Le Lettere di Alessandra Bialetti – Fa caldo ma lo Spirito soffia

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“Quanti siete?”. “14 detenuti”. Non so, ma non mi piace. Non mi piace una risposta che cataloga la persona, un’etichetta che ha la pretesa di “spiegare” cosa sia un percorso umano. Ma è così che si presentano in chiesa grande i cresimandi di Rebibbia. In un pomeriggio torrido che solo respirare è un’impresa ci ritroviamo per la catechesi in preparazione della cresima: il 15 luglio ci sarà una nuova Pentecoste, una nuova discesa dello Spirito.

Da qui partiamo. Cerchiamo di definire questo Spirito. Idee a volte confuse, a volte più chiare. Gli anni del catechismo sono lontani, forse un ricordo o nemmeno quello. Oggi si è qui con la propria storia, una storia “sgangherata” che si spera di riuscire a rimettere in piedi, una storia che mesi fa si è imbattuta nella proposta di fare un percorso di preparazione al sacramento. Cosa può aver spinto a questo passo? La risposta più ovvia ma anche più squalificante, più usata e abusata è: poter uscire dalla cella, passare un’ora senza sbarre, poter incontrare qualcuno e magari farci una chiacchiera. Non faccio fatica a credere che qualcuno possa avere un simile pensiero. Ma non mi convince quindi chiedo direttamente. La risposta è unanime: fare un percorso con il Cristo, conoscerlo meglio, cercare di confermare una scelta fatta in modo inconsapevole da piccoli, rimettere insieme i pezzi di una vita che ha voluto prendere delle derive strane, sentire cosa ha da dire Gesù su di me. Bene, potremmo concludere la catechesi. I tanti mesi passati con i seminaristi nella preparazione hanno dato i loro frutti, hanno innescato un processo, hanno fatto sorgere domande, hanno messo dentro la voglia di mettersi alla prova. Questa parola in carcere ha un suo significato preciso, prevede una sospensione del procedimento, è l’invio ad attività che possano prevedere una sorta di riparazione del reato compiuto. Lo Spirito che vuole soffiare anche dentro al carcere, chiama oggi, a una revisione, rilancia sulla fiducia, propone una nuova strada, chiama 14 persone, non detenuti, a “riparare” la propria vita. Possibile? Ecco che interviene ancora una volta il giocoliere attraverso il suo “braccio destro”. Prepara le coscienze, le mette davanti alle loro responsabilità, le scuote nel profondo, getta un seme di novità in una vita che sembra aver preso tutte altre strade.

I cresimandi mi guardano incuriositi quando leggo la famosa storiella dell’aquila e il pollo. Vivere da polli, accontentarsi di sbarcare la giornata col facile reato o scoprirsi aquile destinate a molto, molto di più. La cosa curiosa è che tutti si sentono aquile, ricchi di potenziale, di doni ma dimenticati e messi da parte. Ecco, Spirito, il tuo compito: dispiegare le ali di questi aquilotti che si sono accontentati di razzolare per l’aia come polli, di beccare un mangime magari tossico ma sicuro, di ingrassarsi di un alimento velenoso che ha distrutto loro e le loro relazioni. Magari tanti di voi saranno scandalizzati davanti alla spiegazione dell’opera dello Spirito in questo modo poco canonico. Ma per loro è un esempio diretto, chiaro, concreto: parte dalla loro vita e alla loro vita parla. Chiedono uno Spirito che li metta in discussione, che proponga una strada diversa, che parli alla loro coscienza una lingua forse sconosciuta e scomoda. Hanno voglia e bisogno di una parola diversa sulla loro vita, di credere che tutto non finisce tra quelle quattro mura ma che c’è un’occasione anche per loro di ripartire. Lo Spirito, che si sta preparando a soffiare forte il 15 luglio in una terra dimenticata dal mondo, dispone le coscienze, indurite dagli sbagli e massacrate dal proprio e altrui giudizio, a cambiare le carte in tavola. Nessuno è perso per definizione. Si perde, questo sì. Lascia la strada maestra per imboccare scorciatoie che pagano nell’immediato ma lasciano poveri alla fine. Ma nessuno è mai perso definitivamente: in ognuno c’è una coscienza, abitata dallo Spirito, che grida, parla di continuo, ispira, propone ma non impone. E così sarà la Cresima: una nuova possibilità, una parola diversa sulle loro vite, un invito alla conversione prima ancora che alla confermazione di una fede ricevuta tramite i genitori.

