La storia di Maria di Napoli, dalle tenebre alla luce

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Maria di Napoli, è uno pseudomino ma è una giovane vita che ha vissuto anni di violenza, il padre l’ha costretta al marciapiede per anni, l’ha resa una prostituta senza dignità. Dall’odio e dal peccato è riuscita a convertirsi attraverso l’ascolto di Radio Maria. Federico Quaglini, il conduttore della trasmissione “il fratello” il sabato notte, ha letto le sue lettere, generando una forte emozione in coloro che le hanno ascoltate.

Con Radio Maria, Maria ha conosciuto la grande Misericordia di Dio, l’amore materno della Madonna e l’accettazione della sofferenza con Padre Pio.

Sono state pubblicate una serie di lettere che rappresentano il segno dell’esistenza, del cammino di conversione che Maria ha affrontato nella sua vita. Maria è stata chiamata alla misericordia di Dio all’età di 35 anni, è venuta a mancare il il 30 settembre 1993.

Pubblichiamo in versione integrale le lettere disponibili in rete, e la videobiografia come simbolo del cammino di conversione di Maria di Napoli.

 

Napoli, 13.12.1992

Caro Federico, amico di Radio Maria,

mi permetto di scriverti questa lettera perchè ho piena fiducia in te e ti voglio tanto bene. Le tue trasmissioni di sabato sera “Il fratello”, mi colmano il cuore di tanta serenità e gioia. Non ho mai pregato così bene, in te si nota una fede vera e genuina che la sai trasmettere anche a coloro che non credono.

Purtroppo fra questi poco fortunati (vale a dire senza fede) ci sono pure io.

Il motivo? Forse sono state le vicessitudini avverse della vita per cui mi hanno precluso ogni entusiasmo e gioia di vivere.

Per ben tre volte ho tentato il suicidio senza riuscirci, purtroppo… Mi permetti che a questo punto faccio un naturale sfogo.

Da te mi aspetto un aiuto nella preghiera anche attraverso l’in­tercessione di P. Pio molto stimato ed amato da te.

Lo si nota attraverso l’angolino di P. Pio che ogni sabato sera inserisci dopo il rosario.

Ora vivo sola, chiusa in me stessa con una disperazione infinita. Per fortuna che ho un lavoro come assistente sociale che mi permette di vivere una vita autonoma e indipendente.

Mi manca la cosa essenziale, la fede! …

E ora termino, scusandomi se ti faccio perdere del tempo a te tanto prezioso, e perdonami di questo sfogo, ne avevo tanto bisogno. Se ti capita di far menzione attraverso radio Maria il sabato sera usa un nome convenzionale, per es.: Maria di Napoli. Ti dico questo perchè hai la gentile abitudine di ringraziare coloro che ti scrivono prima della trasmissione “il fratello”. Mi toglieresti da un grande imbarazzo.

Grazie, ti saluto caramente … con tanti auguri di buone feste che fra l’altro per me non esistono. Se mi rispondi mi fai cosa gradita. Ciao

Napoli, 17.1.1993

Caro Federico,

credevo di avere una risposta alla mia lettera, ma purtroppo ho aspettato invano. Comunque ti ringrazio lo stesso perchè sono sicura che mi hai riservato un posticino nelle tue preghiere specialmente con la tua visita a Padre Pio alla fine del mese. Spero che la tua serenità e umorismo che diffondi ogni sabato sera ti accompagnino sempre nella tua vita e comunicare agli altri che avvicini quel senso di gioia frutto di un’anima in pace con se stessa e con Dio.

Ti scrivo ancora perchè, credimi, ho tanto bisogno di sentire vicino una persona che mi possa capire e tendermi fraternamente una mano amica.

Lo sai che sono completamente sola, ed è proprio in virtù di questa tremenda solitudine che ho intrapreso un tenore di vita che non è degno di una persona umana. In breve, ti devo confes­sare, proprio come ad un confessore, che faccio la prostituta non per bisogno di guadagno ma per stordirmi.

Credimi, quando rientro a casa dopo di aver dato ai porci (scusami di questa reale espressione) la possibilità animalesca di sfogare i loro istinti, mi sento ancora più sola con un amaro in bocca e quel che è peggio con una voglia matta di suicidarmi. Aiutami, caro Federico, ad uscire da questa tremenda situazione e chiedi al Signore per me il dono della fede, quella fede che ho incominciato a desiderare da quando ascolto Radio Maria che è poco tempo.

Ho 35 anni ma mi sento più vecchia di 90 anni. Sono stremata, lacera, sotto il peso di un’esistenza che non vale la pena di essere vissuta.

Giorni or sono ho ricevuto una telefonata dall’avvocato difensore di mio padre che chiedeva se ero disposta ad apporre una firma per la libertà di mio padre che è detenuto, ma… Scusami di questo sfogo, vorrei dirti tante cose, ma ho paura di sottrarre del tempo così prezioso.

Posso sperare in una tua risposta che mi mette in condizione di una svolta decisiva della mia vita così inutile e vuota?

Ti ringrazio e ti saluto affettuosamente…

(nome convenzionale Maria) P.S. – Posso avere il tuo indirizzo?

Unicamente te lo chiedo perchè forse la posta a casa ti arriva prima, in quanto con il recapito di Radio Maria tu la puoi ricevere solo al sabato

Grazie.

Napoli, 27.1.1993

Caro Federico,

in questo momento che ti scrivo sono in ospedale per una lavanda gastrica frutto di un tentato suicidio messo voluta­mente in atto, ma purtroppo non riuscito. Fra qualche giorno verrò dimessa. E’ evidente che il Signore (se esiste) non vuole ancora la mia vita.

Sono…, ed a proposito ti prego vivamente di mantenere l’anoni­mato, se vuoi accennare qualcosa per Radio usa il nome conven­zionale: “Maria di Napoli”, mi toglieresti da un grande imbarazzo. Grazie!

Radio Maria mi ha messo in una crisi tremenda. Per caso ho aperto la radio, non sapevo dell’esistenza.

Tutto è cominciato un sabato nella trasmissione ‘Il Fratello” condotta da te. Ora non posso fare a meno, ho subito una dipendenza come dici tu scherzosamente, anche se quelle pre­ghiere ed il Rosario non mi dicono niente per ora, anzi mi viene nausea a sentire.

Come mai? Cosa è questa attrazione che provo per il bene ma il male prende il sopravvento? Sono forse diversa dagli altri? Oppure il Signore si è dimenticato di me a causa di tanti errori commessi? Mi mancano proprio quei sani principi che formano ogni uomo, non ho avuto questa fortuna da piccola.

Devi sapere che ho 35 anni e non ho fatto ancora la Comunione e la Cresima.

Quel mostro di … ha pensato solo a far denaro e mi ha forzato brutalmente a condurre una vita, ossia la mia adolescenza, sui marciapiedi, in una parola, a prostituirmi. Lui incassava, ed io lavorarvo, ma che lavoro … lascio a te immaginare quali siano state le soddisfazioni fino ad oggi …

Sono ora a terra, lacera, senza dignità umana, sono considerata una bestia.

Ti prego, Federico, aiutami ad uscire da questa tremenda crisi attraverso le preghiere tue e degli ascoltatori.

Quando brevemente ti ricordi di me attraverso Radio Maria per darmi un consiglio e qualche buona parola mi sento meno sola e mi sembra di caricarmi di una serenità diversa, forse mai provata e gustata.

Credimi, vado avanti così per una intera settimana.

Grazie, Federico, vorrei che la tua lontananza fosse meno lonta­na e avere la possibilità di averti più vicino come un fratello.

In questo momento che ti scrivo forse sei a Foggia, e precisamente a San Giovanni Rotondo da Padre Pio.

Maria di Napoli

Napoli, 8.2.1993

Caro Federico,

grazie per la tua comprensione e la tua benevolenza nei miei riguardi. Pensavo di essere ripudiata e messa da parte, invece ho consta­tato con gioia quanta bontà e delicatezza può suscitare in un’ani­ma che vive un cammino di fede trovandosi vicino al Signore.

Nel sentire le mie lettere sabato sera, non ti nascondo ho pianto tutta la notte. Mi domando, sono stata proprio io a scrivere? Mi sorprende come ho potuto vuotare il sacco in così breve tempo (credimi non è stata cosa facile) e liberarmi da un incubo che non mi dava pace.

Capisco che non è tutto perchè il passo decisivo e più importante lo devo fare ancora: la confessione. Spero di farlo quanto prima a San Giovanni Rotondo per aggrapparmi al cordone di Padre Pio, come hai detto tu e mettermi nel grembiule o nelle tasche della Madonna.

Forse è il posto più adatto e spero di rimanere un paio di giorni per vedere di capire cosa sta succedendo in me.

Mi sembra di vivere in un mondo di sogni straordinari anche se alterno momenti di grande gioia mai provati in vita mia e momenti di sconforto.

Lo scoglio più grande non è tanto mettere una pietra su una esistenza vuota e libertina, ma è mio padre.

Domenica dopo anni di assenza mi sono recata in Chiesa.

Ad un certo momento sono venuta meno e non mi sono resa conto di cosa stava succedendo in me.

Mi sono trovata sdraiata su un banco con tanta gente attorno. Si è trattato di una “lipotimia”; ormai il mio fisico è stremato e faccio fatica anche a scrivere, mi trema la mano.

Ad accompagnarmi a casa è stato un diacono, non lo conoscevo e non sapevo perché si chiamasse così. Mi ha spiegato quale era il suo ruolo in Chiesa, beato lui. Mi ha offerto un viaggio gratis a Lourdes, ho accettato con riserva essendo ora una bambina appena nata, devo fortificarmi moralmente, spiritualmente e anche fisicamente. forse acconsentirò per luglio.

Ti prego caldamente di aiutarmi nelle tue preghiere perchè questo periodo è il più delicato in quanto c’è qualche persona poco affidabile che mi dà fastidio. E’ sorpreso nel constatare che non faccio più parte della sua comitiva poco raccomandabile. Ho paura di qualche sorpresa … tu capisci.

Se vuoi leggere questa lettera fallo pure: può far del bene a qualche persona che come me si dibatte fra il male facile ed il bene difficile.

Ti ripeto ancora di chiamarmi Maria onde evitare spiacevoli conseguenze.

Grazie della pazienza che porti nel sopportarmi.

Ti saluto cadmente, ciao… Maria

Spero di sentirti qualche volta in diretta, ma è tanto difficle…

Napoli, 16.2.1993

Caro Federico,

abbi la bontà di leggermi ancora, purtroppo ti sei cacciato in un brutto guaio e ti chiedo scusa.

La mia “odissea” non è ancora finita.

Mi sono illusa che fosse facile interrompere un tenore di vita come la mia … ma purtroppo sono circondata da uomini sanguisughe che vogliono ancora sfruttarmi fino all’ultima goccia. Non posso per­mettermi di uscire che sono pedinata. Anche se rimango in casa sono disturbata da telefonate provocatorie, oscene ed intimidatorie. Sono i cosiddetti “protettori” che non si rassegnano a perdere una preda tanto facile e forse difficile da trovare. Tu mi capisci!!! Aiutami con le tue preghiere e quelle di tutta Radio Maria.

