Negli ultimi tempi si è incrementata molto la mia vita di preghiera. L…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Caro Padre Angelo,
spero di trovarla bene. 
Non so se ricorda di me: sono il dottorando di … che passò a trovarla ad … lo scorso novembre.
Torno a scriverle perché mi sto confrontando da molto tempo con un problema di ordine pratico che riguarda la mia vita spirituale.
Nell’ultimo anno ho iniziato a coltivare con maggiore impegno alcune pratiche quali la Messa quasi quotidiana, la liturgia delle ore recitata privatamente nel corso della giornata, la recita del Rosario e simili. Inutile dire che ne trovo un grande giovamento e sento un forte bisogno di perseverare.
Tuttavia, ho scelto di vivere questo incremento di vita religiosa sostanzialmente nel segreto anche con le persone a me più care e vicine (familiari, fidanzata, amici, colleghi; che in alcuni casi sono credenti e praticanti e in altri no ma che certamente rispettano tutti la mia fede anche se possono non condividerla); e anche con quei sacerdoti cui mi rivolgo, se non per una vera direzione spirituale, per avere consigli in materia.
Questo è dovuto da un lato a un sentimento di umiltà, per cui mi sembrerebbe di mettermi in mostra e di volermi costruire dei meriti che non ho a rivendicare questo sforzo; e dall’altro, non lo nascondo, al timore di risultare un po’ troppo devoto soprattutto agli occhi di chi è molto tiepido.
Ora, in generale questo non mi è difficile perché esco presto al mattino e per lavoro o studio passo spesso tutta la giornata fuori casa, ma in altre circostanze devo uscire di proposito per queste attività e in quel caso cerco il più possibile di celarlo, magari approfittando di una commissione da fare o semplicemente dicendo di andare a fare un giro.
La situazione non mi lascia del tutto tranquillo, perché da un lato avverto che si manca di dare una giusta testimonianza di una cosa non negativa e dall’altro agire diversamente mi creerebbe grossi imbarazzi. Talvolta ho detto questa cosa in confessione ma non so se vorrei agire diversamente.
Le chiederei pertanto un consiglio su come comportarmi e anche un chiarimento su fin dove sia lecito essere decettivi rispetto alla propria vita spirituale, per umiltà ma anche per una molto umana timidezza.
Mi scuso per la mail così lunga.
Per ringraziarla come posso, la ricorderò nella preghiera unendo a questa intenzione quella per tutto l’Ordine dei predicatori. Spero che possa dire una preghiera per me.
Un carissimo saluto e sinceramente grazie fin da ora,


Risposta del sacerdote

Carissimo, 
1. mi ricordo bene di te e sono contento, anzi, molto contento della tua vita di preghiera, di unione con il Signore.
Mi pare di poter dire che hai cominciato a bere di quell’acqua di cui parlava il Signore con la samaritana quando le diceva: “L’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna” (Gv 4,14).
Sono certo che ormai non puoi più fare a meno di questa acqua che costituisce la sorgente della tua freschezza interiore, il respiro della tua vita, la vita della tua vita

2. Perché è la sorgente della tua freschezza interiore, il respiro della tua vita, la vita della tua vita?
Perché “zampilla per la vita eterna”. 
E poiché la vita eterna consiste nel possesso di Dio e di Gesù Cristo secondo quanto ha detto Nostro Signore: “Questa è la vita eterna: che conoscano (e cioè possiedano, n.d.r.) te, l’unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo” (Gv 17,3), quest’acqua ti unisce a Dio, ti unisce a Gesù Cristo.
Ora Dio è la vita dell’anima, secondo la bella affermazione di Sant’Agostino:“Dio è la vita dell’anima come l’anima è la vita del corpo (Confessioni, X,1).
Questo per te è così vero che anche tu puoi dire insieme con Davide: “(Dio) con me non tacere: se tu non mi parli, sono come chi scende nella fossa” (Sal 28,1).
Nella preghiera (Messa quasi quotidiana, liturgia delle ore, recita del Rosario e simili) Dio ti parla in continuazione.

