Le parole che Gesù ha usato nell’istituzione dell’eucaristia non simbo…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Carissimo Padre
noi cattolici traduciamo questo é il mio corpo mentre i TDG traducono significa il mio corpo.
Siccome il verbo essere in greco può avere tutti e due i significati perché noi abbiamo tradotto è?
Grazie


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. l’errore dei testimoni di Geova, come del resto anche quello dei protestanti, consiste nell’affermare che la Divina Rivelazione si trova solo nella Scrittura.
Come se la Sacra Scrittura, che è il complesso dei libri ispirati, non l’avessero ricevuto dalla Tradizione, confermata a sua volta dal Magistero della Chiesa.
In nessun testo della Scrittura si trova l’elenco dei libri ispirati.
Quest’elenco ci viene fornito solo dalla Tradizione.
Di fatto anche protestanti e testimoni di Geova ricevono questi libri dalla Tradizione, smentendo così il loro principio che la divina rivelazione consiste nella sola Scriptura.

2. Tuttavia, prima ancora di ricorrere alla Tradizione per esaminare come le parole in questione sono state intese fin dall’inizio, va ricordato che altri passi della Scrittura parlano della vera carne di Gesù e non semplicemente di un simbolo.
Nel capitolo 6°di San Giovanni Gesù dice: “Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo” (Gv 6,51).

3. Sappiamo che i giudei si scandalizzarono di queste parole del Signore. “Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?»” (Gv 6,52).
A questo punto Gesù avrebbe potuto dire che non avevano capito bene che intendeva dire che era presente solo come simbolo, in senso figurato.
In tal modo avrebbe evitato che quei giudei allontanassero da lui.
Invece disse: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno.
Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. 
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui” (Gv 6,54-56).

4. Venendo al verbo estìn che viene tradotto è e non significa.  È stato notato che nel linguaggio aramaico (la lingua parlata da Gesù) vi sono 65 termini di cui il Signore avrebbe potuto servirsi se avesse voluto indicare un senso puramente simbolico.

5. Ma passiamo adesso a vedere come quelle parole del Signore sono state intese fin dall’inizio.
Sant’Ignazio, che muore nel 108, riferisce che i docenti (eretici che sostenevano che Cristo non ha assunto una natura umana ma solo una sua parvenza) “si astengono dall’eucarestia e dalla preghiera perché non ammettono che l’eucarestia sia la carne del salvatore nostro Gesù Cristo, quella carne che soffrì per i nostri peccati e che il Padre nella sua bontà risuscitò” (Lettera gli Smirnesi 7,1).

6. San Giustino, che muore nel 165, scrive: “Noi non riceviamo questo come un pane comune né questa come una comune bevanda, ma come Gesù Cristo Salvatore nostro, incarnandosi per opera del Verbo di Dio, prese carne e sangue per la nostra salvezza, così questo cibo consacrato con la preghiera di ringraziamento formata dalle parole di Cristo e di cui si nutrono il sangue le carni nostre, in vista della trasformazione, è, secondo quanto abbiamo appreso, la carne e il sangue di Gesù Cristo incarnato” (Apologia 1,66)
Vi è da notare l’espressione “secondo quanto abbiamo appreso” che testimonia la fede di sempre e di tutti.
Inoltre parla di trasformazione. Ciò significa che quel pane non rimane più pane e che quel vino non rimane più vino.

7. Sant’Ireneo, vescovo di Lione che muore nel 202, afferma che il pane e il vino “diventano, per la parola di Dio, l’eucaristia, cioè il corpo e sangue di Cristo” (Adversus haereses, 5, 2,2-3).

8. In queste tre testimonianze di Giustino, di Ignazio e di Ireneo abbiamo conferma che tutta la Chiesa, quella d’Oriente e quella d’Occidente, ha creduto fin dai quei primi tempi la presenza reale del Signore.

9. Per questo il concilio di Trento ha parlato di una “dottrina che la Chiesa ha da sempre ricevuto e che conserverà sino alla fine dei secoli” (DS 1635).
E afferma che “la Chiesa di Dio ha sempre creduto che subito dopo la consacrazione il vero corpo di nostro Signore e il suo vero sangue esistono sotto le specie del pane del vino, congiuntamente alla sua anima e la sua divinità” (DS 1640).

Ti ringrazio del quesito, ti ricordo nella preghiera e ti benedico.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.