Se il servo di Jahvè di cui parla Isaia sia il popolo di Israele o il …

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Buonasera don.
Le avevo scritto tempo fa dicendole che avevo i miei dubbi sul fatto che Gesù fosse il Messia e che ero più portato a credere che Gesù non fosse il Messia e che testo sacro è solo l’antico testamento.
Adesso però voglio sentire la sua opinione e capire di più, facendo una domanda sincera per davvero cercare di capire e di raccapezzarmi
Uno dei motivi principali è Isaia 53 e il servo sofferente. Il fatto che a partire da Isaia 41 in poi viene detto “Israele sei il mio servo”. Non sto qui a citare tutti i versi ma ce ne saranno credo 5-6 in Isaia 41,42,44,45 e 49. Quindi da come parlava un rabbino che su YouTube risponde a dei missionari evangelici che mirano a convertire tutto Israele, sembrava chiarissimo che fosse Israele. In Isaia 53 e alla fine del 52 si parla di servo senza dire chi è, ma nei capitoli precedenti viene detto che Israele è il servo di Dio quindi mi pareva davvero logico e scontato come 2+2=4 e mi chiedevo come fosse possibile che i cristiani lo interpretassero a Gesù. 
Parlando inoltre che il servo non commette violenza e non si trova inganno nella sua bocca il rabbino cita Sofonia 3:13 (ci torno tra poco).
Però un giorno ho voluto guardare un video di un cristiano che rispondeva a questo rabbino. Non è cattolico, ma vabbè. Perché non guardare a prescindere e tapparsi gli occhi è indice di chiusura e indottrinamento.
Oltre al fatto che ha fatto vedere, come avevo già notato io, che sofonia è una profezia messianica che si deve adempiere, ho notato un po’ di cose:
Innanzitutto ci sono fonti rabbiniche che vedono il Messia in Isaia 53. Come alcuni midrashim, il targum e altri posti. Non è vero che è interpretato da sempre e comunque come Israele o unicamente Israele.
Inoltre il rabbino diceva che “lamow” in Isaia 53:8 dove si dice “una piaga lo colpì” (a lui) in realtà lamow significa sempre “a loro” cioè è plurale. Su questa cosa ho fatto ricerche e ho trovato che può avere significato sia plurale che singolare. Quindi non hanno detto tutta la verità.
Poi che in Isaia quando si parla di servo nei capitoli prima del 53 senza dire Israele ma solo servo, ci sono interpretazioni che sia lo stesso profeta o il Messia.
Alla fine il punto più forte, cardinale. Isaia 53 parla di un servo che soffre per i peccati di qualcun altro ed espia e porta a salvezza.
(…).
Scusi la lunghezza, se può mi dica cosa ne pensa.
Un saluto e grazie


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. è necessario fare una premessa, a beneficio dei nostri visitatori, sul profeta Isaia.
In questo libro che porta il nome di Isaia gli interpreti riconoscono l’opera almeno di tre autori diversi che vengono specificati con questo termine:  proto (primo) Isaia, il deutero (secondo) Isaia, il trito (terzo) Isaia.
Le circostanze storiche sottese agli scritti del primo e del secondo Isaia sono diverse tra di loro e si distanziano perlomeno di circa duecento anni.
Nel secondo Isaia che comprende il gruppo di capitoli 40- 55 si trovano quattro “canti del servo” ai quali hai fatto riferimento nella tua mail.
Leggendoli, necessariamente ci si interroga su chi sia quel servo.
Perché talvolta l’espressione servo ha un senso comunitario e si riferisce a Israele.
Altre volte invece ci si riferisce ad una persona ben precisa, al singolare.
Gli ebrei in genere ne danno un’interpretazione univoca e dicono che quel servo è la comunità di Israele.
Mentre si può benissimo riconoscere che talvolta si fa riferimento a Israele e tal altra a una persona ben precisa.

2. Ecco quanto afferma la prestigiosa Bibbia di Gerusalemme: “Nel libro sono inseriti quattro brani lirici, i canti del servo.(…).
L’identificazione del servo è molto discussa.
Vi si è vista spesso una figura della comunità di Israele alla quale altri passi del secondo Isaia danno effettivamente il titolo di servo.
Ma le caratteristiche individuali sono troppo profonde, e perciò altri esegeti, che formano attualmente la maggioranza, riconoscono nel servo un personaggio storico del passato o del presente; in questa prospettiva, l’opinione più attraente è quella che identifica il servo con il secondo Isaia stesso; il quarto canto sarebbe stato aggiunto dopo la sua morte.
Qualcuno ha anche proposto di combinare le due interpretazioni, considerando il servo come un individuo che incorpora i destini del suo popolo.
In ogni modo, un’interpretazione che si limitasse al passato o al presente non renderebbe abbastanza conto dei testi. 
Il servo è il mediatore della salvezza futura e ciò giustifica l’interpretazione messianica che una parte della stessa tradizione ebraica ha dato di questi passi, meno l’aspetto della sofferenza.
Sono invece i testi sul servo sofferente e la sua espiazione vicaria che Gesù ha accolto, applicandoli a se stesso e alla sua missione.
E la prima predicazione cristiana ha riconosciuto in lui il servo perfetto annunciato dal secondo Isaia”.

