Perché quando mi sento più vicino a Dio, rinnovato dalla grazia santif…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Caro padre Angelo,
sono un giovane di 24 anni. La ringrazio della disponibilità con la quale vorrà accogliere questo mio quesito.
Vorrei chiederLe perché ogni volta che mi sento più vicino a Dio, rinnovato dalla Grazia santificante e abbracciato dalla forza della Fede, mi sento tentare maggiormente, soprattutto nella carne. Perché il demonio tenta particolarmente quanti sono più lontani da lui?
Grazie.
L’affido al Signore.
Roberto


Risposta del sacerdote

Caro Roberto,
1. il demonio tenta perché è invidioso del bene altrui, soprattutto del bene di ordine soprannaturale e divino.
Per questo tenta maggiormente non già quelli che sono suoi e che sono sotto la sua potestà a motivo del peccato, ma quelli che non sono suoi.

2. San Tommaso, chiedendosi come mai Cristo abbia voluto farsi tentare dal demonio, porta tra le varie motivazioni anche questa:
“Per nostro ammonimento: perché nessuno, per santo che sia, si creda sicuro e immune dalla tentazione. 
Per questo motivo volle essere tentato proprio dopo il battesimo; perché, come dice Sant’Ilario, “il demonio sferra i suoi attacchi più che mai sui santi, in quanto una vittoria riportata su di loro è più agognata“. E nel Siracide si legge: “Figlio, se ti presenti per servire il Signore, prepàrati alla tentazione” (Sir 2,1)” (Somma teologica, III, 41,1).

3. Riflettendo sul luogo in cui Cristo è stato tentato e cioè nel deserto, San Tommaso dice che Cristo è andato ad affrontare Satana nel suo regno, come si credeva comunemente. 
Andò “per provocare il demonio, come dice Sant’Ambrogio. Perché, se questi, cioè il diavolo, non l’avesse aggredito, quegli, cioè Cristo, non avrebbe vinto”.
Lo stesso Santo aggiunge altre ragioni, dicendo che Cristo fece questo, per indicare “un mistero, cioè per liberare dall’esilio Adamo”, il quale era stato espulso dal paradiso e mandato nel deserto; e per darci “l’esempio, cioè per mostrarci che il diavolo nutre invidia per coloro che aspirano a una vita migliore” (Somma teologica, III, 41,2).

4. Poco dopo San Tommaso torna sul medesimo concetto affermando che il diavolo, “sempre insidia coloro che aspirano a essere migliori”, come dice Sant’Ambrogio” (Ib., ad 2).
Pietro da Bergamo sintetizzando il pensiero di San Tommaso dice che “il diavolo tenta maggiormente i solitari e coloro che tendono a cose migliori” (Tabula aurea, tentatio).
E come il nemico prima di dare l’assalto ad una città perlustra il suo lato debole, così il demonio fa con le persone. Ecco perché tu vieni tentato subito su questo.

5. San Tommaso osserva che il demonio non tenta in maniera grossolana coloro che sono più avanzati nella vita spirituale: “Ecco perché il demonio non tenta l’uomo spirituale subito a peccati gravi; ma comincia dai più leggeri, per arrivare gradatamente a quelli più gravi. (…).
Tale metodo fu usato già dal demonio nella tentazione del primo uomo.
Prima infatti ne richiamò la mente sull’obbligo di non mangiare il frutto proibito (Gn 3,1): “Perché Dio vi ha proibito di mangiare di tutti i frutti del paradiso?”.
Poi lo tentò di vana gloria: “I vostri occhi si apriranno”.
E infine, portò la tentazione all’estremo limite della superbia: “Diventerete come Dio, conoscendo il bene e il male”.
Lo stesso ordine seguì nel tentare Cristo.
Prima infatti lo tentò su quelle cose che gli stessi uomini più spirituali sono costretti a desiderare: cioè sul sostentamento del corpo mediante il cibo.
In secondo luogo passò a suggerire cose in cui talvolta anche gli spirituali mancano, cioè a fare qualcosa per ostentazione: cioè lo tentò di vana gloria. 
Terzo lo tentò su cose che appartengono non agli uomini spirituali, bensì a quelli carnali: suggerì cioè la brama delle ricchezze e della gloria mondana “fino al disprezzo di Dio” (Somma teologica, III, 41,4). 

Ti accompagno con la preghiera perché il Signore ti dia forza.
Ti benedico.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.