La sofferenza e la Grazia: I – vecchiaia

Sofferenza e Grazia
Sofferenza e Grazia

Fin da piccoli sappiamo con precisione una cosa ed una cosa sola: che non vogliamo soffrire.

Tutto ciò che ci fa star male – anche se per poco – lo fuggiamo. Quindi è perfettamente naturale che – una volta divenuti adulti – tendiamo comunque ad evitare tutto ciò che non ci piace. Dimentichiamo, però, che la vita su questo pianeta è sofferenza di per sé, perché soggetta a leggi fisiche ineludibili.

La vecchiaia e la malattia, la fame, la solitudine, la morte… sono alcune delle cause principali della sofferenza. E, tranne forse qualcuna, sono tutte inevitabili.

Questi sono argomenti che mi stanno – da sempre – particolarmente a cuore. Sono stata una bambina “sopralerighe”… soprattutto perché in un’età nella quale certi pensieri non dovrebbero neanche sfiorarci… pensavo spesso alla morte, alla sofferenza… forse perché l’ho conosciuta fin da piccolina. Ecco perché sento tanto il bisogno di parlarne e di trovare – alla luce della Fede – la risposta. Prego il Signore affinché mi illumini su quanto scriverò.

La vecchiaia.

Possiamo scongiurarla, ritardarla forse. Ma non possiamo sfuggirla, quando arriva la dobbiamo accettare, dobbiamo imparare a conviverci.

Viviamo in un’epoca di giovanilismo e di giovanilisti, in una società dove la vecchiaia (nonostante la scienza e la medicina concorrano ad aumentare il tempo della vita biologica) non è più una stagione della vita ma è diventata una condanna.

Papa Francesco si è espresso con forza e chiarezza condannando la cultura dello scarto

Non c’è niente di più ridicolo, a mio parere, che vedere un’ultrasessantenne – per quanto giovanile ed ancora vitale – entrare in competizione con una quarantenne. Se parlo al femminile non è per maschilismo, ma perché questo costume è più evidente tra le donne che non fra gli uomini.

Quello che intendo dire è che le persone che ormai hanno superato la “verde età” (che, come buonsenso insegna, è quella compresa fra i quattordici ed i quarant’anni) dovrebbero iniziare a fare bilanci piuttosto che rimettere tutte le carte in tavola sperando di poter ricominciare da capo una vita che ormai – per molti versi – è già stabilmente delineata.

 Purtroppo, se il buonsenso spinge in una direzione la cultura corrente (se di cultura si può parlare) va in una direzione totalmente opposta. Basti pensare ai messaggi pubblicitari: frasi del tipo “perché tu vali” – oltre che sottintendere che senza il prodotto “x” tu non vali nulla – ti ricordano anche che il tuo essere sempre in ordine, pettinata, pulita e stirata per questo mondo non è sufficiente. Devi anche essere giovane e bella o, quantomeno, sembrarlo.

Noi Credenti sappiamo che il Signore ci vede nella Luce del Suo Amore…

questo mondo invece è cieco alla Vera Luce e per il mondo noi siamo solo corpi più o meno in decadimento, salvo poi – ipocritamente – preoccuparsi del destino biologico degli anziani e dei malati, a tal punto che alcuni paesi europei (civilmente atei) hanno istituito il ricorso all’eutanasia come possibile soluzione del problema.

A me personalmente fa male vedere tante persone, rimaste sole dopo una separazione o una vedovanza, buttarsi via nella speranza di trovare un nuovo amore che faccia battere loro il cuore come quando erano ragazzi, oppure mandare all’aria una famiglia per sentirsi di nuovo “vivi e vitali”

Che grave errore!

Sono tanti, ad esempio, gli uomini ultrasessantenni che lasciano le loro mogli per accompagnarsi a donne che potrebbero essere loro figlie. E’ una banalità, quella che racconto, che però continua a recare tanta sofferenza. E se reca tanta sofferenza non è una cosa banale.

E allora? Cosa fare, come vivere, quando non si è più giovani e si è rimasti soli… quando i figli ormai sono grandi e non hanno più bisogno di noi? Come riempire il vuoto dei nostri giorni?

Prima di tutto non chiudiamoci in noi stessi. Non chiediamoci cosa gli altri possono fare per noi, ma cosa noi possiamo fare per gli altri, parafrasando l’ormai celeberrima frase detta da John F. Kennedy durante uno dei suoi discorsi alla Casa Bianca.

Spesso siamo portati a commiserarci: poveri noi, lasciati soli, senza affetti, senza nessuno che ti chieda come stiamo e se abbiamo bisogno di qualcosa.

I geriatri (medici specializzati nella cura delle malattie degli anziani) sanno che l’anziano si ammala quando non si sente più utile. Ed il paradosso sta proprio in questo:

ci si ammala – perciò si diventa inutili – quando gli altri ci fanno sentire inutili mentre ancora possiamo essere utili.

Scusate l’impiccio di parole, ma credo di essermi spiegata. Son tutte cose elementari queste e di facile comprensione… oltretutto i media ne parlano continuamente. Ma allora… perché l’anziano si sente ancora solo ed inutile? Perché è molto più facile parlare di un problema che risolverlo e questo anche a causa della sottocultura che ci vuole tutti omologati ad un modello “vincente”:, giovanili determinati … e terribilmente egoisti. Niente capelli bianchi, quindi.. niente che possa ricordarci che gli anni passano, i bimbi crescono ecc. ecc. e soprattutto

nulla che possa ricordarci che esiste anche la morte

Eppure… dovremmo poter fare tesoro dell’età che abbiamo, senza timore di venir messi da parte. Gli anziani non sono solo la memoria della società, ma sono una risorsa incredibile sia perché – purtroppo – rappresentano il consumatore medio (i giovani e la loro mancanza di lavoro e di reddito sono un target di poco peso) sia perché, se avranno saputo accettare saggiamente gli anni che passano, saranno in grado di trasferire questa capacità anche alle nuove generazioni.

Dal punto di vista della Fede, dobbiamo re-imparare ad affidarci a Dio. Gli anziani stanno dimenticando che l’età che avanza significa soprattutto che ci si avvicina sempre più alla Verità e questo dovrebbe consolare invece che atterrire.

Invece di starsene soli in casa a piangere su se stessi, uscire e andare a trovare le persone che non possono muoversi, che non hanno le nostre stesse energie.

Invece di sognare nuovi e improbabili amori – e comunque non è detto che non possa accadere alla persona vedova di trovare un nuovo affetto o alla persona separata e divorziata di trovare nell’amicizia dei fratelli nuovi stimoli affettivi – mettere le proprie risorse a disposizione della Comunità affinché cresca all’interno di essa la fiducia nel futuro e questo si vada arricchendo di nuovi orizzonti.

Gilbert K. Chesterton ha scritto:

Noi, in pace con Dio,
ora la verità possiamo dirla,
si fatica a affondare radici
ed è bello invecchiare
tra le cose comuni:
il matrimonio e un credo.
Ora io lo scriverò senza paura
e tu, senza paura, leggerai.

(Tratto da “L’uomo che fu Giovedì” di G. K. Chesterton – p. 17)

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Informazioni su Maria Cristina Pezzuti 38 Articoli
All'alba dei trent'anni mi accorsi che la mia vita era un abisso di nullità... ho chiesto aiuto a Gesù e da quel giorno la mia vita è cambiata, lentamente ma progressivamente ho compreso il valore dei Sacramenti, della preghiera e della testimonianza. Soprattutto ho compreso quanto sia importante testimoniare la propria Fede affinchè altri possano sentirsi meno soli.