Quando la Chiesa, nel suo Magistero e nella ricerca teologica, parla d…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Salve Padre Angelo,
vorrei chiederle: quando la Chiesa, nel suo Magistero e nella ricerca teologica, parlando della “Perfezione” del Signore Gesù, cosa intende esattamente (ovviamente intendo come Vero Uomo, perché come Vero Dio è chiaro che è Perfettissimo)? In cosa consisteva esattamente tale Perfezione? Totale assenza di qualsivoglia difetto, e totale presenza di qualsivoglia pregio e virtù, qualunque essi fossero? O qualcosa di diverso da quello che, umanamente, tenderemmo a immaginare?
La ringrazio per la risposta, una preghiera reciproca e auguri per il proseguimento della sua attività.


Risposta del sacerdote

Carissimo, 
1. come giustamente sottolinei, è fuori ogni discussione la perfezione di Gesù per quanto attiene la sua persona e la sua natura divina.
Ci domandiamo invece quale sia la sua perfezione per quanto riguarda la natura umana.
Anche su questo argomento va fatta una distinzione tra la natura umana nello stato della gloria e la natura umana nella vita presente.
Infatti, sebbene Cristo avesse potuto assumere fin dall’inizio una natura gloriosa che comporta l’immortalità, l’immunità dalla sofferenza e da qualsiasi disagio e mancanza, tuttavia, come ricorda la Sacra Scrittura, “non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo, diventando simile agli uomini.
Dall’aspetto riconosciuto come uomo, umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte e a una morte di croce” (Fil 2,6-8).

2. In che senso svuotò se stesso?
Non certo nel senso che abbia cessato di essere Dio ma in riferimento a ciò che in quel momento assumeva.
Assumeva infatti una natura umana che portava in sé le conseguenze del peccato, soggetta pertanto alla sofferenza, alla fatica e alla morte.
La lettera agli Ebrei dice: “Infatti non abbiamo un sommo sacerdote che non sappia prendere parte alle nostre debolezze: egli stesso è stato messo alla prova in ogni cosa come noi, escluso il peccato” (Ebr 4,15).

3. La perfezione di Gesù, per quanto attiene alla sua natura, è una perfezione morale.
Innanzitutto la grazia santificante, vale a dire la partecipazione alla natura divina, era presente in Gesù fin dal primo istante della sua esistenza come nella sua sorgente e pertanto in sommo grado.
Ogni sua azione era compiuta sempre nella maniera più perfetta e nel più intimo contatto con Dio.

4. Il Vangelo di Giovanni dice: “Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto, grazia su grazia” (Gv 1,16).
Per questo motivo i teologi dicono che in Gesù vi era la grazia capitale, la grazia del capo dell’umanità.
Scrive San Tommaso: “Gesù aveva la pienezza della grazia innanzitutto perché l’aveva nel grado sommo e nel modo più perfetto in cui la si può avere. E ciò si spiega anzi innanzitutto per l’intimità tra l’anima di Cristo e la fonte della grazia. Infatti quanto più l’essere che riceve è vicino alla causa che dona, tanto più ne riceve. Così dunque l’anima di Cristo, che è unita Dio più intimamente di tutte le creature razionali, riceve da lui la massima effusione di grazia. (…).
In secondo luogo poiché l’anima di Cristo riceveva la grazia con il compito di farla rifluire sugli altri, occorreva che avesse la grazia al massimo grado: come il fuoco che causa il calore nelle altre cose è caldo in sommo grado” (Somma teologica, III, 9).

5. Nello stesso tempo Gesù aveva tutte le virtù. E le aveva al massimo grado.
San Tommaso dice che Gesù aveva tutte le virtù “in modo perfettissimo aldilà della misura comune” (Somma teologica, III, 7, 2, ad 2).
Non aveva però le virtù che trattengono dal compimento del male perché in lui non c’era alcuna inclinazione disordinata verso il male.
Scrive pertanto: “Cristo non aveva in alcun modo le concupiscenze cattive. Ma ciò non significa che egli non avesse la temperanza, che è tanto più perfetta quanto più uno è libero dalle concupiscenza disordinate. Per cui il temperante differisce dal continente per il fatto che il temperante non ha le concupiscenze cattive, mentre il continente le reprime.
Stando dunque a questo significato della continenza, per il fatto stesso che Cristo aveva tutte le virtù segue che non aveva la continenza, che non è una virtù ma qualcosa di meno” (Somma teologica, III, 7, 2, ad 3).

6. Gesù possedeva poi i doni dello Spirito Santo in maniera eccellentissima.
I doni dello Spirito Santo conferiscono all’anima una duplice capacità: anzitutto di captare con prontezza le mozioni divine, e in secondo luogo di dare alle azioni umane una modalità divina di agire.
San Tommaso scrive: “È evidente che l’anima di Cristo era mossa perfettissimamente dallo Spirito Santo. Leggiamo infatti che “Gesù pieno di spirito Santo si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto” (Lc 4,1)” (Somma teologica, III, 7, 5).

7. Infine Gesù ebbe tutti i carismi, detti anche grazie gratis datae.
Legrazie gratis datae sono mezzi per la manifestazione della fede e dell’insegnamento religioso. Ora chi insegna deve possedere i mezzi per comunicare la sua dottrina, altrimenti questa sarebbe inutile. Ma il primo e principale maestro della dottrina religiosa e della fede è Cristo, come scrive anche San Paolo: “la salvezza è stata promulgata all’inizio dal signore, ed è stata confermata in mezzo a noi da quelli che l’avevano udita, mentre Dio testimoniava nello stesso tempo consegna prodigi” (Ebr 2,3s). È chiaro dunque che in Cristo, quale primo e principale Maestro della fede, c’erano tutte le grazie gratis datae nella maniera più eccelsa” (Somma teologica, III, 7, 7).
E ancora: “Come la grazia santificante è il mezzo per compiere atti meritori interni ed esterni, così la grazia gratis data è il mezzo per compiere alcuni atti esterni dimostrativi della fede: come fare miracoli e altre cose simili. Ora Cristo aveva la pienezza di entrambe le grazie” (Ib., ad 1).

Ecco dunque la perfezione morale di Gesù.
Con l’augurio di avvicinarti sempre di più adesso, ti accompagno con la preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.