Quando il turbamento viene da Dio e quando non si deve seguire la prop…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Salve Padre Angelo,
Questa volta le porgo 2 domande generali a cui penso mi possa dare una saggia risposta.
1-Può il turbamento venire da Dio?
Ultimamente sono preso da pensieri, apparentemente molto razionali, che mi rimproverano sulla mia condotta di vita e sulle scelte che sto facendo.
Inizialmente sono rimasto convinto da questi ragionamenti, tuttavia mi generano un certo turbamento e inoltre hanno minato la situazione di pace in cui mi trovavo prima.
Ciò mi ha messo in allarme e ho pensato che fossero un inganno. 
2-Quando non bisogna seguire la propria coscienza?
So che alcuni santi hanno consigliato di farsi questa domanda nel prendere le decisioni “Gesù cosa farebbe al mio posto in questa situazione?”
Ultimamente ho utilizzato questo sistema per prendere le decisioni e ne ho tratto grande profitto.
Tuttavia alcune volte la mia coscienza non è d’accordo con la scelta derivante da questo ragionamento. In tal caso a chi bisogna dare ragione?
La ringrazio del suo aiuto e prego per lei.
S.


Risposta del sacerdote

Carissimo S.,
1. sì, talvolta il turbamento viene da Dio, come accade quando ci si trova di fronte ad una manifestazione del divino e del soprannaturale.
Di Daniele si legge che quando Gabriele gli si presentò davanti egli ebbe paura e cadde con la faccia a terra (cfr. Dan 8,17).
Quando poi vide “un uomo vestito di lino, con ai fianchi una cintura d’oro di Ufaz; il suo corpo somigliava a topazio, la sua faccia aveva l’aspetto della folgore, i suoi occhi erano come fiamme di fuoco, le sue braccia e le sue gambe somigliavano a bronzo lucente e il suono delle sue parole pareva il clamore di una moltitudine” (Dan 10,5-6) ecco ciò che ha provato: “Io rimasi solo a contemplare quella grande visione, mentre mi sentivo senza forze; il mio colorito si fece smorto e mi vennero meno le forze. Udii il suono delle sue parole, ma, appena udito il suono delle sue parole, caddi stordito con la faccia a terra” (Dan 10,8-9).

2. È il medesimo turbamento provato da Giovanni davanti alla maestà di Cristo risorto come gli compare nell’Apocalisse: “Appena lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto” (Ap 1,17).
Dinanzi alla maestà e alla santità di Dio l’uomo sente propria nullità.

3. Rudolf Otto nella sua famosa opera “Il sacro” dice i sentimenti dell’uomo di fronte al divino sono quelli del timore e del tremore.

4. Santa Caterina da Siena riferisce che il Signore le insegnò a distinguere le sue visioni da quelle che vengono dal demonio: “La mia visione, quando incomincia, mette paura, ma nello svolgersi rinfranca; comincia con qualche amarezza, ma poi pian piano si addolcisce. Il contrario, invece succede nella visione del nemico, a causa della sua origine. In primo dà in apparenza un certo piacere, appare quasi verosimile, e attira; in seguito, però, mette nell’animo di chi vede, un senso di pena e di nausea. Ciò è verissimo, perché anche le mie vie sono differenti dalle vie di lui. Difatti la via della penitenza e dei miei comandamenti, in principio sembra aspra e difficile, ma quanto più si va avanti, tanto più essa diventa dolce facile. La via del vizio, invece sul primo, sul primo è dilettevole assai, poi si fa sempre più amara e di danno” (B. Raimondo da Capua, Vita di Santa Caterina da Siena, n. 85).

5. C’è anche un altro turbamento che viene indirettamente da Dio, ed è il rimorso della coscienza.
È un turbamento salutare perché spinge a porre rimedio e a domandare perdono.
Anche questo turbamento termina nella pace della coscienza, ormai riconciliata con Dio soprattutto attraverso il sacramento della penitenza.
La coscienza è stata definita la voce di Dio nell’anima.

6. Ben diverso è il turbamento che viene dal demonio che tormenta alcune persone soprattutto con gli scrupoli e non dà loro pace.
In questo senso aveva ragione San Giovanni Bosco a dire che tutto ciò che turba e porta via la pace non viene da Dio.

7. Adesso vengo alla tua seconda domanda. Mi chiedi in quali casi non si deve seguire la propria coscienza.
 Di per sé la coscienza, quando è ben formata, non comanda mai di fare il male perché è la voce di Dio nell’anima.
Dio non può mai comandare di fare il male.
Pertanto alla coscienza retta e certa è sempre obbligatorio obbedire.
Ma è necessario discernere tra ciò che dice la coscienza e ciò che dicono i propri vizi e le proprie passioni.
A questi ultimi invece bisogna disobbedire!

Con l’augurio di trovarti sempre amico di Dio, ti auguro ogni bene, ti ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.