D. mi guarda con gli occhi più spalancati che ho visto e mi chiede: “ma davvero tu pensi che per noi ci possa essere una nuova possibilità? Che anche noi possiamo cambiare?”. Mi alzerei e lo abbraccerei. Spirito, scendi su questi ragazzi, su questi uomini e urla forte al loro cuore che il cambiamento è possibile, che non sono dei condannati a vita, che la detenzione è un passaggio obbligato del proprio recupero, che nessun giudizio finale è stato emesso sulla loro vita da Cristo. Stanno pagando ma, guarda caso, proprio in carcere, gli arriva la proposta a cambiare registro, a guardarsi dentro, a non credersi dei falliti e dei persi. Certo L. che puoi cambiare, esattamente come me fuori da qui dove non ci sono sbarre ma altrettanti sbagli e cadute. Forse diverse ma non meno ostacoli sul cammino. Lo Spirito sta già ispirando parole nuove e diverse, fosse anche solo il dubbio che la strada non è segnata dai loro sbagli ma aperta a nuovi orizzonti.

La cosa difficile da digerire, ce lo diciamo tutti, è che nessuno ci imporrà questo cambio di registro. La follia della libertà qui dentro è molto, molto presente. Vorrebbero un Dio che li prendesse per il collo e li rimettesse sul giusto cammino, un Dio che gli risparmiasse la fatica del mettersi in gioco, un Dio che “svoltasse” le loro vite senza grandi sforzi. Un Dio che non esiste. Su questo siamo d’accordo anche se non lo vorremmo. Invece arriva un Dio che presenta una strada, si mette accanto ma non tira per il collo, mostra un cammino ma lascia la libertà di intraprenderlo. Un Dio faticoso e scomodo, uno Spirito che accetterà di soffiare anche se non è sicuro della risposta. Questo esempio li affascina, ed è strano che a colpirli sia una proposta che di facile non ha nulla. È gente “tosta”, ha fatto la strada, conosce gli espedienti per scappare di continuo. Eppure l’invito di un Cristo che non ordina e obbliga ma provoca li affascina. M. dice che la cresima sarà per lui conoscere un Dio che gli parli di sé, della sua vita, di ciò che ha fatto in quegli anni della predicazione per le strade, che possa avere una parola anche per lui. E M. di anni ne ha proprio tanti… chissà quante volte Cristo si è manifestato nella sua vita e quante volte non lo ha riconosciuto o non lo ha voluto accogliere. Gli ci voleva il carcere per imbattersi in Lui e in se stesso in relazione a Lui. Gran Gesù e grande Spirito. Ci lasciamo con l’immagine dei discepoli di Emmaus che, tristi per il fallimento di un Dio morto in croce, piangevano su stessi e le loro sventure, sul naufragio di un sogno in cui avevano creduto. I cresimandi scoprono la bellezza di questo Gesù che in silenzio si mette accanto, ascolta le loro sofferenze, la loro rabbia, la loro delusione e disillusione. E percepiscono profondamente quel versetto “non ardeva forse il nostro cuore quando lui era con noi?”. Si ragazzi, non è il caldo, oggi soffocante, che ci fa ardere il cuore. E’ qualcosa di molto più grande passato attraverso una catechesi forse povera che ha tentato di parlare di un incontro. Ci ardeva il cuore perché lì in mezzo è passato qualcuno, ha lasciato una parola, ha fasciato la ferita, ha risposto alla domanda di L. dicendo forte “puoi cambiare, potete cambiare. Potete riaprire i conti con la vita, sono venuto perché NESSUNO si perda”.

Dimenticavo: due di loro non solo riceveranno la cresima ma anche per la prima volta l’Eucarestia. Desiderata, consapevole, attesa, da ricevere nel mare dei loro sbagli. Una favola a lieto fine? No, un inizio che non sapremo mai dove condurrà, ma un inizio. Forte e preciso.

Ora la domanda è? Non si tratta di un giocoliere fantastico?

 

Vivo e lavoro a Roma dove sono nata nel 1963. Laureata in Pedagogia sociale e consulente familiare, mi dedico al sostegno e alla formazione alla relazione di aiuto di educatori, insegnanti, animatori. Svolgo attività di consulenza a singoli, coppie, famiglie e particolarmente a persone omosessuali e loro genitori e familiari offrendo il mio servizio presso diverse associazioni (Nuova Proposta, Rete Genitori Rainbow, Agedo). Credo fortemente nelle relazioni interpersonali, nell’ascolto attivo e profondo dell’essere umano animata dalla certezza che in ognuno vi siano tutte le risorse per arrivare alla propria realizzazione e che l’accoglienza della persona e del suo percorso di vita, sia la strada per costruire relazioni significative, inclusive e non giudicanti.

 



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