Il profumo dell’incenso di Enrico Spera

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Tino lavorava da pochi mesi nel centro commerciale, si era appena diplomato in Nientologia, dopo tanto studiare, spesso anche controvoglia per cercare una sistemazione, si era trovato costretto a mettere sui piatti di una ipotetica bilancia decisionale, la necessità di uno stipendio immediato ed i suoi sogni, spesso volubili e contraddittori sul proprio avvenire.

Il centro commerciale, punto d’approdo tra domanda ed offerta, terminale ultimo della società mercantilistica dove tutto ha un prezzo, basta conoscerlo e poterselo permettere ed il Natale, tensione ultima e fine di tutto il faticare d’un anno pieno di tutto ciò che non si è desiderato nei soliti brindisi augurali di Capodanno. Queste due realtà si erano intersecate nel turno lavorativo di Tino.

Cosa poteva aspettarsi, lui tra le ultime matricole assunte per un tempo certamente non indeterminato se non di lavorare di seguito Vigila e Mattina di Natale? Che fatica essere tra gli ultimi nella scala sociale sapendo che sarebbe sempre stato così. Dov’erano le aspirazioni di qualche mese prima? Che ne era stato di quel giovane dalla battuta pronta e dal sorriso gaglioffo che tanto piaceva alle compagne di corso che se lo erano contese con molta energia e con ogni astuzia femminile? Un periodo della sua vita ormai era irrimediabilmente terminato, la spensieratezza giovanile fuggita e dissolta come le nuvole una volta incontrato un refolo di vento. Queste cose pensava Tino mentre riordinava il banco dei pupazzi nuovamente messo a soqquadro da una torma di bambini il tardo pomeriggio precedente. Forse vedendolo maneggiare tutti quei giocattoli lo avrebbero invidiato, come se quel commesso sorridente dall’ espressione un po’ triste fosse lì per giocare e non per lavorare in modo alienato. Pochi anni e quei ragazzini avrebbero potuto sostituirlo in quello che veniva definito il turno lavorativo più ingrato dopo quello di Capodanno, lui allora giovane uomo maturo avrebbe finito di sistemare un amorfo albero di Natale per un mocciosetto di qualche annetto sotto lo sguardo spento di una moglie silenziosa, pallida ed amorfa….

Con una visibile espressione di nausea liberò le mani da orsacchiotti buffi e bruttarelli dirigendosi velocemente verso la macchinetta del caffè, non sapeva neanche che cosa volesse bere, un qualsiasi liquido purché caldo e zuccherato che potesse per qualche istante mitigare il senso di vuoto e vertigine che stava provando. Il suo piano era praticamente vuoto, una grande genialata della direzione essere aperti la mattina di Natale alle otto e trenta, il commercio ha le sue regole e non si ferma … gli parve quindi strano sentirsi apostrofare con uno- “ Scusi mi potrebbe aiutare?” Si voltò e in quel secondo riuscì ad assumere quel vuoto sorriso inespressivo che da contratto doveva mostrare a qualsiasi acquirente in ogni dinamica di vendita: aggancio, familiarizzazione con il cliente, illustrazione prodotto & vantaggi, superamento delle obiezioni, conclusione.

-“ Vorrei sapere dove posso trovare dell’incenso”- guardando il suo interlocutore, Tino rimase colto veramente di sorpresa: si trattava di un nordafricano vestito con caffettano, turbante, babbucce, sembrava un Remagio, la barba corta e ben curata, i modi gentili da principe fiabesco. La parte razionale del giovane commesso trovò rapida una spiegazione: la sera precedente c’era stata una patetica recita natalizia nella sala maggiore del centro dedicata agli acquirenti dubbiosi che ancora non avevano completato la lista dei “doveri natalizi” terminata con l’arrivo dei Magi mentre un gruppo di commesse indossanti un costume d’agrifoglio cantavano ispirate Tu scendi dalle Stelle. I Remagi facevano parte del gruppo di figuranti assoldati per l’occasione, forse il poveraccio, probabilmente eludendo la sorveglianza si era acquattato per godersi una notte, quella notte, in un posto meno squallido e più scaldato del solito buco che forse chiamava casa in una lingua sconosciuta a Tino. Ora, quasi non riuscisse a staccarsi da quella parte era dinnanzi a lui per richiedere con una nobiltà veramente considerevole dell’incenso, il più regale e spirituale dono che ricevette Gesù Bambino.

