Quale fu il motivo che portò la Chiesa a non incentivare le traduzioni…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

La ringrazio di cuore per il servizio di evangelizzazione quotidiana che compie. Che Dio la custodisca sempre.
Ho una domanda riguardo la diffusione delle traduzioni in volgare dei testi sacri.
Mi trovo in Inghilterra con i bambini in età scolare. La storia della riforma protestante è uno degli argomenti più presenti nel percorso scolastico, con molta enfasi sulla traduzione in inglese della Bibbia, data l’importanza linguistica, e sul fatto che all’epoca fosse vietata dalla Chiesa. Qui si parla spesso della traduzione di Wycliffe, per esempio, condannato come eretico, ma Lutero stesso, promosse la traduzione della Bibbia in tedesco, contro l’autorità della Chiesa. 
Padre, cosa era veramente vietato fare all’epoca? Sto leggendo i dialoghi della divina provvidenza di Santa Caterina da Siena e sono rimasta colpita dalle citazioni delle scritture, per esempio San Paolo, che sono in volgare e precisissime. Ho letto che proprio i domenicani avevano dei testi volgarizzati che usavano per la predicazione. È vero? Chi autorizzava questi testi e come potevano essere utilizzati? 
Grazie per il tempo che mi dedicherà 
Alessia 


Risposta del sacerdote

Cara Alessia,
1. già gli ebrei nell’Antico Testamento avevano tradotto la Bibbia dall’ebraico in greco.
Questa traduzione è stata fatta da 70 persone esperte e tutt’oggi porta il nome della Bibbia dei LXX (70).
I cristiani dei primi secoli facevano uso dell’Antico Testamento tanto nella lingua ebraica quanto nella lingua greca.
Ben presto tutta la Bibbia fu tradotta in latino. Questa traduzione latina, che porta il nome di “Volgata” è la versione ufficiale della Chiesa.

2. Sappiamo che nei primi secoli della Chiesa c’erano varie versioni dei Vangeli e di altri libri della Sacra Scrittura in lingua siriaca.
Vi erano versioni copte, versioni bilingue gotico-latina, versioni armene, georgiane, arabe.
Nel mondo occidentale la Volgata scritta in latino era l’unica versione riconosciuta come ufficiale.
Questo non faceva difficoltà perché nel medioevo, prima ancora che si formassero le varie lingue moderne, i documenti importanti erano scritti in latino.
Inoltre la stragrande maggioranza della gente era analfabeta. Non avrebbe saputo leggere la Bibbia né in greco né latino né nella lingua parlata.
Va ancora tenuto presente che i libri erano una cosa abbastanza rara. Erano scritti a mano su pergamena ed erano preziosissimi.

3. Il popolo conosceva la Sacra Scrittura dalla predicazione e dalle rappresentazioni artistiche, che costituivano la Bibbia dei poveri.
Molto spesso i predicatori, parlando, riportavano il versetto latino e subito dopo lo traducevano nella lingua popolare perché fosse da tutti beninteso.

4. Con la scoperta della stampa le cose cambiarono. Ben presto ci furono varie traduzioni in latino.
Nella introduzione generale alla Sacra Scrittura fatta dai biblisti Perella e Vagaggini si legge: “Con il Rinascimento erano sorte parecchie nuove traduzioni latine dei testi originali, per iniziativa di cattolici e anche più tardi di protestanti nel solo periodo che va dall’inizio della stampa fino al 1552 e ne sono state contate non meno di 160.
A proposito delle varie traduzioni in latino questi due autori riportano un’osservazione interessante: “Ora è facile immaginare quale confusione doveva nascere, quando, in quegli anni di generali, pubbliche e ferventi discussioni religiose, ciascuno citava la Scrittura secondo la versione che preferiva o che prima gli capitava, e rifiutava l’autorità delle altre.
Ben grave pericolo quando per la disparità stessa dei pareri tra le nuove dottrine della Riforma e l’antica fede cattolica maggiormente occorreva avere in pronto un’autorità, una carta, a così dire, su cui tutti i fedeli si intendessero. E facilmente si comprende come il concilio di Trento venisse indicato quale primo abuso intorno alla Scrittura la varietà e la diversità delle versioni” (p. 154).
Per questo il concilio di Trento stabilì e dichiarò che “tra tutte le versioni latine della Sacra Scrittura che allora erano in circolazione si dovesse tenere come autentica, nelle pubbliche lezioni, dispute, predicazioni ed esposizioni, l’antica e divulgata versione (cioè la Volgata), praticamente approvata nella Chiesa per il lungo uso dei tanti secoli, e che nessuno usasse o presumesse di respingerla sotto qualunque pretesto”.
Ecco dunque da che cosa nacque la proibizione di tradurre la Bibbia: per evitare discussioni interminabili e che potevano dare origine ad eresie e scismi.

5. I sopra citati biblisti Perella e Vagaggini si sentono in dovere di annotare: “Infondata è quindi l’accusa di Lutero (poi instancabilmente ripetuta) che la Chiesa proibisce ai fedeli la lettura della Bibbia. Perfino il protestante Ernesto von Dobschutz nel 1900 scriveva: ‘Dobbiamo confessare che il medioevo aveva della Bibbia una conoscenza da far stupire, una conoscenza sommamente notevole, che sotto molti rispetti potrebbe far arrossire il nostro tempo’ (cfr. A. Vaccari, Bibbia, in  EIT VI. 1930, 908-910)” (p.159).

6. Non ti so dire se i domenicani avessero dei testi volgarizzati per la predicazione. Per se stessi certo non ne avevano bisogno perché nella predicazione traducevano sul momento dal latino nella lingua parlata dal popolo.
Invece vanno ricordate le versioni latine di due grandi domenicani Sante Pagnini e Tommaso de Vio Gaetano.
Sante Pagnini è stato colui che ha diviso i capitoli in versetti numerati, come facciamo ancora oggi per citare la Sacra Scrittura.
Tommaso de Vio Gaetano fu maestro generale dell’Ordine e fu mandato dal Papa ad affrontare Lutero. Era un grande teologo e un profondo conoscitore delle Scritture.

Ecco dunque come sono andate le cose.
Ti benedico, ti ricordo nella preghiera e ti auguro ogni bene.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.