Sono ormai decisa a cambiare radicalmente la mia vita. Ciò mi costerà non poco in quanto sto già subendo delle angherie. Ti chiedo scusa se oso sfogarmi con te in maniera così confidenziale, lo faccio perchè ho la sicurezza di non essere ingannata, e credo molto in un’amicizia come la tua. Chissà da quanto tempo il Signore bussava alla mia porta, perchè nonostante tutto sentivo sempre un forte richiamo interiore, ma non riuscivo a capire data la mia terribile situazione. Il colpo di grazia è stata Radio Maria. Non ho avuto la fortuna di crescere in una famiglia sana, esclusa mia madre, per cui spesso mi domando fino a che punto possa essere io responsabile. L’altra sera ho sentito prepotente il bisogno di andare in Chiesa. Il mio desiderio coincideva con la giornata Mondiale degli ammalati voluta dal Papa ed era l’undici febbraio, anniversario delle appari­zioni di Lourdes. Premetto che nella mia ignoranza non sapevo niente, tutto ho appreso da Radio Maria. Nel rincasare, era già tardi in quanto la funzione è stata molto bella ma lunga, ho trovato delle persone ad attendermi vicino a casa. Mi sono trovata in macchina trascinata dentro con una forza brutale da quattro energumeni e a nulla è valsa la mia reazione. Ero sola contro quattro. Hanno fatto di me quello che hanno voluto dopo avermi imbavagliata e legata. Ho ancora i segni delle percosse subite, sono piena di ecchimosi. A questo punto mi guardo bene dal scendere in particolari. Sarebbe umiliante per me e doloroso per te che hai la bontà di leggermi. Però mi domando: è possibile che il male debba prendere il sopravvento sul bene? E’ questo l’aiuto di Dio? Eppure tornavo da un luogo sano, dove anche se non ho pregato, tra l’altro non so pregare, non ho mai pregato in vita mia, ho innalzato lo stesso delle invocazioni spontanee, di supplica al Signore. Ma dov’era Lui? Ho ancora dubbi e incertezze in proposito. Vorrei tanto andar via da Napoli ma il lavoro non mi permette un trasferimento. Non posso azzardarmi a perdere un posto che mi dà la possibilità di vivere indipendente senza aver bisogno di nessuno. Però, credimi, sono stanca, stanca, stanca. Soffro in questo periodo di una grave anoressia per cui non nutrendomi sono deperita ed esaurita. Ma ora interrompo perchè non ti voglio annoiare, ti ringrazio di tutto e credo sempre nella tua amicizia. Poichè non riesco mai a prendere la linea diretta con Radio Maria accetta queste mie lettere anche se non sono gioiose.

Ciao… un saluto affettuoso ed una preghiera.

Maria

P.S. – Una buona notizia. Fra qualche giorno inizierà la catechesi per la preparazione all’ammissione alla Prima Comunione. Mi preparerà un Diacono. Un motivo in più per pregare.

Lettera (di un’ascoltatrice) del 22 Febbraio 1993

Le lettere fecero grande impressione; un’ascoltatrice della radio, Rosa scrisse a Federico, a sua volta, una lettera di incoraggiamento per Maria.

Di Rosa nulla sappiamo tranne che: ” … ha conosciuto – anche lei – la bruttura della vita”.

E’ una lettera che esorta alla speranza Maria e noi con lei.

Brindisi, 22.2.1993

Carissimo Federico,

poche parole per Maria di Napoli perchè altro non so dire. “Penso a te, prego per te, Maria, da quando Federico ha letto, attraverso la Radio, per due sabati consecutivi (13 e 20 febbraio), prima della recita del Santo Rosario di mezzanotte, le tue lettere, tre bellissime lettere, che lasciano trasparire tutta la tua ango­scia, tutta la tua disperazione, ma anche il forte desiderio di voler uscire dal baratro nel quale sei caduta.

Coraggio, Maria! Non piangere! E lotta, lotta ancora.

Sei stata toccata dalla grazia di Dio e di questo devi essere felice. Prega tanto, anche quando senti che la vita è vuota e inutile. Gesù Maria Santissima ti ascoltano, sai, e ti sono vicini più di quanto tu possa immaginare.

Te lo dico per esperienza personale. Ciao! Ti porto nel cuore.

Se andrai a Lourdes, cosa che io non potrò fare per ragioni di salute, ricordati di me quando ti inginocchierai ai piedi della Vergine Immacolata per pregare.

Auguri, tanti auguri e un forte abbraccio da Rosa, che ha cono­sciuto, anche se in maniera diversa dalla tua, la bruttura della vita.

A te, Federico, un cordiale e fraterno saluto.

Napoli, 1.3.1993

Caro Federico,

ieri sera ho ascoltato come sempre la trasmissione del sabato “Il Fratello”. Diventa sempre più stupenda perchè ho l’occasione di apprendere nuove cose e farle fruttificare.

Non mi stanco mai di ringraziare te, caro Federico e tutta Radio Maria. Continuate a pregare per me perchè questo è il periodo, molto bello, ma anche più delicato.

Mi dispiace non poterti accontentare per il telefono. Ho capito bene che ne hai fatto richiesta?

Il mio numero, ossia l’apparecchio non esiste più. L’ho tolto dalla circolazione per tanti motivi.

E’ meglio una comodità in meno che un peccato in più. Può costituire per il mio caso un motivo di ripiego.

Non voglio demolire ciò che con tanta fatica sto recuperando. In questi giorni partirò per COSSATO (VC).

Ho avuto dal medico un periodo di riposo ed io voglio approfit­tare per tornare in un secondo momento più ritemprata fisica­mente. Vado da alcuni parenti.

Ringrazio la Signora che gentilmente mi ha ceduto il suo premio. Sono rimasta veramente commossa e vedo che nel mondo infondo un pò di buono esiste. Però non sono queste cose che mi mancano, è la ricchezza spirituale che conta. Ho così tanta roba da avere il superfluo.

Per cui ti prego, senza offendere nessuno, di devolverlo a chi ha veramente bisogno, la carità materiale copre la moltitudine dei peccati.

A Cossato continuerà il corso di preparazione all’ammissione all’EUCARESTIA.

Non vedo l’ora per provare la tenerezza dell’Eucarestia, è una frase questa appresa da Padre Bettat, deceduto l’altro giorno.

Al ritorno da Cossato farò un’altra scappatina a San Giovanni Rotondo, ho lasciato il cuore.

Hai ragione di essere innamorato di Padre Pio. E’ un fratello straordinario!

Pregherò anche per te.

Saluti cari Maria

Ciao…

Il Confessore mi ha fatto promettere di ritornare…

Napoli, 21.3.1993

Carissimo amico Federico,

sono ritornata solo ieri da San Giovanni Rotondo. Padre Pio è ormai una calamità, mi ha conquistato il cuore. Ho la fortuna di essere così vicina geograficamente. Ad attendermi c’era il mio confessore. Mi ha accolto a braccia aperte per cui ho avuto anco­ra una volta la sicurezza di essere abbracciata dal Signore. Mi ha fatto la sorpresa di regalarmi la Bibbia di Gerusalemme, ho già iniziato a leggere con molto impegno. Ho avuto con lui un lungo colloquio, sempre sulla tomba di Padre Pio, basato su ar­gomenti spirituali facendo riferimento a Padre Pio, alla sua vita stupenda.

Non più ricordi del passato, ormai ho messo tutto nel cuore mi­sericordioso di Gesù e della Mammina come la chiamava Lui. Dal giorno bellissimo in cui ho avuto la fortuna di riconciliarmi con Dio e perdonare mio padre sono andata a messa ogni giorno. I miei parenti mi prendevano in giro per cui era una sofferenza continua nel vederli tanto lontani senza quella fede che ti mette in condizione di vivere una esistenza più serena.

Volevo gridare loro della mia stupenda esperienza e fare provare la gioia senza pari, ma trovavo un muro di resistenza per cui ho creduto limitarmi alla preghiera.

Arriverà anche per loro il momento inaccettato e tanto bello … sono sicura.

Quando sono partita però ho lasciato su un tavolo un piccolo bigliettino dove mi è venuto spontaneo questa breve frase: “ORA VEDO IL SIGNORE E CREDO IN LUI, LASCIATEVI PLASMARE DA LUI E TROVERETE TANTA GIOIA “.

Il periodo passato fuori Napoli mi ha giovato molto sia sul piano spirituale che in quello fisico, anche perchè ho avuto la possibi­lità di recarmi al Santuario di Oropa trovandomi molto vicino come paese. Ho tanto pregato per tutti ma in modo particolare per questo stupendo strumento tanto piccolo ma grande nel suo aiuto infinito “Radio Maria”. La mia conversione la devo soprat­tutto a questa Radio.

Ed ora, caro Federico consentimi di passare ad un argomento nettamente in contrasto con quello che ho espresso qui sopra, credevo di non tornarci più ma ho subito un altro duro colpo buttandomi in uno stato di angoscia e di dolore. Cosa vuoi è la natura umana che recalcitra perchè offesa nel più intimo. Al mio rientro ho avuto una sorpresa molto amara che mi ha scioccato tanto da farmi gridare ancora una volta: “Mio Dio dove sei, aiutami e non lasciarmi sola”. Ho trovato la casa completamente saccheggiata, hanno fatto piazza pulita e per di più, come oltrag­gio, mi hanno bruciato il letto. Non credo che siano stati i soliti ladri, il mio sospetto cade su quegli uomini strozzini che purtrop­po nella mia vita avevano un ruolo molto importante.

In altri momenti avrei come minimo bestemmiato, cosa facile nel mio costume purtroppo, ma ora ho avuto si una amara reazione, comprensibile fra l’altro, ma ho affidato tutto nel cuore della Mammina. Queste sono perdite materiali che non hanno nulla a che vedere con le bellezze e doni spirituali.

Il diavolo, purtroppo, mi tenta in ogni momento facendomi sentire una nostalgia del passato.

Purtroppo è difficile dimenticare 20 anni (una giovinezza) passati in una tremenda situazione che al solo ricordo mi fa accapponare la pelle.

E’ questo per me un periodo molto delicato e anche duro. Cosa vuoi la natura umana ogni tanto si sveglia dal suo letargo. Chiedo ancora e con insistenza aiuto nelle preghiere di tutta Radio Maria perchè possa uscire vittoriosa in tutte le prove della vita che purtroppo non mancano mai, perchè il diavolo è in agguato.

Ho da darti i saluti di mio padre.

Abbiamo impostato una corrispondenza bellissima. Lui pure ascolta sempre Radio Maria ed è tanto soddisfatto.

Termino lasciandoti con un caldo abbraccio nel Signore e una stretta di mano veramente amichevole. Ciao.

Maria di Napoli

Napoli, 28.3.1993

Carissimo amico Federico,

Nostalgia di Padre Pio e della confessione!

Ho vissuto l’esperienza più bella della mia vita. Ho sfidato il cattivo tempo e mi sono avventurata noncurante di niente in cerca di pace e l’ho trovata. E’ stato un impatto terribile ma alla fine ha vinto la grazia. All’inizio ero agitata ed angosciata, facevo la spola tra la Chiesa e la piazza, ero così emozionata da sentirmi male. Mi sembrava di dover superare una grande prova, ma con l’aiuto di Dio e di Padre Pio ho sentito una forza interiore e mi sono trovata, come spinta, in Chiesa. C’era un sacerdote dispo­nibile al confessionale, un sacerdote a me sconosciuto, ma si è rivelato un grande uomo di Dio nel suo ministero.

Mi sono inginocchiata e senza parlare, mi mancava la forza, sono scoppiata in un pianto dirotto. Questo momento di grande com­mozione è durato un bel pò. Il sacerdote mi ha lasciato sfogare poi stringendo le mie mani nelle sue ha esclamato: “Figliola coraggio, io sento che il Signore ti ha già perdonata perchè hai molto amato” e mi ha citato qualche episodio bellissimo del Vangelo, la Maddalena, il figliuol prodigo etc…

Quando un pò più risoluta e sollevata ho incominciato a vuotare il sacco e mettere a nudo la mia anima un nuovo irrefrenabile sfogo di pianto che non riuscivo a controllare. All’improvviso il sacerdote si alza mi prende per mano e mi accompagna a mia insaputa alla tomba di Padre Pio che ancora dovevo visitare. E’ stato il momento più bello!

Quanta pace ho sentito subito, quanta serenità, e perchè no quanto bisogno di amore puro e sincero, quell’amore che pur­troppo mi è mancato tanto nella mia vita, prima in famiglia e poi sfruttata dal mondo della prostituzione …

Sono stata vicino alla tomba di Padre Pio circa due ore, poi finalmente aiutata dallo stesso sacerdote che mi ha accompagna­ta ho iniziato a vuotare il sacco con tanta umiltà e con tanta decisione. Come per incanto era sparita ogni paura che costituiva un forte ostacolo. Mi sono liberata da un macigno che era diventato pesante ed insostenibile. Ho finalmente conosciuto l’AMORE ed ho sperimentato su di me la Misericordia di Dio attraverso questo grande sacramento.

