Le Lettere di Renato Pierri – Chiacchiere su cose senza importanza

senato

A chi darei il voto, ad un cafone del quale condivido le idee politiche, oppure ad un signore del quale non condivido le idee politiche? Ovviamente al primo, sebbene non sopporti la cafonaggine. L’ideale per me è un politico signore, raffinato, elegante, del quale condivido le idee politiche. Ovvio. Lo stesso criterio mi spinge ad evitare di prendere il caffè in quei locali dove appena entri ti chiamano “caro” anziché “signore”. Non so se in tutta Roma, o addirittura in tutta Italia, ma qui nel quartiere di Colli Aniene, i bar dove non ti chiamano “caro” si contano sulla punta delle dita di una mano. Nel negozio di ferramenta mi hanno chiamato “giovanotto” in omaggio alla mia barba bianca. Pazienza! Il fatto è che mentre uscivo ho sentilo chiamare “giovanotta” una signora.

Eravamo in pizzeria l’altra sera, in un quartiere attiguo a Colli Aniene, e a servirci c’era un cameriere distinto, con buone maniere, forse troppo cerimonioso. Ho detto a mia figlia: “Be’, meno male, questo cameriere non mi chiamerà caro”. Ci passa vicino un altro cameriere, che non c’entrava per niente col nostro tavolo, e ci chiede: “Tutto bene, cari?”. Ovviamente se devo scegliere tra una buona pizza in un locale dove i camerieri sono un po’ cafoni, e una cattiva pizza in un locale dove i camerieri sono distinti, scelgo il locale con la buona pizza.  L’ideale è buona pizza con camerieri distinti. Ovvio, vero? Torno un attimo ai bar, perché ho dimenticato una cosa: evito quelli dove i commessi, ma anche i padroni, scopano le briciole in terra mentre sei seduto a tavolino. Una volta una commessa prese a pulire gli schienali delle sedie con un prodotto puzzolente, mentre addentavo il mio delizioso cornetto, che diventò meno delizioso.

 Anche un fruttivendolo straniero, a Colli Aniene,  perfettamente integrato, ha imparato a chiamare “cari” i clienti. Ovviamente tra un fruttivendolo che mi chiama “caro” e vende roba buona, e un fruttivendolo che mi chiama “signore” e vende roba cattiva… L’ideale è il fruttivendolo signorile che vende roba di qualità. E io so dove si trova. Al mercato di Casal de’ Pazzi. Lì c’è la fruttivendola ideale. Distinta, non mi chiama “caro” e ha i fichi più buoni del mondo. Ecco un argomento importante, anzi importantissimo: i fichi. Ma sono fichi secondo voi quelli che trovate nei supermercati? Il fico deve portare con sé il profumo dell’albero, delle foglie, dei rami. Devi sentire che è stato colto da poco, che non ha passato giorni nei frigoriferi. Non faccio nomi, ovviamente, ma la mia fruttivendola distinta, istruita, fruttivendola e coltivatrice ad un tempo, la mia fruttivendola di Casal de’ Pazzi in questo periodo porta fichi al mercato che sono una leccornia. Hanno la buccia, adesso, a settembre inoltrato, “nu poco appassuliatella”. Ma sì, come la boccuccia della nota canzone di Gabriele D’Annunzio. Con tutta la buccia li dovete mangiare.

Renato Pierri

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