Perché nel Memorare è usata la frase “davanti a te mi prostro” cosa ch…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Italiano

Quesito

Reverendo Don Angelo,
sono Salvatore C. e la ringrazio davvero di cuore per l’ultima risposta
che mi ha inviato. Però in breve devo chiederle: perché nel Memorare
è proprio usata la frase “davanti a te mi prostro” cosa che non si usa fare
davanti a nessun santo? Ci sono riferimenti biblici e spiegazioni dei santi teologi
oltre il fatto che sappiamo bene cioè che la Vergine Santissima è Madre di Dio?
Le chiedo questo perché in tanti oggi potrebbero dire che la suddetta espressione è solo un’immagine perché ci si deve prostrare solo davanti a Dio. (…).
La ringrazio ancora una volta per la sua caritatevole disponibilità verso di me,
Salvatore


Risposta del sacerdote

Caro Salvatore,
1. la preghiera del Memorare è di San Bernardo, dottore della Chiesa.
La devozione di San Bernardo alla Madonna è nota, tanto da taluni viene lodato con il titolo di “dottore mariano”.
Tuttavia la sua teologia è perfetta.

2. Per quanto la sua vita sia stata segnata da una grazia della Madonna quando aveva 12 anni, tuttavia al centro della sua vita cristiana rimane sempre Gesù.
Egli stesso scriverà: “Bisogna che gli onori resi alla Vergine siano giustificati dalla ragione. Questa Vergine Regina ha così numerosi e sicuri titoli per la nostra ammirazione, è così alta in dignità, che non ha proprio bisogno che le si inventino titoli falsi per la nostra venerazione.
Io canto a lei ciò che la Chiesa mi insegna a cantarle” (Epistola, 174,2).

3. La grazia che ebbe a 12 anni e che segnò la sua esistenza è stata un sogno fatto la notte di Natale.
In mezzo al cielo apparve la Madonna che veniva verso di lui, e quando gli fu accanto dal seno materno si staccò il Bambino, sfolgorante di bellezza e di soavità.
Tra i due fanciulli ci fu allora uno scambio di sorrisi e di carezze sotto lo sguardo compiacente e incoraggiante di Maria.
In quel momento le campane annunciarono la Messa di mezzanotte e ruppero il silenzio della notte e il sogno mistico di Bernardo.
Nella sua vita rimase sempre il convincimento che quel sogno non era come gli altri.
Andando avanti negli anni capì sempre più chiaramente che da quel sogno erano scaturite innumerevoli grazie e soprattutto l’orientamento della sua vita.

4. In una predica sulla Madonna assunta in cielo si espresse così: “Nessuno osi mai più parlare della vostra misericordia, o Vergine beata qualora si trovi anche uno solo che si ricordi di avervi invocata inutilmente nei suoi bisogni” (In Assumptione, Sermo IV,8).
Qualcuno applicando a San Bernardo stesso questa esperienza gli mette sulle labbra questa espressione: che non avrebbe mai più parlato della Madonna se avesse saputo che, una volta invocata non devozione, non abbia aiutato una persona.
Proprio da questa sfida sembra essere nata la bella preghiera del memorare.
Molti ancora oggi la recitano spesso e talvolta quotidianamente.

5. Eccola in italiano: “Ricordati, o piissima Vergine Maria, non essersi mai udito al mondo che alcuno abbia ricorso al tuo patrocinio, implorato il tuo aiuto, chiesto la tua protezione e sia stato abbandonato.
Animato da tale confidenza, a Te ricorro, o Madre, Vergine delle Vergini, a Te vengo e, peccatore contrito, innanzi a Te mi prostro.
Non volere, o Madre del Verbo, disprezzare le mie preghiere, ma ascoltami propizia ed esaudiscimi. Amen”.

6. Alcuni, ancora oggi, preferiscono dirla in latino: “Memoráre, o piíssima Virgo María, non esse audìtum a sǽculo, quémquam ad tua curréntem præsìdia, tua implorántem auxìlia, tua peténtem suffrágia, esse derelíctum. Ego tali animátus confidéntia, ad te, Virgo Vìrginum, Màter, curro, ad te vénio, còram te gémens peccàtor assisto. Noli, Màter Verbi, verba mea despícere; sed áudi propìtia et exáudi. Amen.

7. Ho voluto riportare appositamente il testo latino e far notare come San Bernardo non abbia minimamente accennato a gesti di adorazione.
All’adorazione fa riferimento il termine prostrarsi.
San Bernardo invece dice: còram te gémens peccàtor assisto.
Il verbo latino “assisto” significa mi metto dinanzi.
La traduzione in italiano “innanzi a Te mi prostro” è un po’ più forte e può essere malintesa, come tu fai giustamente notare.

Ti ringrazio dell’occasione che mi hai dato di poter dire tutte queste cose.
Ti benedico e ti ricordo nella preghiera,
padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.