Ora sono libera, non più prigioniera e schiava di una vita di peccato e di schiavitù. Uscita fuori ho avuto la sensazione di volare, tutto era più bello, più limpido.

Anche se faceva un freddo glaciale avevo però tanto calore nel cuore e tanta gioia! In questo momento che scrivo sono di nuovo alle prese con un pianto irrefrenabile, ma questa volta sono lacrime di gioia e di pentimento. L’unica nota dolorosa è ancora la mia assenza, non voluta, alla Eucarestia. Mi sembra di averlo già detto di non aver fatto ancora la Prima Comunione. In compenso però, ho iniziato un corso per l’ammissione a questo sacramento e poichè ho già 35 anni un’età matura, sono pronta, con una preparazione adeguata a ricevere anche il Sacramento della Cresima. Dopo questa preparazione duplice posso consi­derarmi anch’io una persona rinata.

Ancora una volta ringrazio te, caro Federico, e tutta Radio Maria che mi avete dato la gioia di ritrovare COLUI che, malgrado tutto, le mie debolezze, le mie infedeltà, era ad attendermi con pazienza per perdonarmi. Quale gioia!!!!!

La mia esperienza non è finita qui. Ho avuto una grande grazia che mi stava a cuore, il superamento di quell’odio spietato verso mio padre. Senza questo superamento non potevo certo ricevere l’assoluzione.

Anche in questo il Signore mi ha aiutata conducendomi verso la strada del perdono. Il sacerdote mi ha dato come penitenza mettere in pratica uno dei consigli evangelici: “visitare i carcerati”. Credimi mi è costato tanto ma ci sono riuscita. E’ stato una tristezza all’inizio ma poi come per incanto si è trasformato ques­to doloroso incontro in una serenità inaspettata. L’udienza in via eccezionale si è tenuta nello studio del direttore insieme al cappellano. Ho visto mio padre piangere come un bambino ed in ginocchio chiedermi perdono, mi ha fatto tanto tenerezza per cui ho avuto la forza di baciarlo e di abbracciarlo con tanto affetto. Sia il direttore che il cappellano assistevano silenziosi e commos­si a questo incontro. Erano 20 anni che non ci vedevamo. Alla fine il cappellano chiamatami in disparte mi ha detto: “tuo padre non è più un mostro come tu l’hai definito, ma è un uomo nuovo ricuperato dalla grazia redentrice”.

Solo allora ho capito che in fondo tutti e due eravamo su un unico binario: “l’incontro del peccatore con Dio Misericordioso”. Mi sono ricordata di una tua frase molto bella ma non recepita allora in una trasmissione il sabato sera.

Mi dicesti: “Maria ricordati che il Signore anche per tuo padre attraverso la crocifissione ha desiderato la salvezza”. E ciò si è verificato.

Caro Federico, stò accarezzando l’idea stupenda di farmi suora di clausura. Mi è venuta questa ispirazione sulla tomba di Padre Pio. Chissà se nei piani del Signore c’è pure questa chiamata. Ma per ora è prematuro parlarne, sono una bambina appena nata bisognosa di tutto nel campo spirituale. “Se sono rose fioriranno “.

Intanto preghiamo.

Ed ora ti lascio caro Federico con un forte abbraccio nel Signore e ti sono sempre grata.

Scusami se sono stata troppo prolissa ma è la gioia che trabocca dal mio cuore. Tu mi comprendi … Sono felice, felice.

Tua amica Maria, non più nome convenzionale ma reale in quanto è il mio secondo nome. L’ho appreso da mio padre. Ciao …

(Come deve essere grande un’anima per contenere Dio!) Grazie di tutto. Ciao.

Spero di sentirci in diretta qualche volta. Ma è tanto difficile! Ho provato senza esito.

Pasqua 1993

Caro Federico,

Buona Pasqua a te e famiglia e tutti i componenti di Radio Maria. E’ la prima Pasqua che trascorrerò nella gioia e serenità, frutto di un’anima in pace con se stessa e con Dio.

Presto farò la Prima Comunione e la Cresima, questo tempo di attesa mi sembra interminabile.

Ho trovato tanta solidarietà nella comunità parrocchiale.

Ho ricevuto dalla catechista che mi prepara in regalo il nuovo catechismo della Chiesa Cattolica e mi sono proposto di leggerlo e studiarlo per aumentare la mia scarsa cultura religiosa.

Ora sento di amare tutti con un’ottica diversa anche perchè mi sento privilegiata da Dio e amata dagli uomini di fede con un AMORE VERO E SINCERO.

Quante buone persone sto incontrando in questo cammino di fede. E’ vero che il male suscita clamore ma c’è pure tanto bene che non fà rumore.

Dovunque vedo la paternità misericordiosa di Dio nei miei ri­guardi e credo veramente in Lui che non mi ha mai abbandonata, neppure nei momenti in cui mi trovavo in un profondo abisso. Tutto quello che mi sta succedendo mi sembra un sogno.

E’ molto bello!

Buona Pasqua, caro Federico e … ad meliorem (sempre meglio) Ciao … un abbraccio fraterno, sentiamoci uniti nella preghiera. Maria

Napoli, 9.4.1993

Carissimo Federico,

Giovedì Santo in coincidenza con l’istituzione della S. Eucarestia ho fatto la S. Comunione. E’ stato un giorno veramente eccezio­nale, sono ancora commossa. Mi domando come ho potuto vivere anni e mesi senza gustare questa tenerezza dell’Amore Miseri­cordioso. La mia gioia e riconoscenza non hanno limiti. Anche la comunità tutta ha partecipato a questo momento di commozio­ne e di gioia. E’ stato un primo incontro col Signore senza precedenti. La mia esperienza di vita vissuta è un miracolo vivente. Vorrei gridare a tutto il mondo che non vi è gioia più grande di una esistenza spesa tutta per Colui che ci ha creato. Sento così viva la presenza di Dio e della Mammina che la solitudine per me è inesistente. Ora non ho paura di niente anche se dovrò subire ancora soprusi da parte di alcuni spregiudicati, ho il coraggio di combattere perchè Dio è con me, e Lui certa­mente non permette tentazioni superiori alle nostre forze. Mi sento una bimba che muove i primi passi ed è gioiosa se cade ancora perchè ha la forza di rialzarsi accompagnata e sostenuta per mano dall’unico Padre che è nei cieli. Ora in ogni momento posso sempre ricominciare a dare tutto a Cristo, e Lui è sempre pronto ad accogliermi e a rispondere fino infondo al mio amore donandomi nuovamente tutto. Non riesco mai a elencare i doni di Dio nella mia vita. Essere perdonati e perdonare sempre è un cammino di grande gioia, perchè in ogni prova c’è qualcuno da consolare, da rafforzare; non c’è gioia più grande che dimenti­care le proprie pene per consolare quelle degli altri, perchè la vita ha sempre dei ricordi che ricaricano la nostra gioia. Questi semplici pensieri mi vengono così spontanei dal mio cuore che non è più un cuore indurito e avvizzito dal peccato, ma fresco di gioventù. Cosa vuole più il Signore da me? Che cosa altro mi deve regalare?… Mi ha dato tutto e io prometto di corrispondere in pieno alla sua grazia attraverso la mia fede assopita per anni. Solo la fede può aiutare a capire l’immensità e il mistero della Croce che stiamo vivendo in questa settimana Santa. Nessun ostacolo che viene dall’esterno mi toccherà perchè sono nella pace.

Spero di ritornare presto a S. Giovanni Rotondo a trascorrere le mie ferie in compagnia di Padre Pio. Ora sono libera da tanti legami pericolosi per cui finalmente posso disporre del mio tempo prezioso nell’amicizia intima prima a contatto con il Tabernacolo e poi in stretto rapporto con Padre Pio che mi insegnerà ancora tante cose. Che bello, potrò visitare con calma le sue opere. A proposito devo farti una confidenza. Non ho intenzione di essere presuntuosa ma credo che ciò che ho sentito ha del prodigioso e non è frutto di allucinazioni. Mentre ero intenta in preghiera presso la tomba del Padre ho sentito in più riprese un forte odore di violette che si è ripetuto anche fuori della Chiesa. Meravigliata e anche incuriosita chiedo a qualche persona un loro parere. Quasi tutte mi hanno dato un’analoga risposta: “non c’è da meravigliarsi perchè anche in vita Padre Pio emanava spesso un profumo bellissimo”. Sarà vero? Premetto che di tutto ciò non ero al corrente. Dopo questo periodo andrò a Lourdes, mi sono già preno­tata. Sarà questa un’altra esperienza meravigliosa.

Ed ora ti chiedo un grande favore. Fai una preghiera particolare per mio padre che sta attraversando un periodo molto critico per la sua salute. Ha subito troppe emozioni in questi giorni per cui il fisico, già debilitato a causa di due infarti, ha avuto una ripercussione notevole. In compenso però è tanto, tanto sereno e fiducioso. E’ stato stupendo nel recente colloquio quando in presenza mia e del cappellano con commozione ha esclamato: “ora posso morire, anzi desidero morire perchè tutto in me è avvenuto, anche il mio più grande progetto: la mia inaspettata conversione, il ritrovamento di mia figlia che ho atteso invano per venti anni nella sofferenza più atroce e cosa ancora più grande la sua riabilitazione ad una vita più pura, pulita, limpida e onesta. Di tutto devo ringraziare questa stupenda piccola ma grande emittente, Radio Maria”.

Come è vero che tutto è possibile a Dio, basta aprire il nostro cuore e rispondere con generosità. Ora siamo in due a comunicarci ogni giorno… chi l’avrebbe mai immaginato? Grazie Maria. Ed ora termino; credo che questa mia sia l’ultima, non sarò più noiosa e pesante… (scherzo). Oramai la mia “Odissea spirituale” è finita non mi resta che camminare spedita in questo cammino di conversione e aggrapparmi sempre più forte al grembo della Mammina.

Non ho mai scritto tanto in vita mia, ringrazio di cuore tutta la famiglia di Radio Maria e … siamo sempre uniti nella gioia e nel dolore.

Con te Ferderico ci sentiremo ancora perchè non è facile dimenticare un grande amico disinteressato e sincero. E’ proprio vero quel detto antico ma tanto attuale: “Chi ha trovato un amico ha trovato un tesoro “.

Grazie della tua disponibilità che mi offri, ne farò tesoro anche perchè umanamente parlando, sono molto sola. Ho bisogno di dialogare ma con persone adatte, cioè in grado di capire i miei problemi. Poichè presto dovrò prendere una decisione molto impor­tante e determinante per il mio avvenire, ti prego di aiutarmi nelle preghiere.

Ti terrò al corrente.

Un fraterno abbraccio, ciao…. Maria

Napoli, 16.4.1993

Carissimo amico Federico,

avevo intenzione di chiudere con le mie lamentele, ma sono costretta ad importunarti e ti chiedo scusa. Non ho più telefonato non per negligenza ma purtroppo ho smarrito l’agendina con i vari numeri telefonici e indirizzi. Conseguenza per me dolorosa di un nuovo sopruso da parte di uno spregiudicato che mi ha aggredita e picchiata in pubblico facendo sparire la borsa nella quale avevo i miei riferimenti personali. Questo ennesimo, triste episodio mi ha demoralizzata molto perchè mi ha isolata comple­tamente da ogni relazione con persone con cui avevo un certo rapporto affettivo, tanto utile e necessario. L’unico riferimento ed appoggio ora è Radio Maria, ed è a te che mi rivolgo perchè sento il bisogno di dialogare per alleggerire la mia angoscia e il mio tormento. Questo individuo molto pericoloso è l’unico super­stite; non si rassegna alla mia indifferenza perchè ha tutto l’interesse a sfruttarmi per vivere comodamente facendo il man­tenuto!

