Posso chiedere una grazia per una persona che conosco, a sua insaputa?…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Salve,
sembra una domanda banale, ma non riesco a trovare risposta.
Posso chiedere, mediante l’intercessione di un santo, attraverso una novena ad esempio, una grazia per una persona che conosco, a sua insaputa? Mi capita di conoscere persone che apparentemente si trovano in situazioni particolari, tanto che provo dolore e sofferenza nei loro riguardi e vorrei fare qualcosa per rimediare tali sofferenze. La grazia è certamente un evento straordinario, raro, e affinché si verifichi, credo che serva una concatenazione di fattori: 
— la persona che chiede la grazia dovrebbe trovarsi in grazia di Dio e avere molta fede, poiché come dice il vangelo: Matteo 21,21 Rispose Gesù: «In verità vi dico: Se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che è accaduto a questo fico, ma anche se direte a questo monte: Levati di lì e gettati nel mare, ciò avverrà.
— la richiesta dovrebbe corrispondere al volere di Dio. Alle volte (anche se raramente), certe situazioni potrebbero avere cause non naturali, ad esempio di origine malefica, oppure permesse da Dio stesso per compiere un progetto umanamente imperscrutabile.
— il soggetto che dovrebbe ricevere la grazia, rifiuta a prescindere indirettamente la grazia perché non vuole credere, non vuole aprirsi a Dio.
Dopo aver fatto questa premessa, vado alla domanda. Posso quindi chiedere una grazia per un conoscente, senza dire nulla a tale persona che sto pregando per lei? 


Risposta del sacerdote

Carissimo, 
1. sì, possiamo chiedere grazie per un’altra persona a sua insaputa.
Lo possiamo fare in forza della carità per la quale in Cristo siamo un solo corpo.
Come nel nostro organismo biologico una parte può aiutare l’altra, così anche nell’organismo soprannaturale.

2. San Tommaso, dopo aver ricordato le parole della Sacra Scrittura: “Pregate gli uni per gli altri per essere guariti” (Gc 5,16), dice: “Noi dobbiamo desiderare il bene non solo per noi, ma anche per gli altri: ciò infatti rientra nei doveri di carità che siamo tenuti a esercitare verso il prossimo, com’è evidente dalle cose già spiegate. Perciò la carità esige che noi preghiamo per gli altri.
Di qui le parole del Crisostomo: “A pregare per se stessi costringe la necessità; a farlo per gli altri stimola la carità fraterna. Ma presso Dio è più gradita la preghiera raccomandata dalla carità fraterna, che quella mossa dalla necessità”” (Somma teologica, II-II, 83,7).

3. Non si richiede che le persone per le quali si prega siano in grazia.
Certo, è meglio se lo sono. Ma non è strettamente richiesto.
Santa Caterina da Siena attraverso la preghiera ottenne a loro insaputa la conversione dei due condannati a morte che urlavano bestemmiando Dio e i Santi mentre venivano condotti nel luogo dell’esecuzione.
All’improvviso e videro Gesù flagellato. In quel momento ricevettero la grazia del pentimento in maniera così forte che, se prima sotto le torture dei carnefici bestemmiavano, adesso le prendevano in espiazione dei loro peccati e in rendimento di grazie.

4. È chiaro che se quanto chiediamo per gli altri non rientra nella volontà di Dio non potranno ricevere la grazia domandata, ma Dio ne darà qualche altra.

5. Rimane vero invece quanto accenni alla fine della tua mail: gli altri possono ricevere qualche grazia in virtù delle nostre preghiere se si dispongono ad accoglierla.
In proposito San Tommaso dice: “Capita talora che la preghiera fatta per gli altri non ottenga (la grazia), anche se è fatta con pietà, con perseveranza, e per cose relative alla salvezza (eterna), a causa dell’impedimento esistente da parte dell’interessato.
In Geremia, infatti, si legge: “Anche se Mosè e Samuele stessero in preghiera davanti a me, io non mi volgerei verso questo popolo”.
Tuttavia la preghiera rimane meritoria per chi prega mosso dalla carità. Infatti a proposito delle parole del Salmo: “La mia orazione si è ripercossa sul mio seno”; la Glossa commenta: “cioè, sebbene essa non abbia loro giovato, io tuttavia non ho perduto la mia mercede” (Ib., ad 2).

6. Pertanto alla tua domanda conclusiva: “Posso quindi chiedere una grazia per un conoscente, senza dire nulla a tale persona che sto pregando per lei?” la risposta è: senza dubbio, sì.
Ma il conseguimento della grazia dipende dalla volontà di Dio e dalla disposizione del soggetto.

Ti benedico, ti auguro ogni bene e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.