Non era sufficiente l’osservanza dei comandamenti per salvarsi? In che…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Gentilissimo Padre,
le pongo ancora, e me ne scuso, i seguenti quesiti:
l’osservanza dei dieci comandamenti non era già sufficiente per la salvezza dell’uomo?
 Gesù cosa ha aggiunto ai dieci comandamenti?
Inoltre, in che modo Gesù ha preso su di sé i nostri peccati?
Cercherò di leggere meno i libri che ritengo eruditi e di non cercare una logica umana nella religione.
Cercherò di rifugiarmi ancora in Dante “matto è chi spera che nostra ragione possa trascorrere la infinita via … state contenti umana genta al quia, che se possuto avreste veder tutto, mestier non era parturir Maria”.
Mediterò a lungo le Sue risposte e la ricorderò nelle mie preghiere.
Le sono grato
Gaspare 


Risposta del sacerdote

Caro Gaspare, 
1. poiché la vita di comunione con Dio è di ordine soprannaturale, per entrare nella vita eterna è necessario essere proporzionati a tale ordine.
A questo Dio si prepara mediante la grazia santificante, che è un dono suo, comunicato in via ordinaria attraverso i sacramenti.
Pertanto l’osservanza integrale dei 10 comandamenti è necessaria, ma non è ancora sufficiente

2. Il cuore della grazia santificante è costituito dalla carità che consiste nel medesimo modo di amare di Dio, e cioè in un modo di amare di ordine soprannaturale.
Per questo San Giovanni dice nella sua prima lettera: “Dio è carità, e chi rimane nella carità rimane in Dio e Dio rimane in lui” (1 Gv 4,16).

3. La grazia santificante corrisponde a quel vestito di cui era sprovvisto quel tale che si è presentato al banchetto di nozze di cui parla la parabola evangelica in Mt 22,11.
San Tommaso si chiede: “Qual è questo abito?”. Risponde: “È Cristo”.
Poi prosegue: “Noi che siamo di Cristo, rivestiamoci di Cristo. (…).
Alcuni rivestono Cristo mediante il sacramento. (…).
Alcuni sono in Cristo per la carità e l’amore. (…).
Bisogna avere dunque l’abito nuziale e rivestire Cristo mediante l’attività buona, un genere di vita santa, una carità vera; e se viene meno sola di queste cose, è un male” (Commento al Vangelo di Matteo, 22,11).

4. È vero che Dio concede la grazia anche ai pagani se vivono in maniera retta, vale a dire secondo i 10 comandamenti.
Ma il discriminante per entrare nel regno dei cieli è l’essere proporzionati all’ordine soprannaturale, e questo si attua quando si è rivestiti di Cristo e della sua grazia.

5. Chiedi poi in quale maniera Gesù Cristo abbia preso su di sé i nostri peccati.
La risposta è racchiusa nella sua volontà di caricarsi dei nostri peccati, come aveva già detto di lui il profeta Isaia: “Egli si è caricato delle nostre sofferenze, si è addossato i nostri dolori; e noi lo giudicavamo castigato, percosso da Dio e umiliato.
Egli è stato trafitto per le nostre colpe, schiacciato per le nostre iniquità.
Il castigo che ci dà salvezza si è abbattuto su di lui; per le sue piaghe noi siamo stati guariti” (Is 53,4-5).

6. I teologi vanno ancora più in là. E ricordando che Gesù Cristo ha avuto la visione beatifica fin dal primo istante della sua esistenza, concludono che Cristo vedeva in maniera permanente con l’occhio della sua mente umana ognuno di noi, con le nostre personali necessità e i nostri personali peccati.
Quei peccati li vedeva in maniera circostanziata e precisa e se li è caricati sulle spalle fin dal primo istante della sua esistenza.
Sicché tutta la sua vita, attimo per attimo, è stata offerta a Dio Padre in nostra espiazione e redenzione.
Pertanto non li ha espiati in maniera generica e in confuso, ma uno per uno perché li vedeva dettagliatamente e proprio per questi singoli peccati versava il suo sangue.

7. Questo pensiero dovrebbe far sprigionare per Nostro Signore un amore ancora più grande. 
Come Egli è vissuto istante per istante per ciascuno di noi perché personalmente ci vedeva e ci amava, così in qualche modo dovremmo contraccambiare anche noi, vivendo per Lui, a lode della sua gloria, come dice San Paolo (Ef 1,14).

Ti benedico, ti ricordo nella preghiera e ti auguro ogni bene. 
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.