Troppo tardi ho capito che il suo attaccamento morboso era solo avidità e non amore vero. Ho telefonato svariate volte all’ufficio di Radio Maria per riavere il tuo numero ma risultava occupato o rispondeva la segreteria telefonica. Alla fine ho rinunciato perchè trovare libero un telefono pubblico è un’impresa non facile. Oltretutto devo limitare le mie uscite per motivi di sicurez­za, tu mi comprendi. Certo, avere il telefono in casa è una comodità impagabile, ma sono ormai consapevole della scelta fatta e mi sta bene così.

Un altro grave episodio si è verificato l’altra sera. Per fortuna questa volta ero con mio zio venuto dalla Svizzera per una visita a mio padre nonchè suo fratello. La sua presenza è stata prov­videnziale perchè con il suo intervento ha evitato una collutazio­ne che diversamente avrebbe avuto degli effetti negativi a mio riguardo. Sono così stanca per questi avvenimenti che una deci­sione drastica sono costretta a prendere perchè è in pericolo la mia incolumità fisica.

Interiormente sono serena perchè Dio è con me. Anzi ti dico che nonostante tutto ho ritrovato la gioia di essere donna, la gioia di vivere dignitosamente. Mio zio sconvolto per questa mia situa­zione mi ha imposto di prendere una decisione; partire con lui in Svizzera per alcuni mesi.

Ho analizzato bene ed ho capito che è l’unica soluzione ideale; far perdere le mie tracce. Ormai Napoli non mi offre nessuna possibilità di ripresa, ho tutto da perdere niente da guadagnare. Forse nella tranquillità di un nucleo familiare diverso, lontana da ogni incubo posso capire meglio il progetto di Dio per il mio futuro. Il mio desiderio è ancora quello di donarmi, completa­mente a Lui attraverso la clausura.

L’idea è stupenda, unica, ma difficile da realizzare in poco tempo. Mi affido alle tue preghiere e a quelle di Radio Maria emittente formidabile che ci accomuna tutti nel dolo, e e nella gioia.

Fra tanti episodi tristi finalmente una notizia gioiosa almeno per me che sono parte in causa. Presto mio padre sarà libero, mancava solo la mia firma favorevole, e l’ho messa.

Come mi rammarica il pensiero che in venti anni non ho fatto nulla per alleviare le sue pene e il suo isolamento!

I miei sentimenti, purtroppo, erano impostati di odio e di vendet­ta, ostili a qualsiasi richiamo di coscienza.

Cercherò di riparare offrendogli una ospitalità filiale, alleggerendo le sue sofferenze con le mie attenzioni.

Per ciò che riguarda la salute precaria penserà mio zio che, guarda caso, è cardiologo e certamente non gli mancherà l’assistenza.

In ogni evento sento tanto la presenza e l’aiuto di Dio che non mi abbandona specie nei momenti in cui qualcuno AMORALE vuole strapparmi quella pace e serenità che tanto ho tribolato per raggiungere e … a quale prezzo …

Con questa provvidenziale decisione di allontanarmi è finito il mio incubo; ringrazio tutti per la solidarietà e l’aiuto nella preghiera.

A te, Federico, un abbraccio fraterno affettuosamente, Maria Ciao … a presto e ancora grazie di tutto.

P.S. – Sono però riuscita a telefonare ad A…, è stata molto carina, non così si è dimostrata G., molto chiusa e reticente al dialogo. Poverina, avrà i suoi grossi problemi.

Napoli, 3.5.1993

Caro Federico,

sono costretta scriverti questa bella cartolina della Mammina per salutare te e tutti gli ascoltatori e le ascoltatrici di Radio Maria. Non mi è stato possibile telefonare in quanto mio zio mi ha proibito ogni relazione umana.

Lui ha ragione e capisco il suo movente, ma mi mette però in uno stato di disagio e di amarezza in quanto mi priva di ogni buona amicizia.

Ho spiegato che cosa bella è Radio Maria e se sono in questa situazione di ricupero lo devo a questa stupenda emittente che mi ha permesso un capovolgimento totale della mia vita. E’ talmente ancora sconvolto dall’ultimo incontro (non te l’ho detto che quell’individuo era armato) che per lui non esiste la possibilità di una buona e rispettabile amicizia.

In poche parole devo vivere isolata non solo con Napoli ma anche con qualsiasi città d’Italia.

Pazienza! Mi affido in questa prova alla cara Mammina, lei sola mi può aiutare.

Quando ti arriverà questa mia sarò già in Svizzera, perciò ti saluto affettuosamente, ciao …

Maria

Una preghiera per la mia salute, c’è qualcosa che non quadra.

Le vie del Signore sono infinite!!! Attraverso la sofferenza com­pleto la mia purificazione. Dovevo entrare in clausura dopo aver ricevuto la Cresima ma la malattia mi ha precluso questa via stupenda. Fiat voluntas tua!!!

Lourdes, 26.7.1993

Caro amico Federico,

finalmente ti scrivo da Lourdes, dove sto vivendo e gustando un’altra stupenda e gioiosa esperienza, anche se è una gioia segnata da una grave sofferenza fisica che ora ti spiego.

Sono a Lourdes con un pellegrinaggio di malati provenienti dalla Svizzera. Non è stato facile aggregarmi per vari motivi, ma la Madonna ha esaudito il mio desiderio appianando ogni difficoltà. Sono purtroppo anch’io malata e molto sofferente a causa di una menomazione fisica che mi ha semi paralizzata, costretta a stare in carrozzella.

Come è vero, “i disegni di Dio non sono i nostri”!

Lui ha permesso prima la mia incredibile e misteriosa conver­sione, e quindi lo “zuccherino “e poi mi ha messo a dura prova. Mi domando; cosa sarebbe avvenuto se questa grande prova fosse giunta in concomitanza con la mia vita disordinata, lontana da Lui? Allora si che mi restava solo la disperazione! … All’inizio ho avuto dei momenti di ribellione, è umano, ma il Signore mi ha dato la forza di reagire, tanto da vedere la mia situazione con un’ottica diversa, ed ho ringraziato il Signore che tutto dispone per il nostro bene, anche se a noi ogni sofferenza ci sembra as­surda. Accetto ogni Suo progetto perchè è sempre un progetto d’amore infinito! Certo, è una esperienza dura da accettare, solo la fede può mettere un’anima in gioiosa accoglienza. La malattia ha bussato improvvisamente alla mia porta, trapiantandomi nel “mondo meraviglioso” dei malati. E’ difficile sopportare, in solitudine e silenzio, un così enorme peso psicologico e fisiologi­co. Spesso mi sorprendo a piangere ma sono lacrime di gioia e di gratitudine per tutto ciò che il Signore mi ha donato, anche la mia stessa infermità che considero “un privilegio” perchè sento maggiormente la Sua presenza paterna. Grazie, Signore!

Ma ora voglio parlarti della mia permanenza in questo luogo meraviglioso, di eccezionale spiritualità. Mi riesce difficile co­municare ciò che provo, è una sensazione bellissima, fuori del comune bisogna sperimentarla di persona. Qui coloro che non hanno fede la trovano, e chi fortunatamente la possiede si raffor­za, e questo è il mio caso. In questa atmosfera che ha del soprannaturale, a contatto con una sterminata presenza di malati e… tutti sorridenti e sereni, la mia situazione, che credevo unica, è niente a confronto con la grande miseria fisica di tante creature ancora più sfortunate di me. Sono così assorta a pregare e meditare in questo angolino meraviglioso e paradisiaco della grotta che ho perso la cognizione del tempo. Mi chiedo: cosa deve essere il paradiso?

Un ricordo tutto particolare è per Radio Maria, grata per il bene ricevuto; è stata la prima artefice che mi ha fatto conoscere la gioia di vivere alla luce della fede mediante le sue catechesi formative e le sue belle preghiere. Sì, perchè la preghiera è vita, è pace, è gioia, è consolazione, ed io l’ho sperimentata in prima persona. Non so ancora rendermi conto del mutamento che è avvenuto in me. E’ talmente straordinario!

Quando penso a quello che ero e a quello che sono oggi … Sono convinta che il miracolo della mia conversione non è inferiore alle più strepitose guarigioni avvenute in questo luogo benedetto e mariano per eccellenza. Sono meravigliata della pace che è in me. Ora sento di dover tutto a Dio che ha avuto tanta pietà per me, mi ha ridato la grazia, la luce interiore, la pace. Sotto gli occhi della Vergine, a lungo è durato il mio colloquio con il mio Salvatore, il Dio della mia giovinezza, ormai ritrovato per sem­pre. In queste ore di solitudine, nel silenzio soprannaturale della grotta, in un’atmosfera impregnata di una pace più celeste che terrena, mi sento penetrata da uno spirito di forza e di verità che mi libera per sempre da ogni incertezza e angoscia.

In questo momento sento che Egli mi domanda qualcosa: la totale accettazione della sofferenza, per quanto grave e dolorosa possa sembrarmi. Mai dimenticherò questi momenti passati in contem­plazione, nella gioia soprannaturale di sentire finalmente la Sua voce risuonare nel mio animo.

Mi sono recata a Lourdes con un segreto desiderio di chiedere la guarigione, ma in questo luogo dove prevale la miseria fisica, ho capito il valore della sofferenza e ho chiesto al Signore di aumentare le mie pene per la “conversione delle anime e la santificazione dei nostri sacerdoti”. Spesso il mio pensiero corre con amarezza a tante ragazze che come me hanno fatto, o fanno ancora l’esperienza triste e assurda di una vita senza ideali, in preda allo sfruttamento della prostituzione. Anche per loro va la mia preghiera con la speranza e la certezza che possano anche loro fare la bella esperienza di un gioioso abbraccio del Padre Misericordioso; solo Lui può operare prodigi strepitosi. Ancora mi chiedo perchè il Signore, in questa opera di conversione ha scelto me, forse più peccatrice?… Non avrei mai immaginato che nella esistenza di ogni creatura, vissuta onestamente, si potesse gustare tanta gioia interiore.

Ma veniamo a noi. Non è la prima lettera che ti scrivo, e mi auguro che almeno questa, scritta da Lourdes, arriva a desti­nazione. Le altre, scritte da Zurigo, sono state sequestrate da mio zio che ancora persiste nella sua ostinata idea di tenermi isolata dal mondo. Ciò credimi mi amareggia e mi reca una sofferenza atroce. Pazienza! Offro anche questa contrarietà per la serenità della famiglia che mi ospita. Anche mio padre è con noi a Zurigo, ha ottenuto finalmente la sospirata libertà. E’ contento da una parte, ma addolorato per le mie condizioni precarie di salute. Non fa che ripetere commosso: ” non c’è gioia senza dolore, ma il Signore così ha voluto, sia fatta la sua volontà “. Ora è veramente un uomo nuovo, ancora mi stupisce come è avvenuta questa metamorfosi incredibile! Come è grande il Signore nella Sua misericordia! Ora siamo in due a percorrere questo cammino di fede stupendo! Insieme abbiamo sperimentato un cammino di vita larga, il peccato, ma ora insieme assaporiamo la via, anche se a volte stretta, di una fede pura e gioiosa. Come rimpiangiamo il tempo passato in una esistenza non degna di una persona dignitosa fatta a immagine e tempio di Dio. Ora però è il momento di guardare avanti, lasciamo alle spalle il nostro passato e percorriamo insieme questo stupendo cammino di fede e di bontà.

Ogni giorno il Signore non ci fa mancare il nutrimento spirituale “l’Eucarestia “. Mio padre ringrazia in modo particolare, te Federico, per la solidarietà dimostrata nei riguardi dei carcerati categoria non bene accetta dalla società, ma tanto cara al Signore perchè più bisognosi della Sua misericordia, perchè lo dice il Vangelo “non sono venuto per i sani, ma per i malati”. Ogni sera, prima di salutarmi e darmi il bacio della buona notte, si inginocchia ai piedi del mio letto e con umiltà recita il S. Rosario. Si ricorda spesso della trasmissione del sabato sera “Il Fratello” quando tu invitavi a chi poteva o lo volesse fare, a mettersi umilmente in ginocchio, e lui ha conservato questa bella abitudine. Non ci rimane che un unico, grande desiderio, ascoltare anche noi un giorno, che spero non lontano, questa stupenda Radio Maria. Un saluto particolare a tutti gli ascoltatori che mi mancano e a tutti i conduttori. Vi chiedo una preghiera, anch’io farò per voi, è la sola arma che ci tiene legati ad un unico anello di congiunzione spirituale. Ho tanto desiderio di ritornare alla casa del Padre che è nei cieli ad attendermi a braccia aperte, ormai non mi resta altro. Quale incontro felice!