Tino pensò, perché no? Perché non giocare per un istante con quell’uomo che rappresentava un simbolo molto importante nel suo Natale da bambino, quando gli uomini dalla faccia scura che potevi incontrare in una giornata in una grande città non erano mai superiore alla somma dei Remagi. Gli piacevano i tre Re Magi, misteriosi ed esotici, a volte si chiedeva come mai non fosse attorno a loro nata una narrativa copiosa come quella di Babbo Natale, in fondo loro nel vangelo erano citati come protagonisti di un racconto suggestivo, mentre invece il bonario vecchietto vestito di rosso era una bella leggenda nordica.

-“Mi permetta di accompagnarla Altezza, recupereremo in un attimo l’incenso”- disse con gentile compostezza – “ Il reparto è attiguo la precedo ”- con rapide falcate Tino, seguito dallo strano personaggio percorsero quasi tutto il piano e si fermarono davanti le essenze. Il commesso prese qualche bastoncino d’incenso e fece l’atto di porgerlo al suo compagno, questi prese i bastoncini con un sorriso ed esclamò – “ Sei stato gentile ad aiutarmi, cosa posso fare per te? ”- e prima che Tino potesse dare una risposta sbrigativa che ponesse fine al delicato momento che stavano vivendo continuò – “ Oggi è Natale, è il compleanno del Bambino, so da sua Madre che gli piacciono gli orsetti colorati che stavi sistemando prima del mio arrivo, ecco vieni con me e regalagli questo che precedentemente ho preso, questo sarà il tuo dono ”- dicendo ciò diede in mano all’incredulo Tino uno di quei pupazzi che sino a pochi minuti prima stava sistemando nel suo reparto. In un istante sparì il reparto, le pareti del centro commerciale si dissolsero e mano nella mano con il Remagio si trovò nella capanna di Betlemme.

Giuseppe e Maria belli d’una soavità indescrivibile ringraziarono lo sbigottito Tino con un bacio e diedero l’orsetto al Bambino che guardò il commesso negli occhi e questo vide in un istante la forza di un tenero amore senza fine da vertigine.

Mezz’ora dopo Tino infreddolito stava tornando a casa, il Megasuperpresidente aveva deciso per una chiusura anticipata del centro forse per un rimorso natalizio. Per strada venne fermato da una equipe televisiva per la solita intervista natalizia da effettuare a campione sui passanti. Una dinamica giornalista lo interrogò – “Ci dica che cosa è secondo lei il Natale?” Tino sfoderò un sorriso che fece arrossire la giovane reporter, nella sua espressione non c’erano più la nausea di quando sistemava i giocattoli o la tristezza riservata alla sua vita passata di vacuo studente, il presente da commesso depresso, il futuro di rassegnato padre; c’era bontà. Rispose -“ Occhi che sanno amare”- mettendo in mano della ragazza un bastoncino d’incenso.

Fonte: Enrico Spera – Neteditor

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Informazioni su Luciano Del Fico 13566 Articoli
A partire da marzo 2013 un vero e proprio cambiamento comincia nella sua vita, da quel momento comincia per lui una vera conversione. Per ringraziare Gesù dei doni ricevuti, si occupa del sito web della sua parrocchia, poi crea un ebook di preghiere e novene che trovate su Amazon, infine crea Lodeate.it per diffondere la Parola di Gesù!