Le chiedo come sia possibile che chi ha ricevuto il dono della fede, e…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Salve fratello Angelo,
sono un Cristiano che ha ricevuto la grazia della salvezza in Cristo e il dono dello Spirito Santo promesso.
Ho bisogno di sapere da lei qualcosa che non riesco ancora ad intendere e sento che mi può aiutare.
Noi tutti siamo salvati per Grazia mediante la fede. Grazie all’ opera di Dio che ha compunto il nostro cuore mediante la sua Parola e per il suo Spirito.
Tuttavia nella Scrittura vedo che alcuni che sono stati riscattati e sono stati resi partecipi dello Spirito Santo, hanno rinnegato, sono naufragati in quanto alla fede.
Ora mi chiedo può un eletto perdere la salvezza essendo stato predestinato ad essere adottato come figlio? 
Del resto anche l apostolo Paolo afferma di sé stesso e di Timoteo che se avessero rinnegato il Signore li avrebbe a sua volta rinnegati davanti al Padre celeste. 
Parlo del rigetto della fede ricevuta, non le nostre mancanze che se confessate a Dio con cuore contrito vengono lavate dal prezioso sangue di Gesù Cristo. 
Coloro che credono per un tempo sono eletti o no? Eppure chiunque crede è nato da Dio, nessuno può dire Signore senza lo Spirito Santo. 
Grazie del suo servizio, un abbraccio in Cristo.


Risposta del sacerdote

Carissimo,
1. sì, la Sacra Scrittura attesta che alcuni hanno fatto naufragio nella fede.
San Paolo lo dice in maniera molto chiara nella prima lettera a Timoteo: “Questo è l’ordine che ti do, figlio mio Timoteo, in accordo con le profezie già fatte su di te, perché, fondato su di esse, tu combatta la buona battaglia, conservando la fede e una buona coscienza. Alcuni, infatti, avendola rinnegata, hanno fatto naufragio nella fede” Tm 1,18-19).
Ne dice anche il motivo: non hanno conservato una buona coscienza, hanno permesso alla corruzione di entrare nella loro vita.

2. In genere la corruzione nella fede è preceduta da corruzione morale.
Nostro Signore l’ha detto in maniera molto chiara: “E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate” (Gv 3,19-20).
L’espressione di Gesù “odia la luce” rimanda a coloro che, corrotta la loro vita e offuscata la luce della coscienza, vogliono cambiare la dottrina per conformarla alla loro vita.
È la storia di sempre. Anche oggi è sotto i nostri occhi.

3. Ugualmente la Sacra Scrittura parla di apostasia. E per apostasia si intende proprio l’abbandono della fede.
San Paolo dice: “Nessuno vi inganni in alcun modo! Prima infatti verrà l’apostasia e si rivelerà l’uomo dell’iniquità, il figlio della perdizione” (2 Ts 2,3)
Talvolta si apostata da Dio con la ribellione dell’anima ai suoi comandamenti, conservando ancora l’unione mediante la fede.
Altre volte invece è anche abbandono della fede in senso pieno e assoluto per cui si cessa di credere.

4. Tu chiedi come sia possibile che una persona, chiamata la fede e pertanto eletta e predestinata, possa perdere la fede.
C’è un equivoco a proposito del concetto di predestinazione.
Comunemente per predestinazione s’intende un disegno che in maniera fatalista giunge al suo obiettivo.
Talvolta, come fanno i protestanti, accompagnano al concetto di predestinazione la negazione della libertà dell’uomo.
Infatti Lutero ne Il Servo arbitrio dice che la volontà umana è come una bestia da soma posta fra due cavalieri. “Se la cavalca Dio, vuole e va dove Dio vuole (…). Se invece la cavalca Satana, vuole e va dove Satana vuole. E non è nella sua facoltà scegliere o cercarsi uno dei due cavalieri” (m. lutero, Il servo arbitrio, in Opere Scelte, 6, a cura di e. de michelis pintacuda, Claudiana, Torino 1993, p. 125). 
Di qui il concetto luterano di doppia predestinazione: alla salvezza o alla dannazione.
Giustamente ci si può domandare, come fai tu, se uno che è stato eletto e che viene cavalcato da Dio, per usare linguaggio di Lutero, possa perdere la fede e andare all’inferno. Sembra una contraddizione.

5. Ma non è questo invece il concetto vero di predestinazione.
Predestinare significa in generale ordinare una cosa al suo obiettivo, al suo fine.
Secondo il significato che San Paolo da a questa parola, per predestinazione si intende la libera ed eterna decisione di Dio di portare la creatura umana ad un obiettivo di ordine soprannaturale.
Dice infatti: “In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà” ( Ef 1,4.5).

6. Trattandosi di un obiettivo di ordine soprannaturale, la predestinazione è opera esclusiva di Dio.
Come per chi viene alla luce di questo mondo non c’è alcun intervento da parte di chi viene generato, così analogamente per chi viene elevato alla vita divina diventando per grazia figlio adottivo di Dio, non c’è nessun altra causa al di fuori dell’amore di Dio per lui.

7. Non c’è nessuna difficoltà a conciliare il concetto di predestinazione con la libertà umana perché Dio agisce rispettando la libertà che egli stesso ha dato all’uomo.
Egli la muove fortemente (fortiter) perché l’iniziativa e la conduzione dell’azione parte da lui. Nello stesso tempo la muove soavemente (et suaviter), sollecitando la volontà a dare il consenso rispettando la libertà.

8. La Sacra Scrittura dice che Dio “vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità” (1 Tm 2,4).
Vale a dire: Dio  offre il suo piano di salvezza, chiamato anche di predestinazione, a tutti gli uomini. Ma alcuni lo rifiutano fin dall’inizio (“Venne nella sua casa, ma i suoi non l’hanno accolto”, Gv 1,11), altri lo rifiutano cammin facendo (“Alcuni, infatti, avendola rinnegata, hanno fatto naufragio nella fede”, Tm 1,18-19).

9. In coloro che – mossi da Dio e sollecitati dalla grazia – accolgono liberamente il piano della salvezza, Dio realizza e porta a compimento il piano della predestinazione.
Dice San Tommaso d’Aquino: “La predestinazione certissimamente e infallibilmente ottiene il suo effetto, e tuttavia non comporta coazione, nel senso che il suo effetto provenga in maniera costrittiva. (…).
Così dunque l’ordine della predestinazione è certo, e tuttavia non è abolito il libero arbitrio” (Somma teologica, I, 23, 6).

10. Pertanto avere la fede non significa ancora essere predestinati.
Sono predestinati in senso biblico e teologico solo quelli che si salvano, vale a dire solo coloro nei quali si compie la salvezza. In costoro non ci può essere assolutamente e in nessun modo naufragio.
Mentre il naufragio è possibile per chi ha ricevuto il dono della fede e ha iniziato il cammino di salvezza.
A questo cammino di salvezza fa riferimento a San Pietro quando dice: “Come bambini appena nati desiderate avidamente il genuino latte spirituale, grazie al quale voi possiate crescere verso la salvezza” (1 Pt 2,2).
Inoltre va ricordato che se si nega la libertà dell’uomo, il concetto di predestinazione viene falsato.

Ti ringrazio per il quesito tanto importante e prezioso.
Ti auguro ogni bene, ti ricordo nella preghiera e ti benedico. 
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.