La Croce – Arriva a marzo il nuovo film su Maria #Maddalena

Oggi, sul quotidiano La Croce, la mia recensione del film Maria Maddalena 

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Maria Maddalena, il film diretto da Garth Davis in sala dal 15 marzo, è un film, niente più di un film e niente meno che un film. Intendo dire che, come nessuno storico guarderebbe un film su Napoleone per imparare qualcosa su Napoleone, allo stesso modo è importante non guardare questo film (e nessun film) su Gesù, Maria Maddalena e gli apostoli, con l’intento di rivivere l’amore che ciascuno di noi ha per il Vangelo. E ciò è vero anche se Rooney Mara (Maria Maddalena), Joaquin Phoenix (Gesù) e Chiwetel Ejiofor (Pietro) ci raccontano una storia che ha dei punti di contatto con la vicenda narrata da Matteo, Marco, Luca e Giovanni.

Nel film distribuito dalla Universal Pictures come nei racconti degli evangelisti, una donna di nome Maria Maddalena diventa discepola di Gesù dopo che questi l’ha liberata dai demoni, e, prima presenza femminile, va con lui e con gli apostoli fino a Gerusalemme dove assiste alla crocefissione del Maestro e (forse) anche alla sua Resurrezione di cui è, in ogni caso, la prima testimone e annunciatrice: questi sono, in sintesi, i punti di contatto del film con il Gesù della storia e della fede. Altri indizi che ci fanno supporre che il Cristo di Joaquin Phoenix (il Commodo de Il Gladiatore) sia lo stesso della fede cristiana ci sono ma forse non vale la pena sottolinearli. Credo invece sia bene raccontare l’assenza di elementi che potrebbero fortemente disturbare un credente: no, Maria Maddalena non è la sposa di Gesù come hanno raccontato Dan Brown e Martin Scorsese; inoltre Garth Davis sceglie di eludere assolutamente la questione dibattuta per secoli sulla sovrapposizione o meno di Maria Maddalena con la peccatrice di Lc 7 o con Maria di Betania la sorella di Lazzaro e Marta. Il personaggio magnificamente interpretato da Rooney Mara è semplicemente una donna affascinata da Cristo: ne è innamorata? Forse. Il film non lo dice. Certamente è colei che lo comprende e lo capisce più a fondo di chiunque. Mentre tutti, apostoli compresi, chiedono a Gesù “com’è il Regno di Dio”, lei gli chiede “cosa si prova quando si è uniti a Dio?” e lui di rimando risponde “nessuno mai mi ha chiesto: cosa provi?”. Maddalena appartiene al novero delle donne che sposano totalmente il carisma di un uomo, il suo mondo interiore, ma non è detto che sposino lui, l’uomo: perché lasciano intendere al mondo dei maschi che in fin dei conti sapere se colui che lei ha visto risorto è davvero “il Risorto” o è solo la percezione sensoriale che lei attribuisce a “il Messaggio”, non ha molto importanza. Ho detto “mondo dei maschi” non a caso. Se c’è infatti un’idea nettissima che il film intende trasmette è che Cristo è davvero capito non dagli uomini ma dalle donne. All’inizio del film e alla fine, viene detto che “il regno di Dio è un seme che una donna getta nel terreno” parole che nel vangelo non ci sono o meglio che sono la crasi de «il regno di Dio è come un uomo che getta il seme nella terra” (Mc 4, 27) e “il regno di Dio è simile a un po’ di lievito che una donna ha preso e ha mescolato in una grande quantità di farina” (Mt 13,33). Per i maschi il Regno di Dio è qualcosa di politico per le donne invece è amore, misericordia, perdono: le donne cioè ci azzeccano e gli uomini no. Nel caso di Pietro, il cemento politico del regno è la lotta contro i romani, nel caso di Giuda è la possibilità di far risorgere in senso letterale i morti e tornare così ad incontrare i propri cari defunti, sogno che quando non si avvererà spingerà Giuda al suicidio: visto che i morti non possono venire da me andrò io da loro.

Il film di Garth Davis ha una fotografia stupenda, costumi e location che mi hanno ricordato il Gesù di Pasolini, ma rischia di scontentare tutti: potrebbe deludere i cattolici senza offenderli e lasciare indifferenti i laici non attratti né respinti da un Gesù che se non è divino è solo un santone gnostico e da una Maddalena che rimane senza la sensualità di una prostituta e senza la santità di una santa. Passano le due ore e le emozioni bussano alla porta dello spettatore senza però mai varcare la soglia del cuore. Eccetto Giuda, ogni personaggio termina il film come lo aveva iniziato. Gesù ha la sua missione da compiere e la compie, Maddalena segue Cristo dall’inizio alla fine senza vacillazioni e titubanze, Pietro capisce Cristo fino a un certo punto e lì si ferma (insieme agli altri apostoli). Rimane, nell’aria, la tesi femminista del film. Ed è, in fin dei conti, la cosa che più mi ha convinto: perché è proprio vero che anche duemila anni fa ogni dolore era arrivato a Cristo solo dai maschi mentre le donne gli avevano riservato solo comprensione ed affetto. Questa però è un’altra storia ed è quella del Vangelo.

Tratto da LaCroce 

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