Qual è il significato dell’affermazione “è la fede che salva e non la …

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Caro Padre Angelo,
ma qual è il significato della frase “è la fede che salva e non la legge”?
Forse potrebbe essere la buona fede?
Saluto
PACE


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. No, non si intende per nulla la buona fede.
Intanto si tratta di parole di San Paolo: “L’uomo è giustificato dalla fede senza le opere della legge”. Lo dice nella lettera ai Romani 3,28.

2. Per comprenderne il significato bisogna vedere innanzitutto che cosa San Paolo intende qui per fede e che cosa intende per legge.
Cominciamo dalla “legge” perché diventa più comprensibile che cosa si intende per fede.

3. La parola legge qui significa non soltanto la legge data per mezzo di Mosé (i 10 comandamenti) ma anche quell’insieme di osservanze rituali per le quali un ebreo si riteneva giusto e appartenente al popolo eletto, a cominciare dalla circoncisione, dai passi permessi in un giorno di sabato (non più di 300, esclusi quelli fatti in casa o per andare in sinagoga) e per concludere con le varie abluzioni rituali che gli ebrei dovevano fare tornando dal mercato per il pericolo di aver toccato qualche oggetto dei pagani e pertanto impuro.
Questa era la santità insegnata dai farisei, che erano per antonomasia osservanti della legge. Come si vede, una santità tutta esteriore.
È chiaro che la salvezza non può dipendere semplicemente da queste pratiche delle quali Gesù ha detto: “Bene ha profetato Isaia di voi, ipocriti, come sta scritto: Questo popolo mi onora con le labbra, ma il suo cuore è lontano da me. Invano mi rendono culto, insegnando dottrine che sono precetti di uomini.
Trascurando il comandamento di Dio (l’amore di Dio e del prossimo, n.d.r.), voi osservate la tradizione degli uomini». E diceva loro: «Siete veramente abili nel rifiutare il comandamento di Dio per osservare la vostra tradizione” (Mc 7,6-9).

4. A questo punto diventa più chiaro che cosa si intende per fede che qui è intesa come sinonimo di Cristo.
Il che significa che siamo salvi per un dono inestimabile e del tutto gratuito di Dio che, incarnandosi, si è fatto nostra espiazione, redenzione e santificazione.
Con questo dono Dio non solo purifica l’interno delle nostre coscienze ma anche le santifica infondendo la sua vita divina, la grazia.

 5. San Paolo nel versetto precedente a Rm 3,28 aveva detto: “Dove sta dunque il vanto? Esso è stato escluso! Da quale legge? Da quella delle opere? No, ma dalla legge della fede”.
Ed ecco il commento della Bibbia di Gerusalemme:
il vanto: la parola greca designa l’atteggiamento dell’uomo che delle sue opere si fa un merito, si appoggia su di esse e pretende realizzare il suo destino soprannaturale con le proprie forze. Atteggiamento biasimevole perché la giustizia (santità, n.d.r.) non si conquista, ma si riceve come un dono. E l’atto di fede, più di qualsiasi altro esclude una simile sufficienza, perché nella fede l’uomo attesta la sua radicale insufficienza.
Dalla legge della fede: cioè da una legge che consiste nel credere. Paolo oppone la legge scritta sulle tavole e la fede, legge interiore incisa nel cuore, che opera per mezzo della carità e che è la legge dello spirito”.

6. Per fede non s’intende semplicemente la consapevolezza che Dio esiste, perché questa fede da sola non salva in nessuna maniera. Ce l’hanno anche i demoni, come dice San Giacomo (Cfr. Gc 2,19).
Ma la consapevolezza che la salvezza viene solo da Cristo e che tale salvezza viene a noi accordata se aderiamo a Cristo in maniera vera e cioè in virtù di quella fede “che opera per mezzo della carità” (Gal 5,6).

Con l’augurio che tu abbia sempre questa bella fede che opera attraverso la carità, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.