3. Quando cogli le varie occasioni che la vita ti offre per compiere le pratiche che mi hai descritto assomigli a Gesù il quale agli apostoli che gli dicevano “Rabbì, mangia” (Gv 4,31), rispondeva: “Ho da mangiare un cibo che voi non conoscete” (Gv 4,32).
Il cibo che Cristo doveva mangiare consisteva nel fare la volontà del Padre: “Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato e compiere la sua opera”, Gv 4,34) e cioè la salvezza degli uomini.
Così anche tu quando ti nutri di questo cibo vai a compiere un’azione che dà vita non soltanto a te, ma a molti, secondo la bella espressione di Elisabetta Leseur, terziaria domenicana: “Quando un’anima si eleva, non eleva soltanto se stessa, ma con sé eleva tutta la Chiesa, tutto il mondo”.
È bello pensare che quando cerchi quegli spazi di preghiera vai a fare del bene non solo a te, ma anche alla Chiesa, a tutto il mondo.

4. La grazia inestimabile della preghiera che hai ricevuto, custodiscila come un tesoro prezioso.
Poiché ti unisce a Cristo, è un tesoro nascosto.
Per questo, almeno per ora, tienila nascosta.
Lo Spirito Santo che ha ispirato Raffaele a dire: “È bene tenere nascosto il segreto del re” (Tb 12,7) sta muovendo anche te nella medesima direzione. Alcuni non comprenderebbero, altri addirittura fraintenderebbero e chiamerebbero malattia quello è grazia.
Così aveva risposto lo psicologo che era stato messo alle calcagna di André Frossard dopo la sua conversione, quando i suoi genitori vedevano la sua attrazione per le cose di Dio. Questo giovane, educato nel più rigido ateismo da suo padre, segretario del partito comunista francese, dopo l’improvvisa e istantanea conversione sentiva fortissimo il bisogno di saziarsi di Dio.
I suoi non capivano e per questo gli misero accanto, a sua insaputa, uno psicologo per capire quale fosse la malattia – così la chiamavano – che l’aveva colpito.
Ed ecco la risposta dello psicologo ai suoi genitori: “Vostro figlio è perfettamente sano. Quello che voi chiamate malattia, i cristiani lo chiamano grazia”.
Questo lo si legge in quel bel libro che a suo tempo andò a ruba: “Dio esiste, io l’ho incontrato”.

5. Con altri, che certamente capirebbero come i sacerdoti e addirittura il tuo stesso confessore, è bene che tu mantenga ugualmente il riserbo.
Ci sono cose della propria vita spirituale che non possono essere dette neanche al sacerdote confessore. Parrebbe di mostrarsi santi, di essere pervenuti chissà a quale livello di vita spirituale, mentre si sa bene che non lo si è.

6. Sicché per ora continua a fare così. 
Quando sarai nel matrimonio forse non sarà più possibile tenere nascosto del tutto questo segreto. 
Ma tua moglie sarà in grado di capirlo e verrà a scoprire qual è stato il segreto più profondo dell’attrazione singolare che provava per te a differenza di molti altri.

7. Ringrazio il Signore che continua a vivificare il suo popolo.
Forse altri nostri visitatori, leggendo quanto mi hai scritto, saranno contenti di ritrovarsi nella tua medesima esperienza.
Altri sentiranno in maniera più viva il significato di quanto ha detto Gesù dopo il miracolo della moltiplicazione dei pani: “Datevi da fare non per il cibo che non dura, ma per il cibo che rimane per la vita eterna e che il Figlio dell’uomo vi darà” (Gv 6,27).

Con l’augurio di non deflettere mai dalla strada nella quale il Signore ti ha introdotto, mentre ti ringrazio per la preziosa preghiera che elevi a Dio per me e per l’Ordine dei Predicatori al quale appartengo, ti benedico e ti assicuro molto volentieri la mia.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.