Perché nell’ascolto del Vangelo si sta in piedi mentre nell’ascolto de…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Buonasera caro padre.
Domenica scorsa abbiamo celebrato la PAROLA e mi ha fatto riflettere e chiedermi su una cosa di carattere teologica/liturgica. Nella messa durante le letture del AT, l’assemblea sta seduta e alla fine dice: Parole di Dio – rendiamo grazie a Dio; mentre alla proclamazione del vangelo ci si alza e alla fine si dice: parola del Signore – lode a te o Cristo.
Da che cosa è dovuta la differenza dello stare seduti e in piedi, e alla fine nella risposta parola di Dio e Parola del Signore.
So che nella sostanza non cambia nulla perché è sempre la parola di Dio, ma nei gesti e nelle risposte ci sarà una differenza?
Ti voglio bene e ti ricordo nelle mie preghiere.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. non soltanto durante le letture dell’Antico Testamento, ma anche del Nuovo Testamento ad eccezione del Vangelo i fedeli stanno seduti.
Solo durante il Vangelo i fedeli ascoltano in piedi.
La differenza è questa: mentre per le altre letture Dio parla attraverso i profeti e gli apostoli, nel Vangelo parla per mezzo di Gesù Cristo che è Dio, fatto uomo. E cioè parla da se stesso.
Per questo i Vangeli hanno un posto tutto particolare all’interno della Sacra Scrittura e anche nella liturgia della Chiesa.

2. Il modo stesso in cui vengono proclamate le Letture tratte dai profeti e dagli apostoli e il Vangelo segna la differenza.
Le prime due iniziano indicando semplicemente da quale libro biblico sono tratte.
La proclamazione del Vangelo invece è introdotta da un breve dialogo tra il diacono o sacerdote, cui compete tale lettura, e i fedeli.
Inizia infatti dicendo: “Il Signore sia con voi”. I fedeli rispondono: “E con il tuo spirito”.
Il sacerdote soggiunge: “Dal Vangelo secondo Matteo” e i fedeli replicano: “Gloria a te, o Signore”.
 Al termine, colui che ha proclamato il Vangelo lo bacia.
Nelle Messe solenni si viene anche benedetti con il libro, l’Evangeliario.

3. Chi legge il Vangelo si prepara con una preghiera segreta e, se non è sacerdote, chiede la benedizione al sacerdote celebrante.
Terminata la lettura, dice sottovoce un’altra preghiera.
Per le altre letture invece non vi è niente di tutto questo.

4. La proclamazione delle altre Letture si conclude dicendo: “Parola di Dio” e i fedeli rispondono con rendimento di grazie dicendo: “Rendiamo grazie a Dio”.
La proclamazione del Vangelo invece, poiché in essa è Gesù Cristo stesso che ci parla, si conclude dicendo: “Parola del Signore”.
I fedeli acclamano dicendo in forma personale: “Lode a te, o Cristo”.

5. Proprio perché è Cristo stesso che ci parla, il Vangelo viene ascoltato in piedi, in segno di particolare venerazione e anche di prontezza nel mettere in pratica l’insegnamento del Signore.
Mentre le altre letture si ascoltano stando seduti, in maniera più familiare.

6. Vi è un altro particolare degno di essere sottolineato: all’inizio della proclamazione del Vangelo tutti si segnano per tre volte con una piccola croce sulla fronte, sulla bocca e sul cuore.
Questi piccoli segni di croce hanno diversi significati.
Vengono fatti come invocazione della benedizione divina che si riceve attraverso la proclamazione del Vangelo.
Oppure come richiesta di aiuto per accogliere e mettere in pratica tale parola.
Infine come dichiarazione di volerla difendere a fronte alta, di volerla annunziare con le labbra e di custodirla nel cuore.

7. In termini molto sintetici l’Ordinamento generale del Messale Romano dice: “La lettura del Vangelo costituisce il culmine della Liturgia della Parola. 
La stessa Liturgia insegna che si deve dare ad essa massima venerazione, poiché la distingue dalle altre letture con particolare onore: sia da parte del ministro incaricato di proclamarla, che si prepara con la benedizione o con la preghiera; sia da parte dei fedeli, i quali con le acclamazioni riconoscono e professano che Cristo è presente e parla a loro, e ascoltano la lettura stando in piedi; sia per mezzo dei segni di venerazione che si rendono all’Evangeliario” (n. 60).

Ti ringrazio di avermi dato l’opportunità di evidenziare il risalto che viene dato alla proclamazione del Vangelo.
In quel momento è Cristo stesso che ci parla con la sua stessa bocca. 
Nelle altre letture Dio invece ci parla con la bocca dei profeti e degli apostoli.
Ti auguro ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera. 
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.