Pregate, scusate se insisto, pregate affnchè il “cosaccio” come lo definiva Padre Pio, non abbia a prendere il sopravvento attraverso lo sconforto e la depressione, anticamere dell’inferno.

Mi affido alla Mammina, è Lei che mi deve dare la gioia di sentirmi sua figlia prediletta, perchè quando, come Lei, anch’io sarò provata dal martirio più cruento, possa nei momenti più tristi trovare riposo reclinando il capo sulla sua spalla materna, aggrapparmi al suo grembiule per immergermi nelle sue tasche.

Questa è una frase molto bella ripetuta da te il sabato sera ed io ricavo tanta gioia e fiducia filiale. Grazie, Federico a te e tutti i conduttori per il bene che fate attraverso Radio Maria.

Ho ottenuto finalmente di ricevere il sacramento della Confermazione qui a Lourdes, in questo angolino della grotta, mi ha fatto da madrina una giovane suora di Madre Teresa di Calcutta. E’ stata questa ultima tappa per il mio cammino di fede, ora sono cristiana a tutti gli effetti, quale gioia! Cosa poteva regalarmi di più il Signore? Mi ha dato tutto e io spero di corrispondere al Suo amore infinito e misericordioso.

Il mio cuore, nonostante l’inaspettata sofferenza fisica, canta sempre le meraviglie che Lui ha operato in me attraverso la conversione meravigliosa.

Anche nella prova sono sempre un’anima “privilegiata”.

Volevo consacrarmi al Signore con una donazione totale nella stupenda vita monastica, ma Lui ha scelto la consacrazione attraverso la sofferenza fisica forse più meritoria se accettata con amore e gioia.

Cosa devo dire? Grazie, grazie, grazie!!!!

Non ho idea quando potrò ritornare in Italia, ma a queste condizioni sarà difficile. Sono, purtroppo, una persona dipenden­te, bisognosa di tutto, è questa l’unica nota dolorosa e umiliante. A Zurigo mi sono inserita molto bene per cui non ho nessun rimpianto di aver lasciato Napoli invivibile, ho trovato finalmente un ambiente familiare sereno e affettuoso, anche se mio zio mi ostacola ancora nelle mie buone relazioni con il prossimo.

Sento però tanta nostalgia della vostra meravigliosa radio che mi auguro, quanto prima, di acoltarla anche in Svizzera.

Ed ora termino, caro Federico, vorrei dirti tante cose, ma le mie risorse fisiche sono limitate. Sono stanca e sfinita fisicamente, ma carica di vitalità spirituale. Mi auguro di riuscire ancora a comunicare con voi attraverso lettera. Devo escogitare qual­che sotterfugio per sottrarmi alla vigilanza di mio zio, onde evitare che le mie lettere vengono sequestrate.

Un caro saluto, una preghiera reciproca e un abbraccio fraterno, ciao …

Maria

Un saluto e una preghiera particolare dalla grotta dove deposi­terò ai piedi della Mammina i miei e i vostri desideri più belli. Ciao … e a risentirci presto … Maria

P.S. – In questo momento mi è venuta un’idea; perchè non fare qualcosa per il recupero di tante ragazze che dedicano e sciupano gli anni più belli in un’esistenza non degna di una persona fatta a immagine di Dio? E’ forse la categoria più trascurata sia dalla società che dalla stessa Chiesa, sono abbandonate a se stesse. Scusami se oso chiedere molto, e grazie ancora di tutto.

Maria

Pompei 29.8.1993

Caro amico Federico,

prima di partire per Zurigo sento la necessità di comunicare con te attraverso questa ennesima lettera. Chiedo scusa se oso ancora importunarti sottraendo del tempo a te prezioso, ma un’amicizia come la tua non è possibile dimenticare. La tua disponibilità mi dà una carica morale e fisica. Solo in virtù di questa stupenda amicizia, non esclusa quella dei meravigliosi ascoltatori di Radio Maria, posso far fronte alla mia attuale situazione critica che di giorno in giorno diventa sempre più pesante ed insostenibile.

La natura umana, purtroppo, recalcitra di fronte alle sofferenze che per noi sembrano assurde. Non puoi credere quanto mi costa il dominio su me stessa. In compenso sopperisce a questi duri momenti la speranza e la forza di una grande fede che mi mette in condizione di accettare con gioia interiore ogni prova per quanto dolorosa e a volte incomprensibile possa sembrarmi. In un’alternativa di speranze e di scoraggiamenti trascorro le ore e i giorni nella preghiera aggrappandomi al cordone di Padre Pio esempio ancora vivente di una vita di sofferenze inaudite; lui, uomo di Dio ci ha insegnato che senza le cose del cielo non è possibile vivere su questa terra. E’ per me questa l’ora di Dio, è Lui che silenziosamente e paternamente passa, plasmando la mia anima di una fede grande e gioiosa e di una forza interiore, direi quasi “sovraumana “. Il dolore, ormai, si è annidato in ogni muscolo, in ogni parte del mio corpo. Così, notte e giorno, senza un istante di tregua, all’orizzonte della mia debole esistenza, relativamente giovane, si profila solo la dolce sorella morte. Non mancano momenti critici e terribili in cui il “cosaccio” mi pre­senta un’esistenza inutile e vuota, senza speranza del perdono di un Dio tanto misericordioso. Lui, il “cosaccio” vuole vedere crollare un edificio stabile costruito insieme a voi con tanta fatica, ma con una meravigliosa riuscita. Vengo perciò, ancora una volta, a chiedervi, a supplicarvi di aiutarmi con le vostre preghiere affinchè quando sono dilaniata dal dolore morale e fisico possa perseverare nella lotta tremenda per avere la forza di non lasciarmi travolgere dal mio vecchio mondo perchè la natura umana è tanto fragile.

La Mammina e Padre Pio mi conducono per mano, solo con il loro aiuto posso resistere fino al momento di un dolce trapasso che mi darà la gioia di ritornare alla casa del Padre; ormai non mi resta che questa attesa finale. I medici, purtroppo, senza tante reticenze, mi hanno dato il loro “ultimatum”: che mi resta ben poco da vivere, ed io con gioia ho accettato questo “verdetto”. Secondo loro c’è la necessità di un intervento operatorio, mio zio è contrario, da parte mi farò anche in questo la volontà di Dio. Il complesso sanitario in Svizzera è più all’avanguardia per cui sono un tantino più ottimista.

Speravo che il male, che si è rovesciato su di me come una valanga di torture in pochi mesi potesse risolversi, o almeno attenuarsi un poco, con le cure e il riposo, ma comprendo bene che i miei giorni sono limitati tuttavia sono fiduciosa e serena. Per ora ho un solo desiderio, e sarà l’unico ed ultimo della breve mia vita: espiare, pagare con la sofferenza che purifica il mio spirito. Tutto il mio debito con Dio verrà riscattato, fino all’ulti­ma goccia del mio sangue. Troppo ho peccato per cui è giusto riparare; se non avessi corrisposto invano la Sua grazia sarebbe passata tanto vicina. Ho ricevuto da Dio grazie innumerevoli; oserei dire, scusate la mia presunzione, che il mio cammino di conversione e quello delle anime predestinate che Dio chiama a compiere grandi cose proprio in virtù del Suo amore infinito e misericordioso. Non invano ho creduto e sperato in Lui. Come sembra vuota la vita quando si è sul punto di comparire dinanzi a Dio giudice ma Misericordioso!

Quando si confronta la propria vita al cospetto dell’eternità tutto sembra così povero, così piccolo, così nulla …

Solo la fede è sufficiente a condurmi al termine, vale a dire a consumarmi in Lui.

Ed ora termino, caro Federico, sono stanca fisicamente ma gioiosa nella mia sofferenza. Vi lascio con la penna ma non col cuore che sempre vicino a voi sarà.

Spero sentirci ancora da Zurigo, mio zio è diventato più elastico nelle mie relazioni con gli altri. Grazie ancora di tutto, e… siamo vicini nella gioia e nel dolore.

Un saluto e una preghiera dal Santuario di Pompei, non a caso ho scelto di passare questi giorni vicino a Maria. Ancora una volta mi ha chiamata a fare una sosta vicino al Suo cuore materno.

Grazie Mammina!

Un abbraccio fraterno, un saluto affettuoso a tutti e., vi porto nel mio cuore.

Pregate! Pregate! Pregate! Grazie ancora.

A te Federico un abbraccio ed un saluto particolare Ciao …

Maria

Napoli, ottobre 1993

Caro Federico,

sono la zia di Maria di Napoli, ospite nostra da parecchi mesi a Zurigo, attualmente ricoverata in clinica per curare la sua grave ed immprovvisa malattia che ha colpito il suo fisico, mettendo tutti noi in una profonda e dolorosa costernazione. L’intervento ha avuto esito nefasto, purtroppo. Ora che aveva raggiunto un equilibrio morale e fisico il Signore ha voluto provarla con un prezzo piuttosto alto. Maria non meritava tanto.

Nella sua sofferenza era rassegnata e ha dato a tutti noi un meraviglioso esempio di abbandono e fiducia in Colui che tutto dispone per il nostro bene. Era dotata di una fede gioiosa ed incrollabile tanto da trasmetterla anche a noi. Attraverso lei abbiamo avuto modo di conoscere Radio Maria e te, Federico. Devo, purtroppo, con immenso dolore comunicarvi il suo sereno trapasso alla casa del Padre, che come diceva lei “l’attendeva a braccia aperte”. E’ stato un suo preciso desiderio comunicare a voi tutti la sua morte.

Presso il suo letto non si piangeva più di dolore, ma di commo­zione, di gioia intima e … di santa invidia. E’ stata capace di trasformare la nostra vita interiore. Da indifferenti e scettici in materia di fede, ora tramite lei siamo rinati a nuova vita. Stiamo percorrendo un cammino di fede meraviglioso ed abbiamo capito l’utilità di una preghiera intensa.

Radio Maria ci manca, lei parlava molto, era entusiasta e per questo rimpiangeva la lontananza dall’Italia. La chiamava la sua Mammina perchè era dedicata a Maria, madre dei sofferenti e dei deboli. Per lei la sofferenza, giunta al massimo, era un’accet­tazione gioiosa, si riteneva addirittura fortunata e privilegiata dal Signore che chiamava il “suo sposo”. Il suo declino era ormai evidente. Malgrado il coraggio che dimostrava si capiva che le forze andavano esaurendo. Ella viveva al di là delle sofferenze, non apparteneva più alla vita terrena.

Giorno dopo giorno notavamo con rammarico la progressiva distruzione del male nel suo martoriato organismo e con lei pregavamo. Sì, piangevamo e pregavamo, ma il male si era rovesciato su di lei come una valanga di torture in pochi mesi; Maria si era offerta vittima per essere inchiodata sulla nuda croce, era diventata molto sensibile alle realtà spirituali.

Le sofferenze scavavano solchi profondi di dolori inauditi nel suo martoriato organismo, ma il suo spirito era sempre vivo e pronto a qualsiasi evento. Eroica fino all’estremo, malgrado le sofferen­ze atroci, mai che le fosse uscito un gemito di dolore.

Solo commossa diceva: “pregate per me, pregate per una povera anima che ha tanto bisogno della misericordia di Dio. Com’è dolce accettare tutto nella luce dell’Amore”.

E mentre parlava il suo viso irradiava una luce eccezionale. In pochi giorni dovette essere sottoposta a due interventi che, date le sue precarie condizioni di salute, furono di notevole gravità e sofferenze inaudite.

“Sono felice, ripeteva sovente, sono felice di essere strumento di riparazione nelle mani del Signore, il mio Dio misericordioso”. Il mistero della morte aveva sempre occupato i suoi pensieri. La notte del 30 settembre u.s. fu presa da dolori inauditi, gli spasmi del suo corpo erano terrificanti. Fu deciso un terzo intervento ma fu inutile come quelli che lo avevano preceduto. Non si è più ripresa, è passata dalla vita alla morte.

