Odia il peccato, ma ama il peccatore

Ritorno al confessionale Ma tanti peccati la gente non li sente piu articleimage

Chi di noi non si è mai dovuto scontrare con questa esortazione evangelica? Quanti di noi non hanno tentennato di fronte alla difficoltà di comprendere questo concetto? E’ per l’essere umano, infatti, estremamente difficile mettere in atto un proposito come questo.

Generalmente, nella nostra vita di ogni giorno siamo portati ad identificare noi stessi e gli altri con le ideologie, le scelte politiche, le parole, i comportamenti e persino il modo di vestire ed i tratti psicosomatici. Abbiamo il brutto vizio (ma a volte diventa una necessità) di identificare, catalogare – e quindi etichettare – tutto e tutti. Ciò probabilmente perchè il nostro istinto di sopravvivenza in quanto specie “animale” ce lo impone. Per esempio, se camminando per strada ci imbattiamo con un uomo dall’aspetto sconvolto che grida e brandisce un coltello sappiamo immediatamente che è un soggetto (in quel momento) pericoloso e questo ci basta per allontanarci in fretta e metterci al riparo. Ciò non toglie però che non sappiamo cosa esattamente abbia portato quell’uomo a determinati comportamenti che di per se’ sono sbagliati ma che se visti in un’altra ottica forse comprenderemmo di più. Fermo restando il fatto che la violenza genera violenza e che ferire e/o uccidere non sono solo reati penali, ma peccati contro Dio e la Creazione (“tutto ciò che avrai fatto a uno di questi fratelli più piccoli, l’avrai fatto a Me” dice il Signore).

L’esortazione evangelica, pertanto, va compresa nella sua interezza. Non possiamo prenderne una parte e lasciarne un’altra, non possiamo cioè amare il peccatore accettando il suo peccato o, peggio, amare il suo peccato per amare lui. Non è questo che il Signore ci chiede.

Ma allora, come fare? O meglio, cosa significa “ama il peccatore ma non il suo peccato”?

Questa mia riflessione (simile, se non uguale, a quella di tanti altri credenti e Cristiani) mira soprattutto – da persona pratica quale mi ritengo – di applicare qualcosa di così apparentemente “astratto” o “dottrinale” alla vita di ogni giorno. Non si può, pertanto, procedere se non tramite esempi concreti.

Un esempio che mi sembra fare al nostro caso è quello della spina nel piede.

Un uomo cammina bel bello per la sua strada, ma a piedi nudi. Camminando con il naso per aria, non si accorge di una grossa spina (o scheggia, come preferite) che si trova proprio sul suo cammino e ci finisce sopra con il piede. La spina gli si conficca nel calcagno, lui immediatamente si ferma per toglierla ma non ci riesce perchè la spina è in profondità. Decide così di proseguire fino a casa per toglierla con comodo, ma durante il suo cammino tutto gli diventa più gravoso. Non si accorge più della bellezza del paesaggio, né del profumo dei fiori, né di ogni altra cosa che prima gli dava gran gioia. La spina lo turba al punto tale che lui perde la gioia di vivere.

Ecco, questo esempio forse può servire a comprendere lo stato d’animo (e d’anima) di un uomo ferito dal peccato (la spina). Non è volontà dell’uomo di peccare, l’essere umano non sceglie (se non in rari casi  per fortuna) volontariamente di peccare, ma il peccato si insinua in lui quasi accidentalmente. Nell’esempio riportato, l’uomo cammina a piedi nudi perchè è fiducioso che la strada non lo tradirà. Ed è questo l’errore, credere che il peccato non esista, che la vita (il cammino) sia sempre e comunque privo di difficoltà, di tentazioni e di occasioni di caduta. Ovviamente, non è così.

Camminare a piedi nudi significa non prendere coscienza che viviamo in un mondo pieno di pericoli dal punto di vista spirituale. Tanto più nella nostra società dei consumi, del benessere, della soddisfazione dell’ego ad ogni costo. Il discernimento dei pericoli ai quali la nostra anima è sottoposta ogni giorno rappresenta quei sandali che dobbiamo per forza calzare come protezione per non farci trovare sprovveduti di fronte alla tentazione.

Premesso questo, è naturale pensare che siamo tutti peccatori perchè non è facile fare discernimento o evitare il coinvolgimento nel peccato, soprattutto quando viviamo a stretto contatto con ambienti di per se’ “pericolosi”. Penso ad esempio per chi lavora nelle multinazionali, dove il fattore “profitto” viene prima di qualsiasi altra considerazione. Penso all’industria bellica, a chi lavora in settori di progettazione di macchine per uccidere, di armi. Quante persone lavorano in fabbriche dove si producono armi? Quante di loro contano sul loro impiego per poter mantenere la propria famiglia? Eppure queste persone contribuiscono alla produzione di oggetti destinati ad uccidere. Questo è solo uno degli esempi che si potrebbe riportare.

Dunque, nessuno di noi può dirsi al riparo dal peccato. Ciò che però può rappresentare per noi la salvezza è quella, potendolo, di aiutare qualcuno a liberarsi della sua spina.

Amare il peccatore significa, quindi (secondo me), aiutarlo a liberarsi della sua spina – ovviamente quando ciò sia possibile per noi. E se non possiamo farlo noi in prima persona, allora facciamo in modo di aiutare qualcun altro a farlo – penso alle tante associazioni, per esempio, che si prodigano affinché le giovani donne non si trovino in strada a prostituirsi,  oppure a spacciare droga o ad abortire. Certo, ci sono anche peccatori che non vogliono essere aiutati… o che mostrano di non volerlo perchè sono talmente irretiti che non vedono la fossa che si sono scavati con le loro mani. Per questi possiamo solo pregare affinché il loro cuore si converta. La Grazia del Signore va invocata, ogni giorno, anche solo con una piccola preghiera. Se ognuno di noi, al mattino appena sveglio, dicesse una piccola preghiera con il cuore per la conversione dei peccatori!

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Informazioni su Maria Cristina Pezzuti 38 Articoli
All'alba dei trent'anni mi accorsi che la mia vita era un abisso di nullità... ho chiesto aiuto a Gesù e da quel giorno la mia vita è cambiata, lentamente ma progressivamente ho compreso il valore dei Sacramenti, della preghiera e della testimonianza. Soprattutto ho compreso quanto sia importante testimoniare la propria Fede affinchè altri possano sentirsi meno soli.