METRO – L’innaturale perdita di un figlio

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Una giovane 19enne livornese muore per sballo in discoteca. Un figlio morto è qualcosa di innaturale. Se ti muore un genitore sei orfano, se ti muore un coniuge sei vedovo, ma se ti muore un figlio la parola non c’è. E se un figlio ti muore in questo modo le parole che mancano sono infinite, sono tutte. Quando un genitore sa che il figlio si droga, spera sempre che ne esca. Se poi arriva una telefonata e ti dice che la droga se l’è portato via, ti chiedi come sia possibile che un ago così piccolo distrugga fino a quel punto. E ricordi gli indizi che non avevi capito: la chiusura progressiva in un mondo tutto suo, i soldi che sparivano, le assenze a scuola non giustificate. Forse in questi casi l’unico modo per aiutarsi è aiutare. Aiutare altri genitori in situazioni simili. Parlare. Condividere. Fare in modo che segnali anche minimi possano diventare identificabili. Stare accanto a genitori che in situazioni così sono solo schiacciati dal dolore e dal senso di colpa può essere una terapia. A volte si può incoraggiare a denunciare. Sì, sto dicendo di denunciare i propri figli. Può essere l’unico modo per salvarli. È qualcosa di terribile ma talvolta è l’inizio di un percorso terapeutico. È un puntuare fortemente i piedi nel terreno per non cadere nel precipizio e per non trascinare altri con sé. E in questo modo torni ad essere un po’ genitore anche di quel figlio che hai perso.

Tratto da Metro



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