Perché nella preghiera chiamiamo Dio con la parola Signore piuttosto c…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Caro Padre Angelo,
una cosa su cui mi sono interrogata: preghiamo il Padre Nostro, dicendo appunto ‘Padre’, ma quando si prega, si prega il ‘Signore’. Grazie a Gesù si accorcia la distanza tra noi e Dio, ci insegna a chiamarlo Padre. Ma solo nel Padre Nostro. Poi, di nuovo una rispettosa distanza. Mi dicono che il Signore mi ama, ma sono più sicura che il Padre mi ama, ci ama.
Grazie per aver letto la mia email. Grazie per la tua disponibilità e pazienza, la tua opera è preziosissima, il Signore ti benedica.
Simonetta 


Risposta del sacerdote

Cara Simonetta,
1. è vero, Gesù ci ha insegnato a rivolgerci a Dio chiamandolo Padre.
San Tommaso scrive: “Dio viene detto nostro Padre innanzitutto a motivo del modo speciale con cui ci creò, poiché ci creò a sua immagine e somiglianza (cfr Gn 1,26): il che non fece con le altre creature.
Poi viene detto Padre per il modo speciale con cui ci governa. Governa, è vero, anche tutti gli altri esseri, ma governa noi lasciandoci padroni di noi stessi, gli altri, invece, come schiavi.
Infine viene detto Padre per averci adottati. Se, infatti, alle altre creature ha fatto dei piccoli regali, a noi invece ha dato l’eredità, e questo perché siamo suoi figli” (Commento al Padre nostro).

2. Commentando le parole di Gv 16,23: “Se chiederete al Padre”, San Tommaso dice che Gesù insegna a rivolgerci a Dio con questo nome perché “la preghiera sia dettata da un affetto filiale.
Ecco perché dice di chiedere al Padre.
Chi chiede per paura non chiede al Padre, ma al padrone, o al nemico.
Di qui le parole evangeliche: ‘Se voi sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro celeste darà cose buone a quelli che gliele domandano?’ (Mt 7,11)”.

3. Tuttavia chiamare Dio con il nome di “Signore” non è semplicemente un titolo onorifico, ma è il nome stesso di Dio che nell’Antico Testamento in ebraico veniva espresso con la parola Adonaj e in greco con la parola Kyrios.
Questo nome esprime la sovranità di Dio non soltanto sul popolo eletto ma su tutti i popoli perché è il “Signore dei signori”, il “Dio degli dei” (Dt 10,17; Sal 136,3)
La sua sovranità non è come quella degli dei stranieri legata a una terra.
Dio è Signore universale ed esercita il suo dominio in ogni luogo in favore del suo popolo. “Dio è Signore di tutta la terra” (Gs 3,11).

4. Sappiamo che gli ebrei nelle letture liturgiche per motivi di rispetto non pronunciavano il nome di Jahwè, ma lo sostituivano sempre con Signore (Adonaj).

5. Nel Nuovo Testamento il titolo Signore viene applicato a Cristo per riconoscerne la divinità e la sovranità assoluta.
San Pietro nel discorso della Pentecoste applica a Gesù le parole iniziali del salmo 110,1: “Il Signore ha detto al mio Signore”.
Fondandosi anche su questo salmo la Chiesa fin dall’inizio nella sua predicazione ha proclamato la sovranità di Cristo attuata nella sua risurrezione. Ecco che cosa dice San Pietro sempre nel giorno della Pentecoste: “Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire. Davide infatti non salì al cielo; tuttavia egli dice: Disse il Signore al mio Signore: siedi alla mia destra, finché io ponga i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi. Sappia dunque con certezza tutta la casa d’Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso” (At 2,32-36).

6. La chiesa primitiva chiama Gesù “Signore”: “Se qualcuno non ama il Signore, sia anàtema! Maràna tha!
La grazia del Signore Gesù sia con voi” (1 Cor 16,22-23)).
 E si rivolge a Cristo ugualmente con questo nome: “Vieni, Signore Gesù” (Ap 22,20).

7. Pertanto, se il nome di Padre indica l’affetto e la vicinanza, quello di Signore indica la trascendenza di Dio, la sua signoria e la sua sovranità assoluta su tutte le cose.
Chiamarlo “Padre” e “Signore” fa bene a noi: ravviva l’affetto e la fiducia.

Ti auguro ogni bene, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.