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Cotonou (Benin). In vista dei 150 anni del Trattato sul Sistema Preventivo nell’educazione della gioventù, l’Ispettoria “Madre di Dio” delle Figlie di Maria Ausiliatrice dell’Africa Occidentale (AFO) ha promosso un Congresso dedicato all’inculturazione del Sistema Preventivo di Don Bosco. L’iniziativa, ospitata dal Collegio Cattolico Laura Vicuña di Cotonou dal 10 al 12 agosto 2026, ha riunito circa duecento partecipanti provenienti da otto Paesi dell’Africa Occidentale, chiamati a rileggere il carisma salesiano alla luce delle sfide educative contemporanee.
L’apertura dei lavori è stata segnata dalla celebrazione eucaristica presieduta da don Jésus Benoît Badji, Ispettore dell’Ispettoria Africa Occidentale Nord (AON), che ha invitato a riscoprire il Sistema Preventivo come via per formare giovani capaci di incidere sulla realtà sociale, economica e culturale dei propri Paesi. Ha ricordato che l’educazione salesiana non mira a far imitare modelli esterni, ma a far crescere cittadini consapevoli, dotati di intelligenza critica, senso morale e orgoglio culturale. Suor Marie-Claire Mounkoro, consigliera ispettoriale, ha introdotto il Congresso definendolo un incontro in cui ragione, religione e amorevolezza si intrecciano con la ricchezza delle tradizioni africane, mentre l’Ispettrice, suor Yvette Badini, ha delineato il percorso dei tre giorni: fondamenti spirituali, inculturazione e prospettive future.
Il Congresso ha affrontato tre interrogativi centrali: il ruolo degli educatori salesiani nei contesti pluralistici, la testimonianza del carisma nella diversità culturale e religiosa, e la capacità del Sistema Preventivo di diventare quadro di riferimento per la tutela dei minori. Le comunicazioni hanno offerto un panorama ricco e complementare. Don Badji ha ripercorso i pilastri del sistema preventivo, ricordando anche la figura di Mamma Margherita. Suor Viviane Wéla ha presentato i testi fondativi della spiritualità salesiana, mentre suor Peace Ami Mensah ha riportato l’attenzione sulle figure femminili che hanno contribuito alla sua incarnazione storica.
La seconda giornata ha approfondito il tema dell’inculturazione. Il dott. Christophe Nao ha proposto una “tropicalizzazione conciliatrice” del sistema preventivo, fondata sulla conoscenza dei proverbi, dei racconti, delle musiche e delle lingue locali, individuando cinque principi che guidano questo processo: fedeltà all’essenziale, rispetto delle culture, reciprocità, trasformazione e purificazione. Don Venance Sinsin ha invece esplorato le “pietre d’attesa” presenti nelle tradizioni iniziatiche africane, collegando il Sistema Preventivo alle dinamiche formative “bambara e faraoniche” e suggerendo nuove piste di riflessione sulla sua stessa denominazione.
La terza giornata ha guardato al futuro, grazie anche all’intervento di don Dieudonné Otékpo, che ha messo in dialogo le intuizioni di Don Bosco con le sfide del mondo digitale. La restituzione dei lavori di gruppo ha permesso di raccogliere raccomandazioni concrete, frutto di un confronto intenso e partecipato. Le proposte emerse hanno toccato la formazione degli educatori, l’integrazione delle culture locali nei percorsi educativi, la protezione dei minori, la corresponsabilità con le famiglie, la creazione di organismi di ricerca e la necessità di includere digitale, media, migrazioni e ecologia integrale nella riflessione pedagogica.
Suor Yvette Badini ha espresso grande soddisfazione per il cammino compiuto, sottolineando che il Congresso non rappresenta un punto di arrivo ma l’inizio di un processo di attuazione delle raccomandazioni. La richiesta di una formazione più approfondita sul Sistema Preventivo è emersa con forza, insieme alla volontà di tradurre nella pratica quanto condiviso. Don Badji ha ribadito l’importanza di questo appuntamento nel contesto del Giubileo, ricordando che il sistema preventivo, fondato su ragione, religione e amorevolezza, esclude la punizione corporale e crea le condizioni per una crescita armoniosa dei giovani.
Suor Pascaline Affognon, FMA, Coordinatrice ispettoriale della Comunicazione Sociale, ha interpretato il Congresso come un nuovo inizio, frutto anche di un’indagine preliminare che ha coinvolto laici, giovani, educatori e religiosi. Ha paragonato il Sistema Preventivo a un albero che continua a generare nuovi germogli, capace di trasformare la vita delle famiglie e dei giovani e di offrire un contributo prezioso alle politiche educative nazionali. Anche le autorità civili presenti hanno riconosciuto la pertinenza del metodo preventivo: Clotaire Olihidé, consigliere tecnico presso il Ministero dell’Istruzione materna e primaria, ha evidenziato la sua capacità di formare integralmente il bambino, pur riconoscendo che la sua applicazione non può essere uniforme.
Tra i partecipanti, Jean Martin Amèkouvo ha sottolineato che l’inculturazione del Sistema Preventivo non potrà essere identica nei diversi Paesi, ma dovrà valorizzare gli elementi positivi delle singole tradizioni. Modestine Hèkpo ha definito il Congresso una rivelazione, perché ha mostrato come il Sistema Preventivo ritrovi freschezza quando si radica nei valori culturali africani, diventando un linguaggio capace di parlare al cuore dei giovani. Ha ricordato che, secondo Don Bosco, “c’è del buono nel cuore del giovane”, e che l’accompagnamento educativo deve adattarsi alle situazioni concrete, senza rigidità.
Il Congresso di Cotonou ha così rappresentato un momento di confronto profondo e generativo, in cui il Sistema Preventivo è stato ripensato come un patrimonio vivo, capace di dialogare con le culture africane e con le sfide del presente. Un seme che continua a germogliare, pronto a offrire nuove vie educative per le comunità, le famiglie e soprattutto per i giovani dell’Africa Occidentale.