Tutti coloro che hanno assistito a questo ultimo sacrificio, la definiscono, e tale la ricordano, come una martire eroica. Dio l’aveva colmata di grandi doni e grazie speciali. ‘Le gioie divi­ne’; ella diceva, “sono come la croce e la sofferenza, un mistero impenetrabile e dolce: soltanto all’anima liberata da tutto, è dato raggiungerle. Ho desiderato ed accettato la croce”, diceva anco­ra Maria, “ma sento tuttavia quanto è penosa a portarsi in certi momenti”.

Ha offerto la sua vita per la Chiesa, per i sacerdoti e i peccatori. Malgrado le sofferenze manteneva vivo il ricordo delle persone buone che le avevano fatto del bene: Radio Maria e tutti i conduttori, in modo particolare ricordavate, Federico.

Anche noi ci associamo e ringraziamo tutti per il bene che con il vostro esempio ed aiuto nelle preghiere avete fatto alla sua anima. Solo ora abbiamo capito che la vostra amicizia valeva la pena coltivarla, e chiediamo scusa se l’abbiamo ostacolata, nelle sue relazione con gli aiíri. Noi, purtroppo, eravamo ancora terrorizzati per i vari tentativi di soprusi che riceveva da persone non degne di essere ricordate in quella zona di Napoli. Maria aveva il coraggio di pregare per loro. Per questo motivo era con noi a Zurigo, abbiamo agito unicamente per il suo bene morale e fisico. Nel nuovo nucleo familiare si era inserita bene, era finalmente tranquilla, serena gioiosa in compagnia di suo padre ritrovato dopo venti anni di dolorosa solitudine e sofferenza. Ma è proprio vero che la felicità non esiste su questa terra! Ora non ci resta che questa Radio meravigliosa, la prima artefice della conversione di Maria, possa raggiungere “Via etere” anche la Svizzera non italiana.

Grazie di tutto, una preghiera reciproca e un cordiale saluto a tutti i conduttori e ascoltatori di Radio Maria.

Chiediamo un suffragio per la sua anima benedetta. Zia R.

P.S. – Ti accludo l’ultima lettera, datata il 26.9.93, che ha scritto Maria, prima di morire. Penso che ti farà piacere. Data la sua critica situazione non abbiamo avuto il tempo materiale per spedirla. Chiediamo scusa e ci raccomandiamo ancora alle vostre preghiere. Grazie ancora di tutto.

Maria è stata trasportata a Lecce sua città natale.

Noi a giorni partiremo per Zurigo. Abbiamo fatto una sosta a Napoli per definire alcune cose personali di Maria rimaste sospese alla sua partenza. Un saluto affettuoso e grazie ancora.

“TUTTO POSSO IN COL UI CHE MI CONFORTA!” “SENZA DOLORE NON SI VIVE NELL’AMORE “.

Zurigo, 26.9.93

Carissimo amico Federico,

ti scrivo in un momento di grande prostrazione e sofferenza fisica, non so se quando ti giungerà questa mia sarò ancora viva.

Ti confesso che, umanamente parlando, non ne posso più e desidero la morte come una liberazione. Lo so non è da seguace di Cristo liberarsi dalle sofferenze, anche se la vita è fatta di affanni e le gioie sono così brevi che non si riesce neanche ad assaporarle. Chiedo scusa di questa mia debolezza umana e domando perdono al Signore. La vita, comunque, è sempre un grande dono e che, nonostante le prove, è una cosa stupenda che vale la pena di essere vissuta con fiducia e serenità, anche se non è facile.

Non devo rifiutare questo dono, devo viverlo con coraggio e amore, perchè nonostante i miei tristi momenti comprendo sem­pre più che Dio mi è vicino e mi ama, mi ama! …

In questo luogo di dolore vedo con gioia che i malati si aiutano tra loro; nella sofferenza si sviluppa la solidarietà umana, non si può comprendere il dolore degli altri senza averlo provato in prima persona. Da parte mia, non potendo fare altro, perchè la malattia mi ha resa incapace di muovermi, offro loro il mio sorriso anche se mi costa, dico una parola di incoraggiamento, cerco di lenire le pene di chi soffre più di me. Solo così mi sento realizzata, voglio essere un esempio di amore; tocca a me conti­nuare il mio grande amore per Gesù, tocca a me amare chi soffre di più e spargere gioia. Nei momenti più difficili quando lo sconforto mi assale, mi faccio coraggio e da sola dico: “il grande segreto per non scoraggiarmi mai è pensare che il Signore mi ama e mi è vicino”, allora gli parlo sottovoce, con amore filiale e Lui mi riempie di gioia, solo così cresco nell’amore, quello universale senza frontiere. Anche se sono all’estremo delle forze e della sofferenza, non posso che benedire e baciare la mano di Colui che mi inchioda sulla croce e mi dà la possibilità di purificarmi. In questa grande prova ringrazio sempre più il Signore di avermi dato il dono di una fede stupenda. Le forze del male possono temporaneamente soggiogarla, ma in definitiva vince sempre la fede. Solo Dio è capace di darmi risorse interiori per affrontare le prove e le difficoltà del momento presente. Egli non offre risorse materiali, nè ci fa esenti dalla sofferenza, ma ci offre un dono: “Io vi lascio la pace” ed è la vera pace che supera ogni comprensione umana. E’ la fiducia in Lui che devo riscoprire, essa mi dà coraggio per affrontare le tempeste e i problemi nel nostro quotidiano che non mancano mai. In un mondo buio e confuso solo Dio può regnare nel cuore umano assetato di verità. Mai come in questo momento critico ho constatato che quando sono nelle tenebre Dio è luce sul mio cammino irto di spine. Come un Padre sempre amoroso, Egli opera attraverso il dolore per la mia salvezza. Anche se in passato ho toccato con mano il fondo della mia debolezza, posso anch’io esclamare con gioia: “felice colpa che ha meritato tanta grazia”. L’incontro col Padre misericordioso avviene ogni giorno, momento per momento, plasmando la mia anima di una gioia indescrivibile. Quanto è effimera la gioia del mondo, quanto invece è grande e duratura quella che viene da Dio, l’Amore assoluto. L’amore come la sofferenza si completano e, malgrado il mio dolore morale e fisico, sento che Lui lo ha voluto per amore ed io lo ringrazio. Oggi domenica, giorno del Signore, sono tanto felice: ho ricevuto tre grandi sacramenti: la Confessione, l’Unzione degli Infermi e l’Eucarestia. Ora Lui è ancora più presente in me, e non mancano le sue paterne carezze … (dolori continui ed inauditi, febbre alta, insonnia etc…). Come sono belli i momenti dopo la S. Comunio­ne! I dolori ora non sono che carezze, sorprese amorose delle quali Gesù si serve per stare sempre con me, e darmi lo zucche­rino. Sotto lo sguardo della mia Mammina che mi ha salvata tirandomi fuori da un burrone, a lungo è durato il mio colloquio con il suo Figlio da sembrarmi che fosse sceso dal cielo e si fosse seduto al mio capezzale. Come sarà bello il Paradiso! Se solo a guardare il cielo e ammirarlo nella sua immensità si è pervasi da una grande dolcezza, che sarà quando siamo chiamati ad abitar­vi? Fidandomi di Gesù che è il mio vero amico, ripenso spesso alle sue divine e consolanti parole: “Il mio giogo è soave, il mio peso è leggero” e allora nessuna croce è insopportabile, perchè tutto è amore, gioia e dolcezza. Lui mi ama tanto e mi tiene compagnia, e nonostante la mia miseria soddisfa ogni mio desi­derio e basta uno sguardo per farmi sentire il Suo dolce amore e io mi sento felice anche sul mio letto di dolore. E’ vero che soffro tanto, ma ciò che conta è come si soffre. Certo non è facile e nè è lavoro di un giorno, specialmente per una creatura come me impostata di debolezze. Oggi sono stata continuamente sola con Lui sulla croce. Come è bello essere sola col SOLO!

La malattia avanza sempre più, ma senza scoraggiamenti, ho il pensiero fisso della morte. Abbraccio con gioia questo momento quando e come vuole lui, ma prima voglio tanto, ma tanto soffrire per amor suo, perchè per me vivere è Cristo sofferente. Nulla mi spaventa, nè la morte, nè il dolore, nè la malattia, perchè è bella la vittoria, ma più meritoria è la lotta. Come è bello saper soffrire per Lui tutto è poco! … Il solo pensiero che quanto più si soffre tanto più Lui è vicino mi rende leggero il tormento. Non mi stancherò mai di ringraziarlo per la Sua chiamata alla sofferen­za. Si anche la mia malattia è una grazia, anzi la più grande di tutte dopo la mia conversione.

La mia natura purtroppo, a volte geme sotto il peso della croce, vorrebbe ribellarsi e desiderare la fine, ma capisco che Lui vuole la mia adesione al suo paterno volere.

In questa tremenda e dolorosa situazione l’unica arma è la preghiera senza la quale non c’è salvezza; diceva un grande santo napoletano “chi prega si salva, chi non prega si danna”. Ed è vero, la preghiera è colloquiare col Padre. Per questo mi racco­mando ancora alle vostre preghiere; un ricordo particolare per mio padre, che poverino, sta portando anche lui, insieme a me una croce molto pesante. Padre Pio che ci ha salvati entrambi, lo deve aiutare, lui che è stato per noi esempio e modello di una vita di sofferenze inaudite. Con il mio atteggiamento sereno e gioioso voglio sostenere e incoraggiare i miei cari, che compren­do bene la loro dolorosa costernazione, e far capire l’utilità della sofferenza, senza la quale non si arriva alla meta desiderata. In questo momento sento con angoscia avvicinarsi l’ora del mio riposo notturno, perchè sono costretta a trascorrere le lunghe notti seduta sul bordo del letto, o vicina alla finestra spalancata perchè i dolori non ti danno un attimo di tregua ed ho bisogno di ossigeno. La malattia si è aggravata nonostante le cure e l’inter­vento; ormai il male è in metastasi per cui il mio corpo è tutto una sofferenza, escluso le mani che per fortuna posso ancora scivere.

Ed ora termino caro Federico e ascoltatori tutti, la mano mi trema e la debolezza si fa sentire anche mentalmente per cui mi riesce difficile concentrarmi.

Un saluto affettuoso a tutti, una preghiera reciproca e … siamo sempre uniti nella gioia e nel dolore.

A te Federico un saluto particolare, e se puoi, se vuoi rispondimi, mi farai felice.

Ciao Maria che sempre invidia la vostra stupenda Radio che mi ha tanto aiutata, e attraverso Maria e Padre Pio ho ottenuto la salvezza.

Ciao … Maria che la tenerezza di Gesù pervade i nostri cuori.

Napoli – Pompei, 26.10.1993

Caro amico Federico,

sono ancora la zia di Maria, andata serenamente al cielo alla casa del Padre, che come diceva lei l’attendeva a braccia aperte, il 30.9.1993 esattamente un mese.

Ti scrivo ancora da Napoli e precisamente dal Santuario Maria­no di Pompei tanto caro a Maria e a noi. Stiamo facendo la spola per i vari uffici per definire alcune pendenze rimaste sospese alla sua partenza; stiamo incontrando numerose difficoltà per cui prevediamo il nostro soggiorno a Napoli a lunga scadenza. Scusami se oso importunarti, ma il desiderio di comunicare con Radio Maria e con te è molto forte e mi rende leggero il grande dolore della sua dipartita. Purtroppo abbiamo avuto una grossa perdita perchè Maria era un esempio vivente di bontà, serenità e gioia nonostante le sofferenze: ci manca molto.

