Potrei chiederle se ci sono dei riferimenti extra biblici dei primi du…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Reverendo padre,
Potrei chiederle se ci sono dei riferimenti extra biblici dei primi due secoli sul Purgatorio? Soprattutto: perché serve questa purificazione, se Cristo stesso e il suo sangue è la nostra Purificazione? Il suo sangue non era sufficiente a perdonare i nostri peccati? Nella Bibbia viene detto che andando sulla croce Gesù ha pagato i nostri peccati. Perché ora noi dobbiamo purificarci? Non siamo già purificato nel nome del Prezioso Sangue di Cristo?
Grazie mille! 
Dio la benedica


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. prima ancora che scritti sul purgatorio, abbiamo delle testimonianze vive della fede dei primi cristiani nelle catacombe.
Sulle loro tombe troviamo queste scritte: Vivi in Cristo (Vivas in Christo); la tua anima sia in un luogo di ristoro (in refrigerio anima tua); Dio dia ristoro al tuo spirito (Deus refrigeret spiritum tuum); Vi prego, o fratelli, di pregare quando venite qui (vos precor, o fratres; orare huc quando venitis); Prego voi tutti, che leggete, pregate per me peccatore (oro vos omnes, qui legitis, orate pro me peccatore) (cfr. Henri Leclerq, Purgatorie, in Dictionnaire d’archéologie et de liturgie chrétiennes  (XIV, coll. 1978-1981).

2. Tralascio i numerosi riferimenti biblici che alludono ad una purificazione post mortem, di cui uno dei più preziosi e quello che si trova nell’Apocalisse 21,27: “Nella Gerusalemme celeste non è entrerà nulla di impuro”.
Abbiamo però la testimonianza che ci viene dal martirio di San Policarpo (morto nel 155), discepolo di San Giovanni. Nel Martyrium Polycarpi (18,2-3) si legge: “Così noi abbiamo poi raccolto le sue ossa, più eccellenti delle gemme preziose e più pure dell’oro, deponendole in luogo conveniente.
Il Signore ci dia di poter celebrare l’anniversario del suo martirio, raccolti in esultanza e letizia in quel luogo, sia per ricordare coloro che hanno già superato la prova, sia perché i posteri siano ben preparati e pronti ad affrontarla”.
Sappiamo infatti che era costume celebrare l’Eucaristia nell’anniversario della morte dei martiri sulla loro tomba.
L’espressione “sia per ricordare coloro che hanno già superato la prova” lascia pensare sia a quelli che si trovano in Paradiso come anche a quelli che hanno bisogno di ulteriore purificazione.

3. Del II secolo abbiamo la testimonianza di Tertulliano: “Offriamo il sacrificio per i defunti nel giorno anniversario.
Per questa e per altre simili usanze… ti si fanno innanzi la tradizione che le ha istituite, la consuetudine che le ha confermate e la fede che le onora” (De corona, 3).
E ancora: “Così egli prega per la sua anima, ne chiede la pace e la partecipazione alla prima risurrezione e offre il sacrificio nel giorno anniversario della sua morte” (De monogamia, 10).
Tertulliano si rifà pertanto ad una tradizione che gli è anteriore, raccoglie e trasmette.

4. Sebbene sia non sia del II secolo abbiamo quanto ha scritto Clemente alessandrino a proposito della morte di Costantino avvenuta nel 317: “Il popolo insieme ai sacerdoti di Dio, con gemiti e lacrime, pregava Dio per l’anima dell’imperatore… Costantino aveva assai desiderato di poter usufruire delle sacre cerimonie, del mistico sacrificio e della comunione delle sante preghiere” (Vita Constantini, 4,71).
Anche qui si tratta di una testimonianza di fede già in uso, praticata precedentemente.

5. Abbiamo anche San Cirillo di Gerusalemme nella sua Catechesi mistagogica 5,9. Dice: “Ci ricordiamo poi di quelli che sono morti; e prima dei patriarchi… (enumera le categorie dei beati); poi preghiamo per i santi padri e i vescovi defunti, e in generale per tutti coloro che vissero con noi; soprattutto convinti che sarà di grande sollievo per quelle anime per cui si prega, mentre sta presente la santa e tremenda Vittima” (e cioè mentre si celebra l’eucaristia).
San Cirillo di Gerusalemme è del quarto secolo, ma ugualmente è testimone di una tradizione precedente che egli raccoglie e tramanda.

6. C’è anche la testimonianza di San Giovanni Crisostomo, che è uno dei quattro grandi dottori della Chiesa orientale, sempre di quel medesimo periodo: “E se poi il defunto era anche peccatore, occorre rallegrarsi, perché sono stati troncati peccati, ed egli non potrà più concedere nulla al vizio; e per quanto si può, è necessario aiutarlo non con le lacrime, ma con le preghiere, con suppliche, con elemosine e con sacrifici.
Non credi che mentre noi offriamo per coloro che sono morti adesso si sia dato un qualche conforto?” (Omelie in 1 Cor, 41,4,5).
Nelle Omelie sugli atti degli apostoli (21,4). Dice: “Non sono inutili i sacrifici per i defunti, non sono inutili le preghiere, non sono inutili le elemosine; tutto ciò ha ordinato lo Spirito, volendo che noi ci aiutiamo a scambievolmente…… che dici? Abbiamo l’ostia fra le mani, e tutto è pronto; sono presenti gli angeli, gli arcangeli; è presente il Figlio di Dio; tutti assistono con profondo timore; ed essi pure, coloro che sono morti in Cristo, sono presenti ed alzano il loro grido nel silenzio generale. Credi che tutto questo non ottenga il suo effetto?”.

7. Concludo con la testimonianza di Sant’Epifanio: “Che cosa inoltre mi può essere di più utile che ricordare i nomi dei defunti? Che cosa vi può essere di più opportuno e degno di ammirazione del fatto che i presenti si convincano che i morti vivono ancora, e non sono stati annichiliti, ma esistono ancora e vivono presso Dio; e che si dia loro il bellissimo annuncio, come se fossero partiti per un viaggio lontano? Sono utili le preghiere che si fanno per essi, anche se non possono distruggere tutte le colpe. Ed è questa la causa per cui esse giovano; che, spesso, mentre siamo ancora quaggiù, con o senza nostra volontà, siamo incerti nel fare ciò che è più perfetto… ricordiamo i peccatori… Implorando per essi la misericordia del Signore” (Hareses, 75,8).

8. Come si vede, fin dall’inizio tutti ne parlano, senza alcun tentennamento, come di un dato tipico della pietà cristiana verso i defunti.
Gli evangelici, come tutti i protestanti, purtroppo non usano questa grande carità nei confronti dei loro morti.

9. All’ulteriore domanda che hai fatto: ma Cristo non ha già pagato tutto sulla croce? C’è bisogno di aggiungere qualcosa?
Sì, ha pagato tutto, ma perché la Redenzione ci raggiunga è necessario accoglierla.
In forza della carità, per la quale costituiamo con tutti i credenti un solo corpo, possiamo aiutare gli altri ad accoglierla.
È questo il motivo per cui San Paolo scrive: “Sono lieto nelle sofferenze che sopporto per voi e do compimento a ciò che, dei patimenti di Cristo, manca nella mia carne, a favore del suo corpo che è la Chiesa” (Col 1,24).

Ti ringrazio del quesito. Sono contento per te che sei evangelico ma desideroso di conoscere la testimonianza di fede dei cristiani dei primi secoli.
Ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.