Le chiedo prostrandomi in adorazione dinnanzi al Crocifisso abbia fatt…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Caro Padre Angelo, 
Le chiedo umilmente scusa per tutte le domande che le pongo, spero di non recarle disturbo, se nel caso dovessi recarle disturbo mi dica pure che migliorerò. Allora oggi martedì dopo Pasqua, ho cantato inni di adorazione che raccontavano la resurrezione del nostro Signore e Dio Gesù Cristo, li ho cantati davanti al Crocifisso e mi sono prostrato in adorazione dinnanzi a Lui.
Ora mi stavo chiedendo se adorare il Crocifisso e prostrarsi dinnanzi a esso, sia idolatria, la presenza reale di Cristo Gesù è presente nel Santissimo sacramento e noi tutti figli di Dio siamo chiamati ad adorare il Signore Dio nostro, il Dio che si è rivelato nella Sacra Scrittura e nella Santa Tradizione, nella Messa e in tutti i giorni della nostra vita in anima e corpo.
Ora se io adoro Dio, adorando il Crocifisso è idolatria?


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. solo Dio si può e si deve adorare.
Cristo ha ribadito quanto già detto in Dt 6,13: “Adora il Signore Dio tuo e a lui solo rendi culto” (Mt 4,10).
Nel Nuovo Testamento l’adorazione si rivolge anche a Cristo: “Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi nel cielo, sulla terra e sotto terra” (Fil 2,19).
Questa è una prima differenza tra adorazione e lode: si possono e si devono offrire lodi agli Angeli e ai Santi, in particolare alla Vergine Santissima, ma l’adorazione è riservata a Dio solo.

2. Con l’adorazione si riconosce che solo Dio è Dio, e cioè il nostro creatore e salvatore, il Signore e il padrone di quanto esiste. Scrive San Tommaso: “Dio non soltanto è causa principale del nostro essere, ma tutto il nostro essere è in suo potere. Tutto quello che abbiamo, lo abbiamo da lui, e quindi, essendo nostro Signore, si chiama servizio ciò che facciamo in suo onore” (Contra gentes III, 119).

3. Pertanto l’adorazione (culto di latria), come atto distinto dalla semplice venerazione, si può prestare “in senso assoluto” solo alla Santissima Trinità, a Gesù Cristo e alla Santissima Eucaristia.
Si adorano “in senso relativo”, e cioè in ordine alle Persone divine, le immagini di Gesù, della Santissima Trinità e il legno della Santa Croce.

4. La Chiesa parla di adorazione della croce. Anzi nella liturgia del venerdì santo una parte è dedicata proprio all’adorazione della croce.
Qui la parola adorazione viene intesa come atto materiale dell’accostarsi delle labbra all’immagine della croce.
Adorazione significa materialmente accostare la bocca (os-oris, in latino, indica la bocca).

5. Tuttavia dinanzi al legno della croce nella liturgia del venerdì santo non soltanto si avvicina la bocca, ma ci si genuflette. E la genuflessione è il gesto proprio dell’adorazione.
Pertanto ci si può domandare quale sia il significato di questo gesto.
Ecco la risposta di San Tommaso: “Gli atti di culto non sono rivolti alle immagini considerate in se stesse, ma in quanto servono a raffigurare il Dio incarnato. Ora, il moto che si volge all’immagine in quanto immagine non si ferma su di essa, ma tende all’oggetto che essa rappresenta” (Somma teologica, II-II, 81, 3, ad 3).

6. Ebbene, tu hai fatto proprio questo perché i tuoi sentimenti nell’adorazione della croce erano indirizzati a Gesù. Il tuo pensiero era rivolto a lui, non al legno in quanto tale che lo rappresentava.
Per quel legno possiamo esprimere venerazione, rispetto. Per questo furono giustamente condannati gli iconoclasti, coloro che bruciavano le immagini, proprio perché non facevano distinzione tra l’oggetto e ciò che esso rappresentava.

7. Anche qui San Tommaso in termini molto precisi dirime la questione: “Come dice il Filosofo, due sono i moti dell’anima verso l’immagine: il primo verso l’immagine come cosa a sé stante, il secondo verso l’immagine come rappresentazione di una cosa.
Ora, tra i moti suddetti c’è questa differenza che il primo è un moto distinto da quello che si volge alla cosa rappresentata, il secondo invece s’identifica con il moto verso la cosa rappresentata.
Perciò bisogna dire che a un’immagine di Cristo in quanto è una cosa a sé, p. es., una scultura in legno o una pittura, non si deve nessun culto, perché questo spetta solo a una natura razionale. Cosicché ad essa va tributato un culto solo in quanto è immagine” (Somma teologica, III, 25, 3).

8. Un culto più alto invece viene riservato alla croce nella quale fu inchiodato Nostro Signore. È la croce ritrovata da Sant’Elena.
Qui non viene dato il culto solo perché rimanda al crocifisso, ma anche perché è venuto a contatto diretto con il corpo sacratissimo di Nostro Signore.
“È vero, come sottolinea San Tommaso, che la croce di Cristo non è stata unita ipostaticamente al Verbo di Dio; tuttavia in qualche modo gli fu unita per rappresentazione e per contatto. Sono queste le sole ragioni per le quali le rendiamo onore” (Ib., III, 25, 4, ad 2).
 Per questo “parliamo alla croce e ci raccomandiamo ad essa, come allo stesso crocifisso” (Ib., III, 25, 4).
Così infatti si esprime la Chiesa nella sua Liturgia: “Ti salutiamo, o croce, unica speranza! In questo tempo di passione, accresci la grazia ai devoti e cancella le colpe ai peccatori” (dall’inno Vexilla Regis prodeunt).

Ti benedico, ti ricordo nella preghiera e ti auguro ogni bene.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.