La lettura di un articolo di San Tommaso sull’obbedienza mi ha posto d…

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Fonte dell’articolo Amici Domenicani – Autore Padre Angelo Bellon op.

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Quesito

Caro Padre Angelo,
La ringrazio per avere confermato il mio ragionamento, correggendomi dov’era opportuno correggermi.
Spero di non disturbarLa facendoLe un’altra domanda su una questione che mi sta in qualche modo turbando.
Leggendo un articolo della Somma Teologica, ho appreso che la disobbedienza nei confronti di un superiore è sempre peccato mortale a meno che ciò che è stato comandato di fare non sia impossibile da portare a termine.
Ebbene, come Lei sa, io frequento ancora il liceo e, malgrado non abbia mai avuto particolari problemi dal punto di vista del rendimento scolastico, non sono mai stato massimamente rigoroso nello studio, anzi: spesso tralascio di fare i compiti o di studiare (soprattutto su argomenti che non mi interessano), se so che non verrò controllato, oppure altre volte li copio da qualcun altro o da internet. Ora, a pochi giorni dall’inizio della scuola, confesso di aver fatto pochissimo dei compiti assegnati per le vacanze, giacché so che alcuni li potrò copiare in questi giorni e altri non saranno nemmeno controllati.
È chiaro che se avessi gravi problemi di rendimento, mi impegnerei molto di più (o almeno credo), ma resta il fatto che, così facendo, disobbedisco a delle persone superiori a me e, pertanto, sembra che io stia commettendo peccati gravi.
Per di più, in questi ultimi giorni di vacanze, potrei passare le giornate intere a fare i compiti, ma come ben capisce, non sarebbe esattamente il massimo.
Le chiedo dunque se in questo ambito o in questo caso la colpa per qualche motivo non sia grave. Diversamente, Le chiedo qualche consiglio in merito.
La ringrazio per l’attenzione che darà ad una domanda così stupida, ma che d’altra parte si trova davanti ad un’affermazione apparentemente non fraintendibile di un grande teologo e santo come Tommaso d’Aquino.
La ricordo nella preghiera
Matteo


Risposta del sacerdote

Caro Matteo,
1. San Tommaso parte da questo principio: chi ama il Signore, ama anche la sua volontà. Gli amici infatti hanno fra di loro medesimo volere e disvolere.
Questo per dire che l’obbedienza è intimamente legata alla carità, e pertanto allo stato di grazia di cui il principio vivificante.
E per dire anche che la disobbedienza è legata al peccato.

2. Ecco il testo: “Un peccato è mortale in quanto è incompatibile con la carità, da cui sgorga la vita spirituale. 
Ma la carità esige l’amore di Dio e del prossimo. 
Ora l’amore di Dio la carità di Dio esige che si ubbidisca ai suoi comandi.
Perciò la disobbedienza ai precetti di Dio è peccato mortale, perché incompatibile con l’amore di Dio. 
Ma nei divini precetti c’è anche l’obbligo di ubbidire ai superiori. 
Quindi anche la disobbedienza al comando dei superiori è peccato mortale, essendo incompatibile con l’amore di Dio, secondo all’insegnamento di San Paolo: “Chi si oppone all’autorità si oppone all’ordine stabilito da Dio” (Rm 13,2). 
Inoltre essa è incompatibile con l’amore del prossimo: poiché con essa uno nega al prossimo, che è il suo superiore, l’obbedienza dovuta” (Somma teologica, II-II, 105,1).

3. Tuttavia San Tommaso poi precisa: “Le disobbedienze non sono tutte della stessa gravità
Infatti l’una può essere più grave dell’altra sotto due punti di vista. 
Primo, in rapporto a chi comanda. Infatti, sebbene l’uomo sia tenuto a ubbidire con ogni cura a qualsiasi autorità, tuttavia è tenuto maggiormente a ubbidire a un’autorità superiore, che a quelle inferiori. Sta a provarlo il fatto che il comando dei subalterni va trascurato, se è in contrasto con quello dell’autorità superiore. Perciò quanto maggiore è l’autorità di chi comanda, tanto è più grave la disobbedienza. E quindi disobbedire a Dio è un peccato più grave che disobbedire a un uomo.
Secondo, in rapporto alle cose comandate. Infatti chi comanda non dà la stessa importanza a tutte le cose che comanda. (…).
Perciò la disobbedienza è tanto più grave, quanto il comando trasgredito preme di più a colui che comanda” (Ib., II-II, 105,1).

4. Pertanto la nostra attenzione per il problema che mi hai presentato si sposta sull’autorità di chi comanda e sulla gravità delle cose comandate.
Ora gli insegnanti sono autentici superiori?
In classe, sì. E pertanto si deve stare alla disciplina da essi disposta.
Quando sei a casa tua sono ancora tuoi superiori?

5. Inoltre sotto il profilo morale la materia, vale a dire l’argomento di studio, è materia grave, per cui se non la studi commetti un peccato grave? 

6. Ebbene, io non oserei dire che gli insegnanti siano i tuoi superiori quando tu sei a casa tua
A casa tua comandano i tuoi genitori e al limite comandi anche tu.
Il loro compito si esaurisce in classe dove hanno il dovere di verificare se hai studiato o non hai studiato, se sai o non sai.

7. Inoltre i compiti che ti danno da fare per le vacanze non sono un comando in senso stretto. Sono un’indicazione per il tuo bene, perché tu rimanga allenato.
Certo, sarà loro compito verificare se tu hai ottemperato alle loro indicazioni.
Ma infine la cosa che conta è ciò che tu sai. E il voto lo devono dare su questo.

8. Se tu sul momento copi e incolli, ma le cose le sai, non devi farti problema morale.
Che per tuo conto tu non sia l’ideale dello studente può essere vero. 
Ma in definitiva il giudizio degli insegnanti verte sul risultato.
Se il risultato è scarso o addirittura insufficiente ne puoi essere responsabile davanti a Dio.

9. Se invece il risultato c’è, ed è buono, ma per conto tuo sei disordinato e sprechi del tempo, non sei del tutto a posto davanti a Dio. 
Ma non si può parlare di peccato mortale perché, strettamente parlando, non c’è disobbedienza agli insegnanti che sono tuoi superiori solo sotto un certo aspetto ed entro i limiti di un preciso ambito.
E soprattutto perché non è possibile parlare di materia grave per gli argomenti di studio che ti hanno assegnato.

Con l’augurio che sia uno studente modello che piace a Dio sia per il risultato sia per l’impegno personale, ti benedico e ti ricordo nella preghiera.
Padre Angelo

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P.Angelo Bellon op, docente di teologia morale.