Mia sorella ha detto “Perché Dio mi ha creato, per poi obbligarmi ad a…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

La ringrazio intanto per tutto quello che fa a pro di tante anime, e che ha aiutato non poche volte anche me.
Le scrivo oggi perché ho un problema: mia sorella maggiore (23 anni) non crede, ed anzi vive manifestamente contrariamente alla legge di Dio, però si vede che c’è in lei un “anelito” a cercarLo. Oggi mi ha posto davanti a questo quesito:
Perché Dio mi ha creato, per poi obbligarmi ad adorarlo, e se non lo adoro mi manda all’Inferno? Doveva crearmi libero di adorarlo o non adorarlo indifferentemente, e non minacciarmi l’Inferno se io mi rifiuto. Tanto più che non gli ho chiesto io di essere creato: anzi, poteva benissimo fare a meno di crearmi, anziché crearmi per obbligarmi ad adorarlo. A questo punto, perché mi ha creato? È cattiveria?
Capisco che sembra un ragionamento un po’ luciferino, ma le assicuro che mia sorella non è cattiva, e anzi, spero che il Signore la tocchi presto con la sua grazia, ché secondo me potrebbe diventare una gran devota. Però proprio non riesco a venire a capo di questo sofisma: la prego, mi aiuti a sbrogliarlo e mi dia qualche buon consiglio su cosa posso fare per cooperare col Signore alla conversione di F. 
Affido me e la mia famiglia alle sue preghiere, che cerco di ricambiare fin da subito, e la ringrazio infinitamente del tempo e della disponibilità. 
Cordialmente in N. S. Gesù Cristo
G.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. il Dio in cui tua sorella non crede non esiste.
Tua sorella fa tanti ragionamenti per concludere con certezza che quanto lei dice corrisponde al vero.
Invece quel Dio in cui non crede, ripeto, non esiste.

2. Tutto quello che lei dice su Dio è una deformazione della verità.
A tanto si giunge quando ci si allontana progressivamente da lui.
Mi dici infatti che tua sorella “vive manifestamente contrariamente alla legge di Dio”.

3. Adorare Dio non è altro che spalancargli il cuore perché lo riempia di Sé e nello stesso tempo lo riempia di ogni bene per la vita presente e per quella futura.
Dio non ha bisogno della nostra adorazione. Non sarebbe Dio se ne avesse bisogno. Significherebbe che gli manca qualcosa.
Siamo noi che ne abbiamo bisogno.

4. Il precetto di amare Dio è simile al precetto che ci può dare il proprietario di una gioielleria che ci vede ammirare dall’esterno quanto esposto in vetrina.
Che cosa succederebbe se il gioielliere uscisse fuori e ci dicesse: “Non si accontenti di guardare. Entri, si serva dei gioielli che vuole gratuitamente.
Sono contento se ne prende.
Anzi, se vuole farmi ancora più contento, li prenda tutti gratuitamente!”.
Qualora dicessimo: “Che cosa ne posso fare?”.
Il gioielliere potrebbe dire: “Li metta in banca. Sono un capitale preziosissimo per lei e per la sua famiglia! Oppure li distribuisca ai suoi cari oppure ne faccia quello che vuole!”.

5. Ecco: “Dio è amore” (1 Gv 4,8). È tutto il contrario di quello che dici tua sorella.
Ci ha creato perché godessimo di tutto ciò che gode Lui.

6. Essere venuti al mondo non è una condanna, ma è un capolavoro del suo amore.
Pensa solo a questo fatto: poter prendere coscienza del dono di essere stati tratti dal nulla.
Sì, dal nulla. 
Perché i nostri genitori hanno cooperato per darci un corpo, che è una realtà di ordine materiale e biologico.
Ma la coscienza è qualcosa di spirituale. Questa è stata tratta dal nulla. È una possibilità che viene solo da Dio!
È solo per mezzo della coscienza che noi prendiamo consapevolezza dell’esistenza di Dio.
Per mezzo di essa diventiamo capaci di conoscere, di amare e di possedere Dio nel nostro cuore.
(Parlo di coscienza, che è un atto dell’intelligenza. Ma ne parlo come sinonimo dell’intelligenza, di cui è un atto.
Ne parlo anche come sinonimo dell’anima razionale e spirituale).

7. Inoltre Dio non caccia nessuno all’inferno, come dice tua sorella, perché Dio è amore.
Anzi fa di tutto fino all’estremo, con mille richiami della coscienza e con vari provvedimenti, perché nessuno vi si cacci da se stesso.
Perché all’inferno ci si caccia solo da se stessi, volendo rimanere separati da Lui che è la sorgente di ogni bene.
L’inferno è sempre solo un’autocondanna.
È l’autocondanna di chi non ha voluto aprire il proprio cuore per essere riempito di ogni bene.

8. Non è stoltezza, questa?
Quanti purtroppo fanno più o meno i ragionamenti di tua sorella. E come si ritengono intelligenti!
Non si accorgono di quanto siano vere le parole che la Sacra Scrittura applica proprio a loro: “Mentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti” (Rm 1,22).

9. Che cosa si può fare in questa situazione?
È necessario innanzitutto prendere consapevolezza che certe oscurità mentali sono frutto del vivere lontani da Dio.
Nostro Signore ha detto: “La luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno preferito le tenebre alla luce, perché le loro opere erano malvagie” (Gv 3,19).
Dio viene conosciuto bene solo da chi hai il cuore puro.
Il peccato rende incapaci di conoscerlo e di possederlo.
I ragionamenti possono arrivare solo fino ad un certo punto.

10. C’è un’altra strada ed è quella indicata da Santa Teresa di Gesù bambino quando ha detto: “Ah, preghiera e sacrificio formano tutta la mia forza, sono le armi invincibili che Gesù mi ha date, toccano le anime ben più che i discorsi, ne ho fatto esperienza spesso” (Storia di un’anima, 315). 
Le preghiere e i sacrifici aprono la porta all’intervento di Dio perché illumini e perché provveda.

Volentieri mi unisco a questo tuo combattimento segreto perché tua sorella diventi come Dio desidera.
Auguro ogni bene a te e alla tua famiglia e uno per uno vi benedico.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.