Mi chiedevo se ci sia eresia anche quando la negazione ostinata concer…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Buona sera.
Ho letto la sua risposta (pubblicata oggi) riguardo la differenza che intercorre fra eresia e scisma.
Ha scritto che l’eresia è la negazione ostinata di una o più verità di fede.
Mi chiedevo se ci sia eresia anche quando la negazione ostinata concerne ambiti della morale definiti dal Magistero.
Mi riferisco a quei teologi che hanno sposato la cosiddetta etica della situazione, a quei vescovi e teologi che scarnificano, attenuano o negano ciò che è stato definito dalla Humanae vitae ed infine a quei preti e vescovi germanici che sono favorevoli alla benedizione delle cosiddette “nozze” omosessuali.
Cordialmente.
Alessandro 


Risposta del sacerdote

Caro Alessandro,
1. per eresia si intende “l’ostinata negazione, dopo aver ricevuto il battesimo, di una qualche verità che si deve credere per fede divina e cattolica, o il dubbio destinato su di essa” (Codice di diritto canonico, can. 751).

2. Parlando di “verità”, è sottinteso che queste verità possono essere sia di fede (le verità da credere) sia di morale.
Ne dà conferma il fatto che la definizione sull’infallibilità del Magistero parla di verità di fede o di morale (de fide vel de moribus).

3. Il problema nasce quando ci si domanda se ci siano dei pronunciamenti dogmatici riguardanti la morale.
Molti dicono che, pur non escludendo che ve ne possano essere, di fatto non ce ne sono perché i vari pronunciamenti dogmatici emessi dal Magistero della Chiesa riguardano solo l’ambito delle verità di fede e non di morale.

4. Questa opinione, tuttavia, non è corretta perché almeno un pronunciamento dogmatico riguardante verità di morale c’è ed è quello sancito dal concilio di Trento in questi termini: “Se qualcuno dice che lo stato coniugale deve essere anteposto allo stato di verginità o di celibato, e che non è migliore e più felice cosa (“melius ac beatius”) rimanere nello stato di verginità o di celibato piuttosto che contrarre matrimonio, sia anatema” (DS 1810).
I due termini melius e beatior sono presi da 1 Cor 7,38.40 nella traduzione della Volgata.

5. Pio XII, nell’enciclica Sacra virginitas (1954), scrisse: “La dottrina che stabilisce l’eccellenza e la superiorità della verginità sul matrimonio, come già dicemmo, annunciata dal Divin Redentore e dall’Apostolo delle genti, fu solennemente definita dogma di fede nel concilio di Trento e sempre concordemente insegnata dai Santi Padri e dai Dottori della Chiesa. I nostri predecessori e noi stessi, ogni qual volta se ne presentava l’occasione, l’abbiamo più e più volte spiegata e vivamente inculcata”.

6. A parte questo caso, il fatto che non vi siano sentenze dogmatiche riguardanti le verità di morale non significa che il Magistero della Chiesa sia su questo punto meno garantito, perché l’adesione a queste verità è tale e quale a quella data per le verità di fede.
Bisogna distinguere infatti tra Magistero definitorio e Magistero definitivo.

7. Il Magistero definitorio si esprime con pronunciamento dogmatico ed è infallibile. Quando viene emesso, la Chiesa deve dire che si tratta di un pronunciamento dogmatico perché tutti i fedeli siano a conoscenza del suo preciso valore. 
Il Magistero definitivo è ugualmente infallibile ed è quello che viene dato dal Papa insieme con i vescovi anche se non sono radunati in Concilio, ma che convengono con lui nel ritenere definitiva una determinata dottrina. Questo è avvenuto in maniera chiara nell’enciclica Evangelium vitae a proposito dell’aborto, delle eutanasia e dell’omicidio volontario.

8. Ma può avvenire anche nel Magistero che il Papa fa da solo tornando insistentemente su quell’argomento e ricordando il mandato divino del suo dovere di insegnare.
Di questo tenore è il Magistero del Papa Paolo VI nell’enciclica Humanae vitae in cui condanna la contraccezione coniugale.

9. Che si tratti di insegnamento definitivo detto esplicitamente Giovanni Paolo II: “Quanto è insegnato dalla Chiesa sulla contraccezione non appartiene a materia liberamente disputabile tra i teologi. Insegnare il contrario equivale a indurre nell’errore la coscienza morale degli sposi” (5.5.1987).
Dello stesso tenore e il Vademecum per i confessori del Pontificio Consiglio per la famiglia (12.2.1997): “La Chiesa ha sempre insegnato l’intrinseca malizia della contraccezione, cioè di ogni atto coniugale intenzionalmente infecondo. Questo insegnamento è da ritenere come dottrina definitiva ed irreformabile (n.2.4)”.

10. Il Magistero definitorio si conclude con la scomunica e la conseguente condanna di eresia per chi ostinatamente nega quella determinata dottrina.
Il Magistero definitivo, pur essendo ugualmente infallibile, tuttavia non si conclude con la scomunica e con la condanna di eresia.

11. Ci si può domandare perché per le verità di ordine morale la Chiesa preferisca pronunciarsi con Magistero definitivo piuttosto che definitorio?
Perché la Chiesa è madre e sa che non poche persone per vari motivi non seguono il suo insegnamento morale. Allora non vuole metterli di fronte all’aut aut, vale a dire a: o dentro o fuori. Perché, messi fuori con la scomunica, sarebbe più difficile un loro ritorno.
Preferisce pertanto tenerli dentro, anche perché l’esperienza insegna che con l’andare del tempo molti maturano e cambiano pensiero.

12. Per cui per chi rifiuta l’insegnamento definitivo della Chiesa non è previsto che sia scomunicato.
Il Magistero della Chiesa usa un altro linguaggio e dice che si tratta di un’affermazione scandalosa, temeraria, dannoso per il sentire dei fedeli ed erronea (in latino: “scandalosa, temeraria, piarum aurium offensiva et erronea”). E pertanto da rivedere.

Ti benedico, ti ricordo nella preghiera e ti auguro ogni bene.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.