sulla solitudine.
Penso che, prima del peccato, l’uomo non soffrisse di questo male perché Adamo ed Eva erano in perfetta comunione con Dio, mentre dal momento che si è spezzata questa armonia con il creatore, l’uomo soffra una solitudine interiore che nessuno possa guarire se non un ritorno sincero al Padre.
Questo è un mio pensiero però, vorrei avere una risposta certa da voi che conoscete meglio le scritture. 
Spero di essere stata chiara. La ringrazio in anticipo.


Risposta del sacerdote

Carissima, 
1. credo che sia necessario distinguere tra solitudine e solitudine.
Specificando meglio, si potrebbe distinguere tra solitudine ontologica e solitudine morale.

2. Della prima solitudine ne parla la Sacra Scrittura. È presente in Adamo prima del peccato originale. 
È quella solitudine per la quale Dio disse: “Non è bene che l’uomo sia solo: voglio fargli un aiuto che gli corrisponda” (Gn 2,18).

3. Il testo sacro prosegue narrando la creazione di ogni sorta di animali selvatici e di uccelli del cielo, “ma per l’uomo (Dio) non trovò un aiuto che gli corrispondesse” (Gn 2,20). 
Allora creò la donna e la condusse da Adamo e questi disse: “Questa volta è ossa delle mie ossa, carne della mia carne. La si chiamerà donna, perché dall’uomo è stata tolta” (Gn 2,23).
La narrazione continua così: “Per questo l’uomo lascerà suo padre sua madre e si unirà a sua moglie e i due saranno un’unica carne” (Gn 2,24).

4. La solitudine di Adamo prima del peccato originale manifesta da una parte la sua trascendenza rispetto alle altre realtà create, materiali o animali.
Queste sono gli possono essere utili, ma non sono soggetti con cui l’uomo possa stabilire una comunione di pensiero e di segreti del cuore. 

5.  La solitudine di Adamo prima del peccato originale ricorda anche la solitudine della coscienza, per cui avverte che nessuno può leggere direttamente nel suo pensiero e nel suo cuore, all’infuori di Dio.

6. È una solitudine, dunque, che rivela la grandezza dell’uomo, e che nello stesso tempo domanda di essere colmata dalla comunione.
È una solitudine “ontologica”, a livello di essere, perché non c’è ancora nessuno che gli sia simile, costituito di corpo e di anima razionale.
È una solitudine che lo spinge a comunicare con altre persone perché solo nella comunione l’uomo esprime pienamente se stesso e si sente soddisfatto.

7. C’è invece un’altra solitudine, che questa volta potremmo definire morale, ed è causata dal fatto che si è ferita la comunione tra le persone.
È la solitudine di cui hanno sofferto Adamo ed Eva a causa del peccato originale. 
Se prima del peccato sentivano perfetta comunione con Dio, adesso invece avvertono che si è creata una divisione.
La comunione con Dio è stata offesa, tradita. Per questo si vergognano e si nascondono. 
Separati da Dio, si sentono soli.

8. Inoltre se prima del peccato erano “un’unica carne”, adesso perdono l’accordo vicendevole. Adamo scarica la colpa su Eva, ed Eva sul serpente. Nascono le incomprensioni. L’uno diventa motivo di sofferenza per l’altro.
Sofferenza che diventerà ancora più grande a motivo della gelosia, come avvenne in Caino che proprio per questo uccise il fratello Abele.

9. Caino soffrirà per questa solitudine e se ne andrà ramingo per tutta la terra. Questa solitudine lo accompagna, lo rimprovera, gli fa paura.
È la solitudine causata dal peccato.
Questa è la solitudine di cui tu parli.

10. A questa solitudine porta rimedio Nostro Signore per mezzo della carità.
Se il peccato in se stesso è divisivo nei confronti di Dio e degli altri, la carità invece è un amore essenzialmente soprannaturale che crea comunione.
La crea su un piano superiore che fa sentire tutti una cosa sola nel cuore di Gesù.
Per questo, a dispetto del peccato che causa divisione, “tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta” (1 Cor 13,7).

Con l’augurio di crescere incessantemente nella carità, ti ricordo nella mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.