Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.
Quesito
Caro Padre Angelo,
mi è sorto un altro dubbio: ogni volta che mi confesso è come se durante l’assoluzione provassi un senso di dispiacere nell’essere perdonato, come se non mi fossi pentito. Tuttavia ho letto un pensiero di Santa Faustina riguardo a una suora che credeva di essersi confessata male e che aveva chiesto alla santa di parlarne con Gesù, il quale le aveva risposto: “Mi ferisce più la sua mancanza di fiducia che i suoi peccati”. Questo mi darebbe un enorme sollievo, però non so se è un problema solo mio o può accadere a tutti.
La ringrazio in anticipo.
Risposta del sacerdote
Carissimo,
1. c’è del vero nella sensazione che provi nella confessione.
Il pentimento dei nostri peccati è sempre debole.
Per questo il beato Giacinto Cormier, che è stato a lungo maestro dei novizi e poi maestro generale dell’Ordine dei domenicani, consigliava sempre di appellarsi alla Madonna con un’Avemaria prima della confessione per chiedere attraverso di Lei la grazia di un sincero pentimento.
Diceva di dirne un’altra anche dopo la confessione per ottenere la grazia di essere fedeli al proposito fatto.
2. C’è il rischio che le nostre confessioni diventino routinarie e che incidano poco nella nostra vita cristiana, mentre di per se stesse dovrebbero essere il segno visibile e sensibile del nostro ritorno a Dio.
3. Consola il fatto che la Chiesa nel suo insegnamento chieda di accostarsi alla confessione sacramentale con un minimo di pentimento.
La consapevolezza della debolezza del pentimento non deve scoraggiare perché il resto lo fa il Signore nella celebrazione del sacramento stesso.
Insieme con la grazia sacramentale, nel momento dell’assoluzione proferita dal sacerdote, viene infuso anche il pentimento vero, quello che i teologi chiamano “contrizione perfetta”.
4. Sebbene il più delle volte non si avverta nulla nel cuore, tuttavia questo pentimento vero viene infuso. E ne è prova il fatto che dopo la confessione, almeno per qualche tempo, siamo più attenti alla voce di Dio e alle ispirazioni interiori.
Per cui avvertiamo che proprio a motivo dell’avvenuta confessione pare di essere particolarmente benedetti.
5. Opportunamente il Signore insisteva con Santa Faustina nel dire che lo feriva di più la mancanza di fiducia nella sua azione che i peccati stessi, che presumibilmente nella suora non andavano al di là dei peccati veniali.
6. È sempre bello ricordare ciò che diceva San Francesco di Sales a proposito della confessione e cioè il fedele “non solo riceve l’assoluzione dei peccati, ma anche una forza per evitarli nell’avvenire, una luce più viva a ben distinguerli e una grazia abbondante per rimediare ai danni cagionati. Inoltre fortifica le virtù dell’umiltà, dell’obbedienza, della semplicità e della carità; di modo che con una sola confessione si faranno più atti di virtù che in qualsiasi altro esercizio di pietà” (Filotea, cap. 19).
7. Ti esorto pertanto a mettere in pratica i consigli del beato Giacinto Cormier perché allora sperimenterai anche tu quanto scrive il Catechismo della Chiesa Cattolica: “In coloro che ricevono il sacramento della Penitenza con cuore contrito e in una disposizione religiosa, ne conseguono la pace e la serenità della coscienza insieme a una vivissima consolazione dello spirito” (CCC 1468).
Sperimenterai che anche la grazia della confessione in tutti i suoi aspetti passa attraverso le mani della Madonna.
È gioia anche questa.
Con l’augurio che questa diventi esperienza permanente della tua vita, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

