Se Dio non può compiere il Male, come possiamo definirlo libero? – Ami…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Caro Padre Angelo,
Le scrivo per farLe alcune domande circa il Bene, il Male e la libertà. Mi scuso in anticipo per la possibile apparente empietà di alcuni quesiti; il loro scopo è tutt’altro che empio.
1. Se Dio non può compiere il Male, come possiamo definirlo libero? Non è forse la possibilità di compiere il Male, così come di compiere il Bene, a definire il libero arbitrio dell’uomo?
2. Inoltre, che meriti può avere Dio se il modo in cui agisce (facendo il Bene) è per Lui l’unico possibile? Non diciamo forse che l’uomo è meritevole laddove, pur avendo la libertà di commettere il Male, non lo commette? Dato che Dio non ha la libertà di commettere il Male, quali sono i meriti?
3. Infine, poniamo che un animale, com’è ovvio che accada, assuma comportamenti che se assunti da un uomo sarebbero giudicati come riprovevoli. In tal caso, è corretto dire che quell’animale non ha commesso alcun Male, poiché non è dotato di libero arbitrio? O invece è corretto dire che quell’animale ha di fatto commesso un Male, ma che di questo non ha colpe in quanto privo di libero arbitrio?
Lo scopo di quest’ultima domanda è chiarirmi se i concetti di Bene e di Male derivino dalla libertà o viceversa: infatti gli interrogativi a) ‘Dio può essere libero pur non potendo commettere il Male?’ e b) ‘un animale può commettere il Male pur non essendo libero?’ hanno due diversi punti di partenza, e credo sia dunque necessario definire i concetti di Bene, Male e libertà prima di rispondervi.
Mi scuso per eventuali errori logici e dottrinali
La ringrazio e La ricordo nella preghiera
Matteo


Risposta del sacerdote

Caro Matteo,
1. San Tommaso, di cui oggi 28 gennaio celebriamo la festa, quando parla dell’onnipotenza di Dio, si pone proprio la tua obiezione.
La esprime così: “Peccare è un fare qualcosa. Ma Dio non può peccare, né “rinnegare se stesso”, come dice San Paolo (2 Tm 2,13). Quindi Dio non è onnipotente” (Somma teologica, I, 25, 3, ob. 2).
Ed ecco la risposta: “Peccare è un difetto di perfezione nell’atto: quindi il poter peccare e non poter venir meno dell’agire, il che ripugna all’onnipotenza.
Ed è appunto per questo che Dio non può peccare: perché è onnipotente” (Ib., ad 2). 
Pertanto peccare è contraddittorio con il concetto stesso di onnipotenza.
Ciò equivale a dire che se potesse peccare, non sarebbe onnipotente.

2. Nel corpo dell’articolo San Tommaso precisa che essere onnipotente equivale a compiere tutto ciò che è possibile, e non ciò che è impossibile.
Per questo l’onnipotenza divina non si può esprimere nel far sì che due più due faccia cinque o faccio tre. Perché questo è impossibile ed è contrario alla verità. È assurdo.
Sicché “tutto ciò che implica contraddizione non rientra sotto la divina onnipotenza in quanto non può avere la natura di cosa possibile.
Quindi è più esatto direciò non può essere fatto, piuttosto che dire: Dio non lo può fare“(Ib.).

3. Dici: “Non è forse la libertà la possibilità di compiere il male, così come di compiere il bene a definire il libero arbitrio dell’uomo?”.
A dire il vero la libertà non si definisce come la possibilità di compiere il bene o il male, ma come la possibilità di scegliere nel bene di fare una cosa piuttosto che un’altra.
Sant’Agostino distingue tra libertas maior (libertà maggiore) e libertas minor (libertà minore). Per libertas minor intende la possibilità di fare il male.
Certo, l’uomo ha la possibilità di fare il male, ma la libertà non gli è stata data per questo.
Ma non sta nella capacità materiale di fare il male.
Detto in altri termini: non c’è la libertà di ammazzare gli altri.
La libertà di fare il male non è vera libertà, è violenza, è sopruso.
Diversamente, si dovrebbe dire che ai detenuti viene lesa la libertà di fare ciò che vogliono.

4. Per San Tommaso la libertà è il dominio della volontà sulle proprie azioni. 
“Dominio” nel senso che le emettiamo come quando vogliamo, le teniamo sotto il nostro controllo, le possiamo interrompere quando lo decidiamo. In una parola: nel senso che ne siamo signori, padroni.
Cosa che invece gli animali non possono fare perché in tutto sono guidati dal loro istinto.
Sicché se un animale sbrana un bambino, certamente fa un male, ma non ne è responsabile perché non è signore delle sue azioni. Non lo si porta in tribunale perché risponda di ciò che ha fatto.
Per la persona umana invece, proprio perché è responsabile di quello che fa, qualora compie il male, la si porta in tribunale e la si pulisce perché ha abusato della libertà, e non già perché ha usato della libertà.

5. Il Catechismo della Chiesa Cattolica scrive: “L’onnipotenza divina non è affatto arbitraria”.
E riporta una grande affermazione di San Tommaso: “In Dio la potenza e l’essenza, la volontà e l’intelligenza, la sapienza e la giustizia sono una sola ed identica cosa, di modo che nulla può esserci nella potenza divina che non possa essere nella giusta volontà di Dio o nella sua sapiente intelligenza” (Somma Teologica, 25, 5, ad 1).
Noi siamo tentati di applicare a Dio le nostre qualità e di farne nel migliore dei casi un super uomo.
Mentre in Dio onnipotenza, verità e bontà coincidono. Dio è onnipotenza, Dio è verità, Dio è bontà.
Per questo è sbagliato parlare di onnipotenza divina dimenticando che la sua onnipotenza si identifica con la verità, con la bontà e con l’amore.

6. Sono perfettamente consapevole che le tue domande hanno uno scopo “tutt’altro che empio”.
Fai bene a porle, perché Dio ci ha dato l’intelligenza proprio per approfondire la conoscenza su di lui, su noi stessi, su tutto.
Senza approfondimento della conoscenza saremmo come chi nasconde un talento sottoterra. Mettendo a frutto questo talento rendiamo lode al Creatore.

Con l’augurio che tu possa impiegare l’intelligenza per il progresso della conoscenza delle cose più belle e più utili per la vita e la salvezza dell’uomo, ti assicuro la mia preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.