“Quando il Signore mi chiamerà”, diceva Maria, “mi racco­mando di non addolorarvi, ma riunitevi fra voi e fate festa perchè questa piccola figlia era perduta ed è stata ritrovata, era morta ed è stata resuscitata”. Il ricordo del suo passato costitui­va per lei motivo di un dolore immenso, solo allora notavamo un cambiamento repentino del suo buon carattere. “Il caro Gesù”, ripeteva sovente con il suo abituale e dolce sorriso, “non ha lasciato il suo regno per venire in questa valle di lacrime per i buoni, ma per i peccatori. Anche quando cadevo Lui mi ha donato amore, amore, sempre amore. Chissà da quanto tempo Gesù attendeva la mia conversione, e con quanto amore e sollecitudine asciugava le mie lacrime quando ero consapevole del mio stato di peccato”.

Alle ammalate che l’avvicinavano diceva: “coraggio, sorelle siamo felici anche nel nostro lettino di dolore! Abbiamo vicino a noi la Mammina, la nostra Madre Celeste, chi meglio di Lei sa comprenderci e consolarci? Impariamo da Lei a dire sempre di si al paterno volere del suo Figlio. E’ doveroso esprimere la nostra gratitudine per tutte le grazie che ci concede, anche la stessa sofferenza, accettiamola con coraggio e disponibilità di cuore. Solo il Signore può far contento il nostro cuore, perchè la pace e la gioia vengono dall’alto e non dal mondo. In ogni anima fedele e buona lo spirito opera cose stupende. Nella nostra vita, anche se sofferta, il Signore occupa sempre il primo posto sia nel nostro pensiero che nel nostro cuore”.

A tutti dava una lezione di amore e di forza di animo sorprenden­te, dimenticando la sua sofferenza che era giunta negli ultimi tempi al massimo.

La sua andata a Lourdes è stata una completa trasformazione non solo per lei ma per tutti noi.

Sabato sera nella trasmissione “Il Fratello” abbiamo ascoltato la lettura della sua ultima lettera, insieme alla tua commozione abbiamo anche noi dato sfogo ad un pianto inconsolabile. Per delicatezza la lettera non l’avevamo aperta, ma abbiamo capito che il contenuto era una lezione di vita, basata sull’amore e sulla sofferenza.

Siamo stati presi alla sprovvista per cui non avendo potuto procurare il materiale non abbiamo potuto registrarla. Peccato! E’ possibile riascoltarla per Radio? La conserveremo come un suo ultimo testamento spirituale. Grazie di cuore per tutta la vostra disponibilità.

Insieme alla lettera potresti annunciare il numero del conto corrente di Radio Maria.

Abbiamo provato a telefonare in diretta, ma è tanto difficile, ci limitiamo a comunicare con le lettere.

Non possiamo inviare il nostro indirizzo in quanto, capirai, siamo girovaghi e quindi non abbiamo una dimora stabile per il mo­mento.

Comunque sappi che stiamo sfruttando al massimo l’ascolto di questa stupenda Radio, vogliamo ritornare a Zurigo con nel cuore un patrimonio di catechesi e di belle preghiere; solo Radio Maria può insegnare.

Grazie ancora di tutto, e ricordatevi di noi e in particolare fate un suffragio per l’anima benedetta di Maria, lei sono certa farà altrettanto per noi tutti.

Un saluto fraterno e un abbraccio a tutti.

Zia R.

Quando a lui piacerà di metterci in croce, ringraziamolo e teniamoci fortunati

di tanto onore a noi fatto.
Padre Pio

TESTIMONIANZA di BARBARA

(Compagna e Amica di Maria di Napoli)

A seguito del caloroso entusiasmo con cui è stata accolta la testimo­nianza epistolare di Maria di Napoli, abbiamo ritenuto doveroso pubblicare, con il consenso dell’autrice, questa piccola raccolta di lettere pervenute alla redazione di Radio Maria scritte da Barbara, una cara amica di Maria. Queste lettere sono un prezioso documento di conversìone di un’anima sofferente che chiede di conoscere Dio. Un filo invisibile d’amore lega Barbara a Maria, poichè è grazie alla perseveranza, al coraggio e alla profonda fede di Maria che Barbara ha saputo risollevarsi dalle tenebre di una vita di peccato ed aprirsi alla luce di Dio Padre.

La vergine Maria aiuti ogni lettore a trarre da queste pagine l’essen­ziale per cambiare e migliorare la propria esistenza, a favore di quanti non si sentono amati e desiderati da Cristo.

FEDERICO

Napoli, 3.10.1994

Caro Federico,

a distanza di un anno dalla morte dolorosa di Maria di Napoli, mia compagna e amica nella triste esperienza di una vita disu­mana, mi permetto scrivere questa lettera direttamente a te, Federico, che tanto bene diffondi attraverso Radio Maria, ricor­dando e pregando per ogni realtà triste della vita.

Mi chiamo Anna, (nome convenzionale) e non ho vergogna di presentare il mio caso.

Sono anche io una prostituta, incapace di venir fuori da questo circolo vizioso.

Maria si è prodigata molto per la mia riabilitazione, condividen­do con me dolori e speranze. Ma, purtroppo sono ancora tanto lontana nel seguire il suo esempio.

Ho ascoltato qualche volta la trasmissione del sabato “il fratel­lo”; seguita dallo stupendo angolino di Padre Pio, uomo eccezio­nale, ma difficile da imitare.

Tramite Maria ho conosciuto questa radio che tanto bene ha fatto alla sua anima portandola dal fango alle vette più alte. Ora anche io non posso fare a meno di ascoltarla. Specialmente il sabato sera, con grande sacrificio, rimango sveglia per sentire le belle catechesi. Spero anch’io come Maria di raggiungere quell’equi­librio che mi permetta di seguirla nella sua strepitosa esperienza. Il mio caso è molto diverso dal suo, in quanto Maria è stata capace di troncare la sua umiliante situazione. Inoltre era dotata di una bontà eccezionale, fondamentalmente buona ed altruista, disposta a qualsiasi sacrificio pur di uscire dal suo stato di vita infangata. In poco tempo ha fatto un cammino di conversione da meravigliare tutti noi. Quale stupendo sogno sarà anche per me uscire dal fango per raggiungere lo scopo che Maria ha realiz­zato con tanti sforzi e sacrifici.

Ma quel Dio misericordioso è ancora tanto lontano per me! Alle volte mi sorprendo a piangere e perchè no anche a pregare. Sono preghiere spontanee che nascono da un cuore ferito nella sua dignità di donna.

Quale tristezza quando mi vedo circondata da esseri disumani privi di qulasiasi sentimento. Noi per loro siamo oggetto da spazzatura (scusami per questa espressione poco ortodossa), ma è la verità infondo c’è solo sfruttamento!!!

Soffro molto per la malvagità altrui!!! L’umanità è molto cattiva e talvolta penso che la bontà sia un astrattismo, un mito, un po’ di oppio per coloro che come me si illudono!…

Cerco nella solitudine il riposo e la pace dello spirito, lontana dal frastuono, ascoltando spesso Radio Maria stupenda emittente. Ma troverò mai Dio? E’ tanto che lo cerco, che istintivamente lo invoco, ma è tanto lontano! E quasi non spero più!….. Buona, nel significato più alto ho cercato di esserlo, ma o l’ideale troppo lontano, o le forze troppo deboli, o gli istinti contrari, cagionano in me i continui rimorsi delle antiche mancanze per cui sono sempre al punto di partenza. In uno stato di prostrazione trascor­ro i miei giorni, io non vivo, ma vegeto, e mi sento così triste, così incapace di pregare, così abbandonata da Dio, che spesso sento il desiderio di farla finita ma l’aiuto di RadioMaria mi dà la forza di non commettere un atto così vile! Ma quale tormento nella mia anima!!!

Mai come ora desidero riposare la mia stanchezza fisica e morale in una fede che trascende le meschine contingenze della vita, il cui fine è così oscuro, una fede che mi dia la certezza del Cielo e del Dio invisibile, tanto lontano da me.

In ore tetre sento di affondare, di perdermi per sempre, chi può soccorrermi nella lotta che sostengo da sola? Dio? Dio? Se potessi credere! Credere che tutto questo ha un senso … questo cielo e tutto ciò che mi circonda. Una profonda depressione è il mio stato abituale, i miei nervi sono messi a dura prova, penso spesso alla mia esistenza vuota, al mio avvenire senza orizzonti e senza speranza. La mia anima brancola nel buio, cerco affan­nosamente una base su cui poggiare le mie aspirazioni. Voglio salvarmi dalla disperazione dei miei giorni vissuti nell’inerzia che soffoca il ritmo della mia giovinezza. Verso quale richiamo debbo andare, a quale fonte debbo estinguere la mia sete bruciante che inaridisce la mia vita, verso quale verità, verso quale meta? Sento per il mondo, che troppe volte mi ha delusa, il più grande disprezzo e disgusto. Soccombo agli assalti della coscienza che in me, nonostante tutto, è sempre viva, sento vivo il rimorso di non aver corrisposto agli insistenti richiami della grazia ed in certi momenti mi sento schiacciata. Come può Dio perdonarmi se ancora non gli ho detto: perdonami! Se ancora non ho fatto un vero e proprio atto di fede; se in coscienza non posso ancora dire: credo! E poi non oso credere; dopo tanti errori!!!…

Ed ora termino con la speranza di sentirci in altri momenti più favorevoli spiritualmente. A te, Federico, un abbraccio veramente fraterno un saluto anche a tutti gli ascoltatori ai quali mi raccoman­do nelle loro preghiere. Ti prego caldamente di mantenere l’anoni­mato, per ora chiamami Anna, con la speranza di presentarmi in futuro con la mia vera identità. Ci sentiremo ancora.

Ciao … Anna

Napoli, 1.11.1994

Carissimo amico Federico,

Ti scrivo con il cuore che trabocca di gioia e voglio condividerla con tutti, specie con gli ascoltatori di Radio Maria, emittente stupenda.

Questa volta mi presento con il mio vero nome.

Sono Barbara, non più Anna nome convenzionale, ma reale in quanto è la mia vera identità.

Non ho più paura di farmi conoscere perchè ora il Signore è con me e con Lui tutto è più luce e verità. Sono appena tornata da San Giovanni Rotondo dove mi sono fermata per alcuni giorni, il tempo utile per pregare sulla tomba di Padre Pio e con il suo aiuto prepararmi alla riconciliazione con Dio attraverso il gran­de sacramento della confessione.

Di tutto ciò devo ringraziare Maria di Napoli che mi ha tracciato il cammino di fede da percorrere facendomi conoscere per prima cosa il suo confessore, un cappuccino, mi ha convinta in seguito che la confessione non è poi una cosa dell’altro mondo, avendola lei per prima sperimentata. Infatti dal medesimo confessore, il cappuccino, a San Giovanni Rotondo, ho fatto anche io la bella esperienza della confessione. E’stato anche per me una esperien­za indescrivibile, ho constatato in prima persona l’incontro col Dio misericordioso. Alla fine con lo stesso sacerdorte abbiamo parlato a lungo di Maria di Napoli, essa è già in cielo, mi ha detto, e pregherà tanto per lei. Siete due sorelle in Cristo.

Ora non volendo appartenere che a Dio ho chiesto a Lui l’aiuto per trascorrere una buona volta una esistenza più limpida e serena, nella gioia del Cristo Risorto.

La grazia che ha trasformato la mia anima ora si irradia anche all’esterno, cosa che suscita non poche meraviglie in coloro che mi conoscono diversamente.

Ho promesso al Signore, se mi ottiene la perseveranza nel bene e nella fede, di consacrarmi a Lui, per servirlo nella forma più perfetta. Signore, mi viene da dire spesso, ch’io veda le cose che debbo fare, e, dopo averle approfondite, che io abbia il coraggio di adempierle attraverso la chiamata ad una vita più santa. Sono certa ora di trovarmi di fronte ad una delle opere più belle della volontà di Dio: l’incontro della creatura con il Creatore. Tutta la mia vita non sarà sufficiente per ringraziare Dio della grazia che mi ha concessa: il ritorno ad una vita di fede. Cosa veramente stupenda!

