Le due verità sull’esistenza di Dio e sull’immortalità dell’anima non …

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Buona Domenica Padre Angelo.
Le scrivo per un piccolo dubbio, ma soprattutto per un mio sfogo personale.
Da anni faccio il catechista in parrocchia ed ormai sono molto amareggiato nel vedere come gli altri cristiani che con me fanno i catechisti riducono l’annuncio del Vangelo ad un vuoto “buonismo sentimentale”: amiamoci tutti, Dio ci ama etc. I soliti slogan. Ormai mi sembra che Gesù sia “uscito” dagli incontri di catechesi. Dire che i ragazzi hanno una Fede fragile è poi un eufemismo. Io credo che molti neppure sappiano realmente cosa vuol dire essere cristiani. Io non mi sento migliore degli altri, anzi mi interrogo molto sulle mie responsabilità in tutto questo.
Mi scusi per lo sfogo! 
Ora vorrei approfittarne per un dubbio relativo proprio alla catechesi. Io seguo il gruppo di 2-3 media e ho lavorato con loro sull’importanza di essere sale della terra e luce del mondo. Ho preso del materiale da un supporto con imprimatur, ma non mi sono accorto che era presente una frase, a mio parere, ambigua. Si diceva che i ragazzi dovrebbero testimoniare dicendo che non possono dimostrare Dio, ma possono mostrarLo al prossimo. Ora, mi sembra di correre con le ipotesi ma questa frase non contraddice il dogma sulla possibilità di dimostrare razionalmente l’esistenza di Dio? 
Con i ragazzi non ho discusso di questa frase – non mi sono accorto della sua presenza! (che si trova sul materiale che ho lasciato loro per la riflessione settimanale) e mi turba il fatto che potrebbe essere potenzialmente “eretica”. Probabilmente comunque i ragazzi non coglieranno mai il senso della frase e anzi forse non leggeranno mai in settimana quanto ho dato loro per la riflessione. Io non vorrei tornare su questa frase perché le spiegazioni che dovrei dare mi sembrano eccessivamente complesse per chi, come Le dicevo, ha una fede ancora molto molto fragile. Però Le chiederei consiglio per cercare di non sbagliate.
Infine Le chiedo anche una preghiera per questi ragazzi, per le loro famiglie e per me.
Grazie di cuore.
Matteo


Risposta del sacerdote

Caro Matteo, 
1. come prima cosa sarebbe necessario vedere il contesto in cui è stata scritta quell’espressione perché certamente Dio non lo si può far vedere in carne ed ossa perché è purissimo spirito.
E, a rigore, neanche lo si può mostrare se non in maniera indiretta con il nostro comportamento.

2. Tuttavia va evitato di pensare che l’esistenza di Dio sia indimostrabile e che i ragazzi possano leggere in un testo di religione che per concludere all’esistenza di Dio sia necessaria la fede.

3. Vanno infatti distinti i due piani: quello razionale e quello della fede.
L’esistenza di Dio è riconoscibile già sul piano razionale.
Quanti pensatori, anche pagani come ad esempio Aristotele, vi sono giunti.

4. Sant’Agostino attesta che quando non era ancora battezzato e viveva una vita abbastanza disordinata, dopo aver letto le opere di Platone e l’Ortensio di Cicerone, due filosofi pagani, si convinse razionalmente dell’esistenza di Dio e dell’immortalità dell’anima.

5. Per questo in teologia viene insegnato che le due verità sull’esistenza di Dio e sull’immortalità dell’anima non appartengono direttamente alla fede, ma sono preamboli della fede.
Questi preamboli vanno esposti in maniera convincente.

6. La fede stessa ci comanda di rifarci a questi preamboli.
Così ad esempio San Paolo: “Poiché ciò che di Dio si può conoscere è loro manifesto; Dio stesso lo ha manifestato a loro. Infatti le sue perfezioni invisibili, ossia la sua eterna potenza e divinità, vengono contemplate e comprese dalla creazione del mondo attraverso le opere da lui compiute” (Rm 1,19-20).
Per questo, proseguendo, dice che coloro che non l’hanno riconosciuto “non hanno alcun motivo di scusa” (Rm 1,20).

7. Così ugualmente nell’Antico Testamento nel libro della Sapienza: “Davvero vani per natura tutti gli uomini che vivevano nell’ignoranza di Dio, e dai beni visibili non furono capaci di riconoscere colui che è, né, esaminandone le opere, riconobbero l’artefice.
Ma o il fuoco o il vento o l’aria veloce, la volta stellata o l’acqua impetuosa o le luci del cielo essi considerarono come dèi, reggitori del mondo. Se, affascinati dalla loro bellezza, li hanno presi per dèi, pensino quanto è superiore il loro sovrano, perché li ha creati colui che è principio e autore della bellezza. Se sono colpiti da stupore per la loro potenza ed energia, pensino da ciò quanto è più potente colui che li ha formati.
Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia si contempla il loro autore.
Tuttavia per costoro leggero è il rimprovero, perché essi facilmente s’ingannano cercando Dio e volendolo trovare. Vivendo in mezzo alle sue opere, ricercano con cura e si lasciano prendere dall’apparenza perché le cose viste sono belle.
Neppure costoro però sono scusabili, perché, se sono riusciti a conoscere tanto da poter esplorare il mondo, come mai non ne hanno trovato più facilmente il sovrano?” (Sap 13,1-9).

8. Per questo il concilio Vaticano I è intervenuto contro i fideisti.
Fideisti sono coloro che affermano che l’esistenza di Dio si raggiunge solo per fede.
No, dice il concilio Vaticano I. All’esistenza di Dio si può e si deve giungere con la ragione.
E dopo aver espresso il principio: “La Chiesa Cattolica ha sempre unanimemente creduto e ancora crede che esistono due ordini di conoscenza, distinti non solo per il loro principio, ma anche per il loro oggetto: per il loro principio, perché nell’uno conosciamo con la ragione naturale, nell’altro con la fede divina; per l’oggetto, perché oltre alla verità che la ragione naturale può cogliere, ci è proposto di vedere i misteri nascosti in Dio, che non possono essere conosciuti se non sono rivelati dall’alto” (DS 3015), conclude con il dogma: “Se qualcuno dice che il Dio unico e vero, nostro Creatore e Signore, non può essere conosciuto con certezza grazie al lume naturale dell’umana ragione attraverso le cose create: sia anatema” (DS 3026).

9. Non scoraggiarti per le difficoltà che incontri. Non sai quanto le tue parole possano penetrare nel profondo del cuore di questi ragazzi e germogliare al momento opportuno.
Seguili spiritualmente con la tua preghiera e anche con i tuoi sacrifici esercitando su di loro una vera paternità spirituale.

Assicuro volentieri la mia preghiera per te, per i ragazzi che hai a scuola e per le loro famiglie.
Ti benedico e ti auguro ogni bene.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.