3. Ecco i passi sul servo sofferente che Gesù Cristo ha applicato a sé.
Innanzitutto in riferimento alla sua volontà di offrirsi in sacrificio: “Poi prese il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede loro dicendo: «Questo è il mio corpo, che è dato per voi; fate questo in memoria di me». E, dopo aver cenato, fece lo stesso con il calice dicendo: «Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue, che è versato per voi»” (Lc 22,19-20).
“Perché io vi dico: deve compiersi in me questa parola della ScritturaE fu annoverato tra gli empi (Is 53,12). Infatti tutto quello che mi riguarda volge al suo compimento»” (Lc 22,37).
E in riferimento alla sua espiazione fatta a nome di tutti e che porta salvezza: “Anche il Figlio dell’uomo infatti non è venuto per farsi servire, ma per servire e dare la propria vita in riscatto per molti»” (Mc 10,45).

4. Che la missione di Gesù sia stata intesa così fin dall’inizio l’attesta il Vangelo applicando direttamente le parole dei profeti Isaia 42,1-4 a Nostro Signore: “Perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta IsaiaEcco il mio servo, che io ho scelto; il mio amato, nel quale ho posto il mio compiacimento.
Porrò il mio spirito sopra di lui e annuncerà alle nazioni la giustizia.
Non contesterà né griderà né si udrà nelle piazze la sua voce.
Non spezzerà una canna già incrinata, non spegnerà una fiamma smorta, finché non abbia fatto trionfare la giustizia; nel suo nome spereranno le nazioni” (Mt 12,17- 21).
Anche Giovanni Battista, proclamando Gesù come agnello che toglie il peccato del mondo (Gv 1,29), lo identifica con il servo, anzi con l’agnello di cui ha parlato il profeta Isaia.
Annota qui la Bibbia di Gerusalemme: “Come il servo sofferente di cui parla Is 42,1-4, egli porta il peccato delle moltitudini e intercede per loro (Is 53,4-5.10-12)”.

5. La corrispondenza tra ciò che si legge nel quarto canto del servo (Is 52,13-15; 53,1-12) e la passione di Gesù è così forte e così netta che qualcuno ha detto che quel cantico “sembra scritto sotto la croce del Golgota”.
Anzi, coloro che vedono nel servo di Israele l’insieme del popolo riconoscono che queste profezie di Isaia si sono realizzate incomparabilmente alla perfezione in Gesù più che nel popolo di Israele.

6. Dopo che l’autorità giudaica impose a Pietro e Giovanni di non parlare più nel nome di Cristo e che questi risposero che bisogna obbedire prima Dio che gli uomini, i fedeli riuniti che sentirono queste parole “tutti insieme innalzarono la voce a Dio dicendo: “(…) tu che, per mezzo dello Spirito Santo, dicesti per bocca del nostro padre, il tuo servo Davide: “Perché le nazioni si agitarono e i popoli tramarono cose vane? Si sollevarono i re della terra e i prìncipi si allearono insieme contro il Signore e contro il suo Cristo” (Sal 2,1-2); davvero in questa città Erode e Ponzio Pilato, con le nazioni e i popoli d’Israele, si sono alleati contro il tuo santo servo Gesù, che tu hai consacrato, per compiere ciò che la tua mano e la tua volontà avevano deciso che avvenisse” (At 4,24-28).
Così, fin dall’inizio, è stata vista la passione e la morte di Nostro Signore.

7. Tuttavia non c’è solo questa profezia dell’Antico Testamento che si compie in Gesù.
Anche quello che abbiamo sentito nella Messa di ieri (terza domenica del tempo ordinario anno c) lo attesta: Gesù entra nella sinagoga di Nazareth, gli viene dato il rotolo di Isaia, lo apre e legge quello che vi trova scritto: “Lo spirito del Signore è sopra di me,per questo mi ha consacrato con l’unzione e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi, a proclamare l’anno di grazia del Signore” (Is 61,1-2). “Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato»” (Lc 4,21).
Sono state contate più di 300 profezie dell’Antico Testamento che hanno trovato perfetto compimento in Cristo.
Congedandosi dei suoi nel giorno dell’ascensione dice: “Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture  e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme” (Lc 24,44-47).

Mi compiaccio nel vedere in te la stoffa del ricercatore della verità.

Con l’augurio che quanto ti ho scritto possa giovarti nel comprendere che solo in Cristo e in nessun altro cioè la salvezza, ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.