Una dolce pace, una serenità mai provata hanno preso posto nella mia anima: ho trovato il segreto dove deporre la mia sete d’amore: ai piedi inchiodati e sanguinanti di Gesù Crocifisso. Ora mi sento forte, finalmente libera dai lacci del mondo ingannatore, lontana da persone che contribuiscono con il loro libero arbitrio a schiacciare tante anime buttandole nel fango. Solo con la preghiera si può arrivare alle vette più alte, perchè il Signore ci ama e ci è sempre vicino come un Padre amoroso.

Sono sempre all’ascolto di Radio Maria, specie il sabato sera nella trasmissione “Il Fratello”.

Quando hai letto la mia prima lettera, molto diversa da questa, ho pianto tutta la notte e al momento del rosario meditato ho avuto la forza di inginocchiarmi e ho recitato con voi per la prima volta le belle parole dell’Ave Maria.

Non sapevo dell’esistenza di questa dolce catena che ci unisce a Dio attraverso sua Madre vincolo di salvezza negli assalti del nemico infernale la Vita di peccato com’è tremenda!!!

La grazia di Dio ha illuminato la mia intelligenza, ha risvegliato il mio essere e resa la mia persona più dignitosa. Com’è bello vivere alla luce della grazia, credere che l’illuminazione dell’in­telletto sia un dono impagabile di Dio.

Caro Federico, e ascoltatori tutti di Radio Maria, mi rivolgo ancora una volta a voi affinchè nelle vostre preghiere vi ricor­diate di tante ragazze che ancora vivono una vita disumana. Da parte mia farò di tutto per convincere qualcuna più sensibile a questi valori ad abbandonare la sua vita di peccato.

Termino salutando tutti tutti nel Signore e …. pregate, pregate per me, ne ho tanto bisogno.

Grazie. A te, Federico, un saluto e un abbraccio fraterno.

Ciao …. Barbara che non è più sola ma è circondata da persone buone e sincere. Grazie! Di nuovo ciao …. Barbara.

Napoli, 25.11.1994 “TUTTO POSSO IN COLUI CHE MI FORTIFICA”

Caro amico Federico,

Dopo un periodo di silenzio trascorso nel più COMPLETO abbandono in Dio e all’ascolto della sua voce per capire cosa Lui vuole da me, mi rivolgo ancora una volta a voi, cari ascolta­tori di Radio Maria per comunicarvi, con immensa gioia, il mio ingresso in un monastero di clausura. Prima di prendere questa decisione molto importante e determinante per la mia vita ho voluto fare una prima esperienza, quella di trascorrere alcuni giorni nel medesimo convento. Ho trascorso momenti indescrivi­bili di gioia e serenità intima con il mio Dio che non ha mai smesso di seguirmi e parlarmi con il suo amore paterno e mise­ricordioso. Ha ritrovato la pecorella smarrita che era morta ed è risuscitata. Nella solitudine e nel silenzio interiore ho capito che l’unica aspirazione è immolarmi giorno dopo giorno per la mia e l’altrui conversione.

Le grate del convento hanno chiuso definitivamente alle mie spalle un mondo falso, bugiardo e lusinghiero. La madre supe­riora mi ha accolta con materna bontà e comprensione, ha avuto per me parole semplici, materne ed incoraggianti. Ha dimostrato di capire pienamente quanto di complesso e di eccezionale pre­sentava il mio caso.

Con quanto slancio ho accettato questa chiamata, quante grazie ho ricevuto in poco tempo da Colui verso il quale la mia anima vuole spogliarsi di tutto, ansiosa solo di liberarsi da tutto ciò che non è Dio, assetata di una solitudine ripiena soltanto di Lui, eterna felicità. Ogni voce del mondo, ogni richiamo ad affetti terreni, ogni desiderio, tutto ora deve spegnersi, affondare nel silenzio realizzato solo dalla grazia divina.

Oh, non più ricordi!Non voglio ricordare tutto il male che la vita mi ha riservato con le sue amare esperienze.

Ora tutta la mia vita non sarà sufficiente per ringraziare Dio e anche voi che tanto avete contribuito alla mia conversione con le vostre preghiere. Grazie di cuore, ora sono io che pregherò per voi, per ogni triste realtà familiare. Al di là di queste mura benedette l’anima mia cerca e trova il suo completamento in Dio, l’unico vero bene.

Nel momento in cui vi scrivo il mio sguardo è fisso su una croce di legno nero che spicca sulla parete della mia piccola stanza: una croce nuda, senza il Cristo.

Su questo legno devo crocifiggere me stessa, tutto il mio orgoglio, il mio passato, le mie passioni. Povertà, grigiore, oscurità è questa d’ora innanzi la mia vita: immolarmi.

Questa è la mia sola ricchezza. Ho iniziato la mia vita religiosa chiedendo alla madre superiora di risparmiarmi ogni riguardo. Voglio patimenti, sacrifici, umiliazioni. Soprattutto espiare, espiare, espiare!!! La mia vita attuale così diversa da quella trascorsa nel fango, esige vive e penose rinunce; però sono consapevole che la mia anima vibra ora in un ritmo nuovo, in un’armonia equilibrata tra lavoro e preghiera. Infatti il nostro motto quotidiano è “ORA ET LABORA “.

E’ ancora, purtroppo, tanto vivo il ricordo delle dure radici e le gioie amare di cui mi sono cibata, e provo un grande dolore pensando alle mie sventurate compagne ancora smarrite nella via del fango, la più umiliante. Dobbiamo solo pregare, è l’unica arma senza la quale non c’è salvezza.

Recisi i vincoli che per tanti anni mi hanno oppressa, la mia anima tenta timidi voli ….. Ma ora che ho ritrovato Dio posso innalzare il suo canto d’amore per l’eternità.

O mio Dio! Mio amore! Mio tutto! Mia eternità!

Nella mia anima c’è tanta pace, ho riacquistato la luce, il calore; ho gettato il mio grado d’amore verso Colui che non si è mai stancato di seguirmi nel mio cammino di errori non si è mai stancato di attendermi!!! Certo sono consapevole, molte lotte mi attendono ancora perchè il cosaccio, come lo definiva Padre Pio, è sempre presente, ma con lo spirito temprato dalle realtà inte­riori, penso di raggiungere quel silenzio d’amore attraverso il quale la mia anima esprime il suo abbandono e la più totale adesione ai piani Divini. Ed ora termino, lasciandovi con la penna ma non col cuore. Per motivi comprensibili desidero tenere sotto silenzio il luogo e il convento in cui mi trovo. Voglio vivere nel nascondimento più totale. La presenza di Mio Padre Celeste è tutto!!! e mi basta.

A tutti un caro saluto, a te Federico un abbraccio particolare, ti sentirò ugualmente con la mia radiolina, l’unica ricchezza che ho e di cui posso usufruire.

Ricordiamoci reciprocamente nelle preghiere. Ciao…. Barbara. Che la tenerezza di Gesù pervada i nostri cuori. Scusami se scrivo a macchina ma ho una calligrafia illegibile.

Ancora ciao …. Barbara

25.01.1995

Caro Federico,

sono Barbara e ti scrivo dal Convento di Santa Chiara, non menziono la città per motivi di prudenza, tu mi comprenderai …. Mi ero riproposta di non farmi più sentire per vivere nel nascon­dimento e nel più completo silenzio esteriore ed interiore, perchè solo Dio mi basta. Sto vivendo momenti di grande serenità, la vita claustrale mi ha fatto rinascere a tal punto da farmi dimenticare il mio triste e animalesco passato “Dalle tenebre alla luce”. Vorrei gridare a tutto il mondo, soprattutto alle mie compagne di sventura, che non c’è gioia più grande che vivere una vita in comunione con Dio permeata di purezza e limpidezza a loro giunga la mia costante preghiera perchè possano gustare la bellezza della conversione. Mi affido alle preghiere di tutta Radio Maria, purtroppo sono sole in balia di loro stesse. Vi supplico ancora, pregate, pregate, sono anime da salvare, questa è la cosa più importante.

Ma veniamo a noi, il motivo che mi ha spinta a scriverti è uno solo e purtroppo molto triste. Una dolorosa notizia mi è giunta inaspettata per cui ritengo doveroso comunicarla a te, Federico, che tanto bene hai fatto non solo a Maria di Napoli ma a tutta la sua famiglia compreso suo padre. Papà che tanto ha scontato la sua pena in un carcere duro ora anche per lui è arrivata in maniera strepitosa e inaspettata la conversione. Sono ritornati alla casa del Padre gli zii di Maria, zia Rosalba che tu ben conosci, e zio Claudio. Entrambi vittime di un grave incidente d’auto. Sono infatti rimasti completamente carbonizzati per cui è stato estremamente difficile risalire alla loro identità. Provenivano dalla Svizzera e facevano ritorno in Italia. La prima tappa sarebbe stata Radio Maria, per ringraziare te, Federico, che tanto bene hai fatto loro attraverso le tue esemplari trasmissioni “Il Fratello”. Ma l’uomo propone e Dio dispone.

A noi resta che chinare il capo accettare da Lui ogni suo progetto, perchè non cade foglia che Dio non voglia, e ringraziarlo sempre anche nel dolore. Si è così conclusa l’esperienza dura di una famiglia tanto provata. A noi non resta che pregare per le loro anime affinchè raggiungano presto la meta desiderata, la patria celeste, dove vedremo cieli nuovi e terra nuova. Vorrei dirti ancora tante cose ma il tempo è limitato e il dovere mi chiama alle regole claustrali “lavoro, preghiera e obbedienza”.

Tanti saluti a tutti gli ascoltatori, e a te un abbraccio nel Signore. Ancora Ciao …. Barbara

Agosto, 1995

Caro Federico,

Sono Barbara, amica e compagna nella triste esperienza di una vita che tu sai, ritornata all’ovile grazie a Maria di Napoli, che mi ha seguita quotidianamente come una sorella per strapparmi dal fango e raggiungere come lei le vette più alte della perfezione, attraverso la purificazione e la conversione stupenda di un’esi­stenza completamente sbagliata.

Come tu sai mi trovo in convento e sono serena e gioiosa, anche se ho abbracciato una vita che comporta solo sacrifici, rinunce e abnegazione totale della volontà. Per il nostro Sposo tutto è niente in confronto alla sua dolorosa passione per riscattare l’umanità dal peccato. Ti scrivo per una ragione molto importan­te che sono certa sta a cuore a tutti gli ascoltatori di Radio Maria, in modo particolare a te, Federico, che come un vero amico hai preso a cuore la storia bellissima di Maria di Napoli. Devi sapere che Maria non è sepolta al cimitero di Lecce bensì in Svizzera. Questo perchè quando tutto era pronto per il trasporto della salma sono subentrate difficoltà di ogni genere per cui gli zii decisero di seppellirla in Svizzera, riservandosi a breve scadenza di ritornare in Italia. Avrebbero avuto modo così di incontrarsi con te per dirti a voce tutto ciò che era accaduto di negativo. Purtroppo il destino crudele non ha risparmiato neanche loro. E’ proprio vero che non tutti i mali vengono per nuocere perchè ora lei riposa vicino a suo padre e agli zii morti così tragicamente. Mi sono sentita in dovere di comunicarlo a te perchè attraverso Radio Maria un sabato sera nella trasmissione “Il fratello” ho sentito il tuo rammarico per non aver trovato la sua tomba a Lecce. Se puoi sii così cortese da non comunicare il suo vero nome e cognome ma continua ad usare il suo nome convenzionale. Come tu sai è stato sempre un suo desiderio esplicito ed è bene conservare l’anonimato per vari motivi che tu ben comprendi. Scusami se ho osato importunarti, ma Maria è rimasta nel mio cuore.

Ti saluto affettuosamente e restiamo vicini con la preghiera. Tua amica in Cristo, Barbara. Ciao!!!

Fonte delle lettere www.preghiereagesuemaria.it

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Informazioni su Luciano Del Fico 11268 Articoli
A partire da marzo 2013 un vero e proprio cambiamento comincia nella sua vita, da quel momento comincia per lui una vera conversione. Per ringraziare Gesù dei doni ricevuti, si occupa del sito web della sua parrocchia, poi crea un ebook di preghiere e novene che trovate su Amazon, infine crea Lodeate.it per diffondere la Parola di Gesù!