Neanche il Papa sotto pena di scomunica può imporre di rivelare quanto…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Buonasera Padre,
Mi stavo chiedendo se il segreto confessionale valga anche per chi ha scoperto alcuni peccati espressi in confessione pur non essendo il sacerdote. Se questo fosse interrogato sotto punizione di scomunica, sarebbe autorizzato o no a rivelare o peccati?
Grazie per l’eventuale risposta


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. non solo i sacerdoti confessori ma anche tutti coloro che per qualsiasi motivo hanno potuto sentire l’accusa dei peccati sono tenuti al segreto.

2. Per la violazione del segreto il sacerdote viene punito immediatamente con la scomunica e viene sospeso a divinis (non può celebrare nessun sacramento e se lo fa compie dei gravissimi sacrilegi).
Per la remissione di questo peccato deve ricorrere alla Penitenzieria Apostolica, che fa le veci del Papa.
Ma compiono gravissimo peccato anche tutti quelli che rivelano peccati che vengono accusati in confessione, indipendentemente dalla modalità in cui ne sono venuti a conoscenza.

3. Nel codice di diritto canonico si legge:
“Can. 1388, §1: il confessore che viola direttamente il sigillo sacramentale incorre nella scomunica late sentenze riservata la sede Apostolica che poi lo fa solo indirettamente sia punito proporzionatamente alla gravità del delitto.
Can. 1388, §2: l’interprete e le altre persone di cui al canone 983,2, che violano il segreto, siano puniti con giusta pena, non è esclusa la scomunica.

4. Il canone 983, §2 dice: “All’obbligo di osservare il segreto sono tenuti anche l’interprete, se c’è, e tutti gli altri ai quali in qualunque modo sia giunta notizia dei peccati dalla confessione”.

5. I teologi moralisti distinguono poi tra conoscenza immediata e conoscenza mediata dei peccati accusati.
Hanno notizia immediata dei peccati il confessore, l’interprete e coloro che sentono la confessione.
Hanno notizia mediata il superiore cui si ricorre per la riserva, il consultore al quale si sottopone il caso, coloro che ascoltano le rivelazioni del confessore che trasgredisce il sigillo, chi legge i peccati scritti su un pro-memoria del penitente…

6. Pertanto nessuno, neanche il Papa, può imporre sotto pena di scomunica di rivelare quanto uno ha sentito dell’accusa di un penitente.
Anzi, non è escluso che possa essere scomunicato se rivela quanto sentito.

7. Come si vede, la Chiesa tutela al massimo la segretezza della confessione perché diversamente si profanerebbe il sacramento e i fedeli troverebbero difficoltà ad accostarsi a questa sorgente di perdono e di riconciliazione.

Ti auguro ogni bene, ti ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.