L’Inquisizione e la caccia alle streghe nei secoli 16º e 17º – Amici D…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Buonasera, don Bellon.
Potrebbe spiegare la visione cattolica di questi due fenomeni che hanno riguardato la storia tra il Cinquecento e il Seicento?
Grazie in anticipo.
Un’Ave Maria per lei e per l’Ordine Domenicano.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. nel 1542 sotto l’impulso del cardinal Carafa e di Sant’Ignazio di Loyola, Papa Paolo III con la bolla Licet ab initio riorganizzò l’Inquisizione per difendere la Chiesa Cattolica dal dilagare del protestantesimo.
L’Inquisizione riorganizzata aveva un ufficio centrale composto da sei cardinali.
Questo ufficio venne chiamato Sanctum Officium, il cosiddetto Sant’Uffizio (oggi sostituito dalla Congregazione per la dottrina della fede), che doveva vegliare sulla purezza della fede in tutta la Chiesa e intervenire nei casi di persone apostate o sospette.

2. La volontà di riorganizzazione dell’Inquisizione era di per sé una cosa buona. La purezza della fede è sempre stata la prima causa della Chiesa, chiamata da Cristo ad annunciare il Vangelo a tutte le genti.
Altro paio di maniche fu il modo di agire degli inquisitori che talvolta colpirono uomini innocenti e di alto merito, come a quei tempi il cardinale Morrone, imprigionato per due anni, e Cardinale Pole.

3. Il periodo dei secoli 16º e 17º fu caratterizzato anche dalla cosiddetta caccia delle streghe,
Papa Innocenzo VIII all’inizio del suo pontificato emanò la bolla contro le streghe (5 dicembre 1484).
Va riconosciuto che a quei tempi vi è stata una ventata di superstizione e di interesse per l’astrologia e la negromanzia. Molto forte era anche la credulità nel potere delle streghe. 

4. Gli storici della Chiesa Bihlmeyer e Tuechle scrivono in proposito: “La credulità nelle streghe, quale appare nel medioevo, era un residuo del paganesimo romano e germanico, rigurgito di una mentalità primitiva precristiana circa il mondo dei demoni.
Nell’alto medioevo fu combattuta sia dallo Stato che dalla Chiesa. Ma in seguito alla propaganda dei catari, con la loro fede in un principio primordiale cattivo e in parte anche per il contegno dell’Inquisizione, la credulità nelle streghe riprese vigore e penetrò anche nella speculazione degli scolastici circa l’influsso delle potenze diaboliche sul mondo della natura e dell’uomo.
Ma la cooperazione con il diavolo veniva a cadere sotto il concetto di eresia e spettava perciò alla competenza dell’Inquisizione, che a cominciare dagli ultimi decenni del secolo 13º iniziò a ricercare particolarmente i delitti di magia e di stregoneria, strappando talvolta delle confessioni con la tortura; la pena che ne seguiva era di solito la morte al rogo, conforme al vecchio diritto romano.
Il sospetto di essere in collegamento con lo spirito maligno per fare del male ad uomini e ad animali colpiva nella grande maggioranza dei casi persone di sesso femminile; si credeva a una loro alleanza o sposalizio col diavolo, a orge delle streghe e cavalcate attraverso l’aria durante la notte o il sabato, all’esistenza di una loro setta vera e propria che teneva in determinati luoghi maledetti i convegni.
La Pulzella d’Orleans (Santa Giovanna d’Arco) nel 1441 fu condannata al rogo come supposta eretica e strega. Nella stessa epoca nella Svizzera sud-occidentale e nel Delfinato si ebbe già una persecuzione in massa contro le streghe.
I domenicani e inquisitori Heinrich Institoris e Jacob Sprenger provocarono dal Papa Innocenzo VIII la tristemente famosa bolla contro le streghe (Summis desiderantes) del 5 dicembre 1484, che dopo aver enumerato i principali malefici delle streghe, concede anche facoltà per la loro repressione nella diocesi di Costanza e minaccia con le pene canoniche chi avesse ad opporvisi; eresia e stregoneria venivano trattate come concetti affini.
È vero che la Bolla non contiene decisioni dogmatiche; fu tuttavia una cosa deplorevole che il fanatismo e il processo contro le streghe venissero così avvalorati dalla massima autorità ecclesiastica, rendendo quasi impossibile ogni resistenza.
Il libro pubblicato ora dai due inquisitori con il titolo di Malleus maleficarum, stampato per la prima volta a Strasburgo nel 1487 con l’approvazione della facoltà teologica di Colonia (fino al 1669 ne comparvero altre 29 edizioni, di cui ben 16 in Germania) contribuì decisamente l’aggravamento del male.
Il fanatismo contro le streghe veniva poi esaltato come una santa causa della fede! Così questa funesta illusione, che va considerata come un fenomeno più della storia civile che della storia ecclesiastica, si trasmise come un’epidemia degli spiriti del medioevo oltre il 500, fin dall’epoca moderna – il secolo 17º è il periodo peggiore della persecuzione delle streghe – e ci vollero ancora secoli interi prima che i processi contro le streghe scomparissero definitivamente” (Storia della Chiesa, III, § 158,2).

