Perché si celebrano tante Messe quando nella Lettera agli Ebrei si leg…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Caro Padre Angelo,
come state, spero bene!
Oggi vi faccio una domanda: com’è possibile che nelle nostre Chiese ci siano ogni giorno delle Messe con l’Eucarestia mentre nella Bibbia in Ebrei 7,26-27 c’è scritto: “Tale era infatti il sommo sacerdote che ci occorreva: santo, innocente, senza macchia, separato dai peccatori ed elevato sopra i cieli; egli non ha bisogno ogni giorno, come gli altri sommi sacerdoti, di offrire sacrifici prima per i propri peccati e poi per quelli del popolo, poiché egli ha fatto questo UNA VOLTA PER TUTTE, offrendo se stesso.
Spero possiate rispondermi presto, pregherò per voi, un caro abbraccio.
Gabriel


Risposta del sacerdote

Caro Gabriel,
1. è vero quello che tu dici. E la Chiesa lo professa strenuamente.
La Messa non è un nuovo sacrificio, ma è lo stesso identico (i teologi con terminologia latina dicono: idem numero) sacrificio di Cristo reso presente sull’altare.
Con bella espressione San Leonardo da porto Maurizio diceva che la Messa “non è una copia del sacrificio di Cristo, ma l’originale”.

2. Perché rendere presente sull’altare il sacrificio di Cristo?
Perché Cristo nell’ultima cena ha detto: “Fate questo in memoria di me”.

3. La tua obiezione è quella che comunemente fanno i protestanti alla Chiesa cattolica: il sacrificio di Cristo è unico e non si può ripetere.
Noi replichiamo: “È vero il sacrificio di Cristo è unico e non si può ripetere!
Tuttavia Cristo ha comandato di rendere presente fra di noi il suo sacrificio”.
Non è una ripetizione, non è neanche una rinnovazione, tantomeno è un nuovo sacrificio.
È lo stesso.
Con l’unica differenza che sulla croce era cruento (vale a dire con spargimento di sangue) e nella Messa è incruento (senza spargimento di sangue).

4. Questa distinzione l’ha fatta Gesù Cristo stesso.
Perché nell’ultima cena quando ha detto: “Questo è il mio corpo offerto in sacrificio per voi” e “Questo è il calice del mio sangue… versato per voi e per molti in remissione dei peccati” Gesù ha offerto in maniera incruenta il sacrificio di se stesso.
Dicendo “Fate questo in memoria di me” ci ha insegnato ad offrirlo a beneficio di tutti gli uomini in maniera incruenta.

5. Così l’ha inteso la prima comunità cristiana che si riuniva per offrire a Dio il sacrificio di Cristo in maniera incruenta.
Questo è chiarissimo dal testo di San Paolo nella prima lettera ai Corinzi capitolo 11: “Ogni volta infatti che mangiate questo pane e bevete al calice, voi annunciate la morte del Signore, finché egli venga” (1 Cor 11,26).
“Voi annunciate la morte del Signore” vuol dire: voi rendete presente la morte del Signore, rendete presente il suo sacrificio.
In maniera molto appropriata, dunque, viene detto che la Messa è il memoriale del sacrificio di Cristo, proprio perché lo annuncia, lo rende presente.
Il memoriale non è memoria.
La memoria è il ricordo di un evento passato.
Per gli ebrei il memoriale è “rendere presente” l’evento di cui si fa memoria.

6. San Paolo dice: “Finché egli venga”.
Ciò significa che il sacrificio di Cristo viene reso presente sull’altare a beneficio di tutti i singoli uomini per tutte le loro attuali necessità fino alla fine del mondo.

7. Dove sta allora l’errore dei protestanti? Nel non aver compreso la distinzione tra sacrificio cruento e sacrificio incruento.
La distinzione l’ha compiuta Gesù Cristo offrendo nell’ultima cena il sacrificio di sé in maniera incruenta, e offrendolo sulla croce in maniera cruenta.
La prima comunità cristiana l’ha compreso benissimo “annunciando la morte del Signore finché egli venga”.

8. Ecco che cosa dice in proposito il Catechismo della Chiesa Cattolica:
“1366 L’Eucaristia è dunque un sacrificio perché ri-presenta (rende presente) il sacrificio della croce, perché ne è il memoriale e perché ne applica il frutto:
[Cristo] Dio e Signore nostro, anche se si sarebbe immolato a Dio Padre una sola volta morendo sull’altare della croce per compiere una redenzione eterna, poiché, tuttavia, il suo sacerdozio non doveva estinguersi con la morte (Eb 7,24.27), nell’ultima Cena, la notte in cui fu tradito ( 1Cor 11,23 ), [volle] lasciare alla Chiesa, sua amata Sposa, un sacrificio visibile (come esige l’umana natura), con cui venisse significato quello cruento che avrebbe offerto una volta per tutte sulla croce, prolungandone la memoria fino alla fine del mondo ( 1Cor 11,23 ), e applicando la sua efficacia salvifica alla remissione dei nostri peccati quotidiani [Concilio di Trento: DS 1740].
1367 Il sacrificio di Cristo e il sacrificio dell’Eucaristia sono un unico sacrificio: “Si tratta infatti di una sola e identica vittima e lo stesso Gesù la offre ora per il ministero dei sacerdoti, egli che un giorno offrì se stesso sulla croce: diverso è solo il modo di offrirsi”. “E poiché in questo divino sacrificio, che si compie nella Messa, è contenuto e immolato in modo incruento lo stesso Cristo, che “si offrì una sola volta in modo cruento” sull’altare della croce questo sacrificio è veramente propiziatorio” [Concilio di Trento: DS 1740]”.

Ti ringrazio del quesito, ti auguro ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.