5. I due menzionati storici della Chiesa aggiungono: “La credulità nelle streghe, triste eredità dei secoli precedenti, imperversò più forte che mai nei secoli 16º e 17º.
Su questo punto i riformatori protestanti, con Lutero e Calvino, non la pensavano in modo diverso dai teologi cattolici e amavano applicare al caso i divieti dell’Antico Testamento contro la magia (specialmente Es 22,18).
Verso il 1520 i processi contro le streghe in Germania passarono quasi completamente alla competenza dei tribunali civili; le norme di procedura penale emanate da Carlo V nel 1532 ordinavano di perseguire la stregoneria come un diritto criminale e a tal fine mettevano a disposizione dei giudici la tortura.
Guida usuale per l’istruttoria giudiziaria era e rimase il Malleus maleficarum.
Un ulteriore inasprimento fu introdotto nell’elettorato di Sassonia dell’ordinamento processuale del 1572, che ordinava la pena del rogo per ogni persona alleata con il diavolo.
Nei territori tanto cattolici come protestanti della Germania il numero delle infelici vittime nell’ultimo trentennio del secolo 16º e durante la guerra dei trent’anni raggiunse cifre che fanno inorridire. 
Ma anche in Francia e in Inghilterra la persecuzione delle streghe infuriò violenta.
Invece in Italia (Roma) e in Spagna, grazie alla maggiore mitezza dei tribunali ecclesiastici le esecuzioni capitali furono in confronto assai meno numerose” (Ib., III, § 178,6).

6. Certo è che furono colpite tante persone che non avevano alcun contatto col demonio.
Passarono per streghe anche persone che noi oggi definiremmo sensitive.
È stata una pagina triste della storia civile e anche della Chiesa.
Anche a questo ha fatto riferimento il Santo Papa Giovanni Paolo II quando nel grande giubileo del 2000 invitò alla purificazione della memoria, e cioè a riconoscere i peccati passati e presenti dei figli della Chiesa.
Nella Bolla Incarnationis mysterium con la quale il Papa indisse tale giubileo (29.11.1998) viene detto che la purificazione della memoria richiede “un atto di coraggio e di umiltà nel riconoscere le mancanze compiute da quanti hanno portato e portano il nome di cristiani” (n. 11).
Tale purificazione si fonda sulla convinzione che “per quel legame che, nel corpo mistico, ci unisce gli uni agli altri, tutti noi, pur non avendone responsabilità personale e senza sostituirci al giudizio di Dio, che solo conosce i cuori, portiamo il peso degli errori e delle colpe di chi ci ha preceduto” (Ib.).
Giovanni Paolo II poi aggiunge: “Come successore di Pietro, chiedo che in questo anno di misericordia la Chiesa, forte della santità che riceve dal suo Signore, si inginocchi davanti a Dio e implori il perdono per i peccati passati e presenti dei suoi figli. Tutti hanno peccato e nessuno può dirsi giusto dinanzi a Dio (cfr 1 Re 8, 46). Si ripeta senza timore: «Abbiamo peccato» (Ger 3,25), ma sia mantenuta viva la certezza che «laddove ha abbondato il peccato ha sovrabbondato la grazia» (Rm 5,20)” (Ib.).
Nel ribadire, poi, che “i cristiani sono invitati a farsi carico, davanti a Dio e agli uomini offesi dai loro comportamenti, delle mancanze da loro commesse”, il Papa conclude: “Lo facciano senza nulla chiedere in cambio, forti solo dell’amore di Dio che è stato riversato nei nostri cuori (Rm 5,5)” (Ib.).
Pertanto “senza sostituirci al giudizio di Dio” nei confronti di coloro che ci hanno preceduto, tutti ripetiamo senza timore: abbiamo peccato.
Nessun comune mortale esente dal peccato.

Ti ringrazio di cuore per l’Ave Maria promessa per me e per l’Ordine domenicano.
La contraccambio centuplicata.
Ti benedico e ti auguro ogni bene, padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.